TourFest 2025 | Quando vorresti che il festival non finisse mai


Di Nicoletta Susanna.

Uno spettacolo tira l’altro. Quando finisce il primo, sei già pronto per quello successivo. Ma poi, quando la magia finisce? Arriva quel pizzico di malinconia da fine festival. Ci metti un po’ a metabolizzare, perché Terminal Festival lascia il segno, trasformando Udine in una fiera delle meraviglie. Organizzato dagli artisti circensi di Circo all’inCirca e dai progettisti culturali di Puntozero, Terminal Festival nasce nel 2016 come rassegna urbana di pochi giorni, popolando le piazze del centro storico. Dal 2022 trova una nuova casa da abitare, il Parco Moretti, polmone verde della città. Una scelta non casuale, un atto di rigenerazione urbana,
“costruendo uno spazio fisico e culturale dove gli spettatori possano vivere il parco anche oltre i momenti di spettacolo dal vivo. Rendere “attraversabile” il Parco Moretti che si lascia attraversare da diversi pubblici, da linguaggi differenti e da storie inconsuete costruendo un’esperienza collettiva” (Davide Perissutti, direttore artistico)
Arrivato alla nona edizione, il festival mette in dialogo artisti internazionali e italiani, vuole creare un’atmosfera di festa alla scoperta delle più diverse forme di espressione circense. Con i workshop si conferma l’impegno verso il rispetto inclusivo, coinvolgendo nelle attività tutta la comunità, dai più piccoli, ai giovani adulti e ai più anziani. Dal fronte sostenibile, per l’occasione nasce il primo Disco Soup a Udine (in collaborazione con Slow Food del Friuli), un aperitivo vegetale anti spreco con la frutta e le verdure invendute recuperate dai mercati di Udine. Anche la proposta food riflette questa attenzione: il truck Food Mood di Lignano Sabbiadoro, propone all’interno del parco, menù attenti all’artigianalità e sostenibilità, valorizzando materie prime del territorio e utilizzando imballaggi pensati per minimizzare sprechi e inquinamento. Dal 13 al 22 giugno 2025, gli spettacoli in programma si svolgono sia all’aperto, in forma gratuita e aperta a tutti, sia all’interno del tendone da circo, allestito per l’occasione, che prevede il pagamento di un biglietto. Trasformato il giardino in un teatro informale, è qui che prende vita Bamboo. Non è facile da descrivere. È gioco, riflessione, partecipazione. Simone Di Biagio, protagonista del suo spettacolo, e la sua scenografia essenziale prendono forma lentamente. Uno spettacolo di circo contemporaneo che non chiede solo di essere guardato, ma di essere vissuto. Nel giro di pochi minuti, lo spazio si trasforma, il pubblico, dapprima curioso e silenzioso, viene coinvolto in un gioco sottile e profondo: non è più solo spettatore, ma parte integrante del racconto. Con Bamboo, Simone vuole restituire al pubblico l’immagine di una comunità che ha la possibilità di scegliere. 

BAMBOO - Simone Di Biaggio (IT) Photos Credits: Bartolomeo Rossi

Spostandosi sotto il tendone, prende vita Fragmentos, spettacolo nato dalla visione della compagnia franco-spagnola La Vísperia. Un palo cinese, tre performer in scena e un titolo che è già una dichiarazione, ovvero frammenti di corpo, di identità, di memoria. Vinka Delgado, protagonista della scena, non racconta una storia, la incarna direttamente. Il suo corpo sale, scivola, cade, risale. Ogni gesto è il tentativo di rimettere insieme un’identità che si sfalda sotto il peso dell’esistenza. Si moltiplica, si sdoppia, si osserva da fuori, si sfugge. La danza sul palo diventa una battaglia verticale contro il limite: il proprio corpo come gabbia e strumento insieme. Il tema centrale è quello della disintegrazione dell’io, della psiche che si spezza sotto il trauma della coscienza che si frantuma in mille riflessi. E lo spettatore si ritrova dentro questo processo, senza spiegazioni, solo attraverso immagini potenti, in cui il corpo si trasforma: ora umano, ora marionetta, ora maschera.

FRAGMENTOS - La Vispera (FR) Photos Credits: Bartolomeo Rossi

Invece Bakéké, spettacolo di Fabrizio Rosselli, interamente muto, è un viaggio tra azioni quotidiane e rituali maniacali. Dalla platea si osserva un uomo, un clown vestito di nero con un cappello di paglia che entra in scena con una serie di secchi color verde lime e inizia un rito di costruzione e demolizione. Il suo personaggio è ossessivo, quasi scientifico, vuole incastrare i secchi in forme geometriche perfette, ma nella perfezione c’è un trucco, il fallimento, l’imprevisto, il gesto che devia. Allora quei secchi diventano strumenti di gioco e meraviglia, sia agli occhi dei più piccoli, sia agli occhi dei più grandi. Ma cosa significa Bakéké? Niente di troppo concettuale: secchiello in hawaiano.

BAKEKE - Fabrizio Rosselli (FR) Photos Credits: Bartolomeo Rossi

Cercando di accaparrarsi un pezzettino di prato, si inganna l’attesa aspettando che Masacrade inizi. Il lavoro della compagnia francese Marcel et ses Drôles de Femmes è un'esplosione di leggerezza. Sette atti di mini trapezio volante si susseguono a ritmo serrato, guidati da una voce narrante fuoricampo che scandisce le sette morti dei Marcel, non per celebrare, ma per indagare con ironia e delicatezza la tensione tra vita e morte. Un tappeto gonfiabile, tre acrobati, diversi costumi e un regista tecnico che si presta a diventare il piromane della scena, creano un microcosmo dove caduta e volo sono due facce della stessa medaglia. Il linguaggio scenico fatto di corpi sospesi, hula‑hoop, gesti clowneschi e un non-sense che diverte, svela un contrasto continuo tra l’assurdo e la logica. I Marcel parlano ad un pubblico di ogni età, abbracciano l’idea di “allenarsi a morire prima di morire” ma «not today, please!» costruendo una festa collettiva dell’errore e della caduta, come atto catartico per ritrovare un senso alla vita stessa.

MASACRADE - Marcel et ses Droles de femmes (FR) Photos Credits: Bartolomeo Rossi

A un tratto il respiro collettivo si blocca: una gigantesca mongolfiera si innalza nel cielo, mentre sotto il pubblico si raduna nel silenzio con occhi sgranati verso l’alto. Un gruppo di personaggi, avvolti in camicie di forza, si ritrova intrappolato in un mondo governato da regole rigide e implacabili. La loro missione? Liberarsi da queste costrizioni attraverso un crescendo di acrobazie aeree, corde e momenti clowneschi. Con EXIT, del Cirque Inextremiste, terminano questi dieci giorni di Terminal: un viaggio in uno spazio sospeso tra follia e libertà, un inno all’immaginazione.


MOOD DEL FESTIVAL: Cazzomene di Sibode Dj (scopri tutti i mood dei festival del TourFest 2025)

Il TourFest ha il sostegno di: