Alla luce del percorso sviluppato nel presente capitolo, appare evidente come interrogarsi su quali siano gli impatti rilevanti dei festival significhi andare ben oltre una semplice categorizzazione o prefigurazione di essi. La questione centrale, alla fine, non riguarda tanto quali impatti siano rilevanti in senso assoluto, quanto la consapevolezza dell’importanza di stabilire quali obiettivi possano essere considerati tali e secondo quali responsabilità un progetto culturale scelga di definire il proprio orizzonte di azione.È in questa direzione che la promozione di una cultura della sostenibilità assume un ruolo fondamentale come strumento nel processo di definizione degli obiettivi, capace di orientare la progettazione, la gestione e la valutazione degli esiti nel tempo.
Parlare di sostenibilità implica anche riconoscere le potenzialità dei festival e di tutte le organizzazioni culturali nel generare trasformazioni sociali, ambientali ed economiche di qualità, in base ai bisogni dei diversi contesti. Ciò che un festival si pone come obiettivo determina anche ciò che osserva, misura e valuta, influenzando il modo in cui costruisce il futuro che ritiene desiderabile. In assenza di una definizione precisa degli intenti, si rischia di rendere invisibili parti rilevanti del lavoro svolto.
All’interno di questo quadro si inserisce la riflessione sul ruolo della rendicontazione non finanziaria, che può rappresentare uno strumento di miglioramento collettivo, di riflessione critica e di ripianificazione strategica, capace di trasformare le informazioni raccolte in conoscenza utile per orientare le scelte future (Dubini, P., Martello, D., & Monti, A., 2024. Rendere conto: Il bilancio di sostenibilità delle organizzazioni culturali. San Giuliano Milanese: Egea).
In generale, i dati, siano essi quantitativi o qualitativi, assumono valore nella misura in cui consentono di leggere le trasformazioni in atto, comprendere le crisi che attraversano il nostro tempo e valutare la direzione da intraprendere, sia per correggerle che per rifiutarle.
Ogni crisi richiede una scelta. La crisi ambientale, ad esempio, non avrebbe potuto assumere la stessa rilevanza senza dati scientifici in grado di attestarla; dati che, sebbene possano risultare destabilizzanti, hanno permesso di pianificare azioni correttive e di tutela dell’ambiente. Non a caso, il termine “crisi”, dal greco krísis, indica una scelta o una decisione, un momento di cambiamento in cui diventa necessario interrogarsi su quali alternative perseguire e quali invece non costruire (Foer, J. S., 2019. Possiamo salvare il mondo, prima di cena: Perché il clima siamo noi. Milano: Guanda).
Dunque, per compiere scelte consapevoli, è necessario conoscere a fondo il contesto in cui si opera e dialogare con i pubblici e le altre realtà in qualità di ente o organizzazione culturale, come nel caso dei festival. In questo quadro, la rendicontazione non finanziaria e la valutazione d’impatto offrono strumenti per raccogliere dati e leggere dinamiche utili alla riflessione e all’individuazione di una direzione coerente con la propria identità.
È emerso che essi sono strumenti di pianificazione e progettazione degli esiti futuri che l’organizzazione desidera costruire per sé e per i propri stakeholder, poiché consentono di conoscere la propria posizione e il contesto di riferimento e di sostenere nel tempo le scelte intraprese.
È evidente, inoltre, come tali strumenti siano influenzati da scelte organizzative e professionali, da interessi e da situazioni contingenti che possono attribuire loro valore o ostacolarne l’adozione. Le organizzazioni che li utilizzano non possono essere considerate automaticamente i principali esempi di responsabilità e qualità sul piano sociale, ambientale ed economico, così come rimane una quota significativa di realtà che fatica a integrarli. L’assenza di tali strumenti, quindi, non implica necessariamente una mancanza di consapevolezza o di pratiche responsabili.
È rilevante, dunque, il ruolo della governance e dei membri della direzione di un festival, che possono facilitare o ostacolare la volontà di intraprendere percorsi di ascolto, autoanalisi e progettazione strategica. Si tratta di obiettivi che non possono essere perseguiti individualmente né ricondotti a un’unica modalità operativa, quando si pone al centro la società e il suo sviluppo.
Così, questi strumenti diventano terreno di riflessione e di crescita proprio di fronte alle difficoltà che l’organizzazione culturale riscontri, prime tra tutte, ad esempio, la ricerca di finanziamenti o di collaboratori disposti a supportare l’ente nel raggiungimento dei suoi obiettivi progettuali.
Abbiamo considerato i festival, nella loro natura ciclica e temporanea e per la capacità di intercettare contesti talvolta privi di servizi culturali strutturati, come soggetti capaci di contribuire in modo significativo alla costruzione di questo patrimonio sociale, collettivo e responsabile, in grado di attivare visioni di futuro forse più solide rispetto a quelle immediatamente prevedibili. In tali potenzialità si riflette l’intero settore culturale, inteso come ambito capace di innovare il presente, di presentare futuri desiderabili e di essere un indispensabile collante sociale.
Rendicontare significa, allora, evitare che il valore generato si disperda nel susseguirsi delle edizioni, trasformandolo in memoria condivisa e in base conoscitiva per la progettazione futura.
Riprendendo la questione della crisi, non si può non osservare come la crisi ambientale sia divenuta oggetto di intenti e accordi internazionali, sebbene oggi tali impegni appaiano meno condivisi rispetto a dieci anni fa. Eppure, la sostenibilità nasce proprio come risposta e come scelta culturale a una crisi globale: se in passato non si fosse parlato esplicitamente in termini di pilastri della sostenibilità, negli ambiti lavorativi e sociali sarebbe comunque stata presente la consapevolezza della necessità di agire in modo responsabile e qualitativamente orientato. Oggi questi principi possono aver cambiato denominazione, ma la sostenibilità rimane una visione culturale del modo in cui le scelte devono essere sostenute nel tempo; in assenza di specifici saperi e di una reale volontà progettuale, essa rischia di ridursi a una forma di comunicazione astratta (Intervista Cecilia Lencioni, condotta il 23 gennaio 2026).