Progetto 4C | Mappare l’insostenibile per cercare la sostenibilità


Nell'ambito del progetto "4C – deCarbonizzazione in Campo Culturale e CreativoTrovaFestival, in collaborazione con Ateatro, ha realizzato alcune interviste ha realizzato alcune interviste a festival ed enti teatrali per conoscere meglio alcune realtà virtuose in Italia.

Proseguiamo le nostre interviste con Stefania Marrone, socia fondatrice, presidente e direttrice organizzativa di Bottega degli Apocrifi. Bottega degli Apocrifi è una compagnia teatrale fondata a Bologna ma trasferitasi successivamente a Manfredonia, per rendere il teatro uno strumento creatore di coscienze morali a portata di tutti. In questa intervista vengono approfonditi temi legati alla sostenibilità ambientale, economica ma soprattutto sociale, nel tentativo di estrapolare concetti universali da progetti particolari e legati al territorio in cui nascono.

Quali sono i progetti più significativi che rappresentano al meglio il processo di transizione ecologica e di sostenibilità?

Come compagnia siamo partiti da una mappa dell’insostenibile, un documento lunghissimo con tutte le criticità interne ed esterne che riguardano la sostenibilità. È stato molto interessante evidenziare come molte problematiche interne dipendono da contesti esterni: la politica, o meglio l’assenza di politica culturale, determina criticità forti anche internamente. Il primo passo di innovazione sociale attuato da Bottega degli Apocrifi è stata la scelta, fatta nel 2004, di trasferirsi da Bologna a Manfredonia e la volontà di rendere il teatro un mestiere assoluto. Dal 2008 la compagnia gestisce il teatro comunale; nel 2018 perde i finanziamenti da parte dell’ente locale e nel 2022 acquisisce la forma di partenariato speciale pubblico-privato. Questo dato è molto interessante rispetto alla transizione, dal momento che porta con sé la visione di immaginare le politiche culturali su un territorio tenendo conto delle difficoltà dei finanziamenti privati e pubblici. Continua a essere un progetto in cui crediamo e che reputiamo fortemente innovativo: un ente pubblico e un soggetto privato ragionano insieme su una visione teatrale che, in un territorio come quello di Manfredonia, non è mai solo culturale. Ci sono luoghi in cui i confini tra cultura e sociale sono molto labili: non è solo una questione nord-sud, quanto piuttosto di periferia collaterale italiana. Il nostro tentativo di innovazione è incidere sulla vita quotidiana degli abitanti di una comunità e di un territorio attraverso la pratica teatrale, puntando in particolare sulla qualità del progetto artistico. È una sfida complessa soprattutto per la riconoscibilità esterna che mina continuamente il progetto internamente. Rispetto ai percorsi di innovazione e di transizione, uno degli obiettivi su cui abbiamo lavorato non appena siamo arrivati a Manfredonia è stato creare il desiderio di teatro negli abitanti della città, un sentimento che prima non c’era dato che non vi era conoscenza della pratica teatrale: il desiderio non lo puoi maturare se non sai cosa desiderare. Abbiamo iniziato a lavorare molto con le scuole, in particolare con gli adolescenti, dal momento che rappresentavano interlocutori senza un filtro precedentemente stabilito. Successivamente ci siamo interfacciati con donne e rifugiati politici: questo ha comportato che ci fossero aperture al teatro da diverse fasce di comunità. Nel 2019 queste attività, che erano nate inizialmente come esigenze, hanno preso il nome di produzione di comunità, un progetto che include l’attivazione di laboratori gratuiti per ragazzi e ragazze dagli 11 ai 18 anni mescolando le scuole della città. Gli adolescenti lavorano insieme per andare in scena con attori e musicisti professionisti della compagnia, come accade in Uccelli, che prevede tre attori, tre musicisti e cento bambini e ragazzi. Il processo di transizione è avvenuto per noi nel 2019, quando abbiamo dato un nome a questo processo del tutto artistico e lo abbiamo reso esportabile, portando lo spettacolo anche a Saragozza. Abbiamo anche immaginato di ricostruire il coro di città in città con gli studenti e gli adolescenti del territorio.

Uccelli, Bottega degli Apocrifi

Abbiamo inoltre lavorato molto sulla riappropriazione della città, immaginando un workshop poetico per camminatori insonni che parte alle sei del mattino e attraversa sia i luoghi turistici di Manfredonia sia quelli urbani e suburbani della città. Abbiamo camminato per questi luoghi con 40 persone ogni mattina, fermandoci poi per porre domande alla città e coinvolgendo quindi attivamente tutti i cittadini attraverso uno sguardo attivo sul territorio. Rispetto all'azione ecologica, invece, abbiamo attuato il passaggio alla tecnologia LED con un importante investimento. Vorrei anche riprendere l'espressione di Marcella Nonni, “un’ecologia degli stipendi”, che si adatta perfettamente alla situazione della nostra compagnia: abbiamo sempre avuto come obiettivo quello di creare un nucleo stabile e permanente fatto di eccellenze e capace di aprirsi anche a soggetti più giovani. Oggi ci sono tre persone fisse under 30 e il monte delle giornate lavorative degli under 35 è leggermente superiore rispetto a quello degli altri. Quest’estate abbiamo dato forma all’attività Mille di queste notti, realizzando produzioni nella pineta di Siponto con allestimenti più leggeri dal punto di vista tecnico senza inficiare la qualità del lavoro. Abbiamo immaginato quindi un altro tipo di narrazione sul territorio, più agile e capace di tenere conto dell’ecosistema in cui la produzione veniva realizzata, ma ugualmente di alta qualità. La transizione ecologica per noi è un desiderio e un obiettivo e abbiamo dimostrato che essa non va a discapito della qualità. La sostenibilità ecologica, sociale ed economica è un grande gioco di equilibrio per cui non puoi mai stare fermo: devi continuare a cercarne il baricentro.

Quali sono le barriere che avete incontrato per la strutturazione di processi di transizione e di sostenibilità ambientale?

Siamo in un territorio in cui morire di solitudine è molto facile e abbiamo imparato che avere la concorrenza è fondamentale. Sono tanti gli elementi di criticità, in particolare quella delle risorse, che però abbiamo sempre affrontato collettivamente. Attraverso la rete di C.RE.S.Co, che per noi è sempre stata fondamentale, ma anche con le relazioni che abbiamo intessuto da sempre, siamo riusciti ad affrontare molte questioni. Abbiamo avuto anche l’occasione di collaborare con Hub degli Artisti, un progetto campano volto alla sostenibilità e in collaborazione con l’Università Pegaso. La risposta all’insostenibile è la messa in relazione, è la rete. Certamente si è vittime del contesto, ma ora vogliamo cominciare a cambiare la narrazione della questione: quindi più che esprimere criticità, abbiamo bisogno di incominciare a essere noi, come compagnia Bottega degli Apocrifi, il motore del cambiamento. È chiaro che in questo settore c'è una mancanza, che deve essere affrontata come tale. Abbiamo capito che la maggior parte delle domande che ci poniamo sono collettive eppure continuiamo, per comodità, a dare risposte singole: è fondamentale prendersi il tempo necessario affinché si risponda a domande generali con un pensiero collettivo e di coinvolgimento. Diventa fondamentale il fattore tempo, un’ulteriore criticità universale: abbiamo fretta di ottenere risultati ma le transizioni hanno tempi lunghi.

Cosa potrebbe velocizzare questa transizione?

C.Re.S.Co ha dato vita al tavolo sostenibilità in cui si fa una mappatura interna del sostenibile e dell’insostenibile, puntando a elaborare un manifesto da presentare a chi è ai vertici. Aspettare una transizione dall’alto è impossibile, diventa necessaria una risposta più dal basso e collettiva. Un altro elemento di sostenibilità trasversale riguarda una frase che ho letto: “Non di solo FUS vive l’uomo”. Alludo alla possibilità di rintracciare finanziamenti di altro tipo rispetto ai fondi ministeriali. Il teatro diventa troppo spesso l’aggettivo “culturale” da aggiungere alla parola turismo e welfare, settori che anche in Unione Europea attraggono maggiormente, svilendo dunque il progetto culturale. Una delle cose che può agevolare la transizione è smettere di inseguire e sostituire questo inseguimento alla declinazione, cosa che può avvenire solo quando il progetto che si porta avanti è consolidato e chiaro. Dunque bisogna smettere di essere noi teatranti a fare comodo ad altri settori, ma piuttosto trovare fondi che possano fare al caso del progetto teatrale.

Quali parole possono indicare il rapporto tra cultura e decarbonizzazione?

La prima è "politica": avverto questo rapporto come una questione politica, non a livello legislativo ma etimologico, ritornare a “occuparsi della cosa pubblica”. Altro termine è "respiro": da una parte l’atto del respirare meglio in un mondo più sano, dall’altra perché dopo un’apnea si respira e si apre una nuova possibilità.

Quando e perché la Bottega degli Apocrifi ha sentito il bisogno di avvicinarsi alla sostenibilità?

Questa è un’esigenza nata fin dal momento in cui siamo arrivati a Manfredonia. La città è entrata nelle cronache degli anni Orranta-Novanta per il petrolchimico e per la lotta tra gli operai che si battevano per non far chiudere la fabbrica e mantenere il lavoro e il resto della cittadinanza che tentava di conciliare vita e salute. Quello che accade ancora oggi a Taranto qui ha smesso di accadere semplicemente perché i macchinari sono stati considerati obsoleti: la fabbrica fu quindi chiusa e poi riaperta in un’altra città. Il conflitto a Manfredonia è ancora molto sentito, ha diviso le famiglie. Nel 2007 abbiamo realizzato uno spettacolo sul tema con il coinvolgimento di donne del luogo: è stata una delle prime forme di produzione di comunità, quando ancora non avevamo un nome con cui definire questa attività. Abbiamo quindi sempre sentito questo bisogno, è sempre stato presente. Dal 2016 abbiamo iniziato ad attivarci e ad avere maggiori strumenti per concretizzare questa nostra necessità.

Uccelli, Bottega degli Apocrifi

Il pubblico riconosce il lavoro che svolgete riguardo la sostenibilità? 

Il pubblico non solo riconosce questo lavoro ma vi partecipa. Gli spettatori sono parte di questo processo e noi come compagnia sentiamo l’esigenza di essere trasparenti e rendicontare ogni anno come funziona la stagione e come è sostenibile. È un processo di avvicinamento non tanto al tema ma a noi, in quanto ci siamo fatti portatori di questa problematica: è il riconoscimento del fatto che siamo in questo territorio da oltre vent’anni.

Come può la comunicazione avvicinare ancora di più il pubblico al tema della sostenibilità?

La comunicazione segue quello che siamo. Per esempio in questa stagione, che si chiama Eretica, il direttore artistico ha creato il Circolo degli Eretici, un progetto che prevede approfondimenti a partire dagli spettacoli. Abbiamo ospitato La ferocia di VicoQuartoMazzini, uno spettacolo che parla delle nostre zone: il Circolo degli Eretici non ha solo organizzato una conversazione con gli artisti, ma ha approfondito il tema dell’ecologia e della mafia. Un altro incontro che organizzeremo riguarderà il rapporto tra teatro e città, ovvero come il teatro sia in grado di modificare il volto sociale di una comunità. La nostra comunicazione è trasversale e vogliamo che sia profondamente legata, sia per gestione interna sia per riconoscibilità del progetto, alla nostra attività principale. La comunicazione deve essere specifica per ciò che si sta promuovendo ma riconducibile al nostro progetto artistico, perché altrimenti diventeremmo altro da noi stessi.

[Alice Squitieri]