TourFest 2026 | Olinda all'ex Ospedale Psichiatrico Paolo Pini: un esempio di rigenerazione urbana a
Di Riccardo Mera
Il Paolo Pini di Milano è stato un ospedale psichiatrico all’avanguardia nel secondo dopoguerra italiano (per quanto possa esserlo un istituto che ancora negli anni Sessanta effettuava leucotomie e lobotomie): le prime botteghe d’arte nacquero infatti nel 1965 con l’intento di riabilitare in società i pazienti attraverso pratiche artistiche e artigianali. La poetessa Alda Merini, internata dal 1964 al 1972, si dice grata a un dottore che le regala una macchina da scrivere:
Ma molto mi aiutò il dottor G. che con la sua terapia della non violenza dava all'ammalato la sensazione di poter essere ancora vivo, o di potere almeno accedere a quella specie di autenticità del vivere, cui, di fatto, il malato solitamente aspira… [...] Un giorno senza che io avessi detto mai niente del mio scrivere, mi aperse lo studio e mi fece una sorpresa: “Vedi disse quella cosa là? È una macchina da scrivere. È per te per quando avrai voglia di dire le cose tue”. Io rimasi imbarazzata e confusa… Quando avevo scritto il mio nome lo guardai sbalordita. Ma lui con fare molto paterno, incalzò: “Vai, vai, scrivi”. Allora mi misi silenziosamente alla scrivania e cominciai: “Rivedo le tue lettere d’amore… Il dottor G. si avvicinò a me e dolcemente mi sussurrò in un orecchio. Questa poesia è vecchia. Ne voglio delle nuove”. E gradatamente, giorno per giorno, ricominciarono a fiorirmi i versi nella memoria, finchè ripresi in pieno la mia attività poetica.
Gianluigi Gherzi, A fil di cielo, Da vicino nessuno è normale, ph. Domenico D'Alessandro
È stato forse necessario allora che proprio questo luogo, un’isola chiusa dotata di una sala cinematografica, un teatro, un campo da calcio, una biblioteca e degli orti, si sia trasformato nel 1999, finalmente, in un’isola aperta, un parco pubblico per trovare ristoro dal caos metropolitano, dotato dell’ostello OstellOlinda, l’osteria Jodok e il Teatro La Cucina, ristrutturato nel 2008. L’ormai ex-ospedale Paolo Pini è stato progressivamente rivitalizzato grazie a Olinda, progetto collettivo nato per questo scopo, e al suo festival Da vicino nessuno è normale, ormai alla sua trentesima edizione, che si è tenuta tra il 30 maggio e il 30 giugno 2026 con spettacoli teatrali, performance partecipate e presentazioni di libri tese anche a sensibilizzare sulla salute mentale. Di isole parla anche lo spettacolo A fil di cielo, diretto da Gianluigi Gherzi e liberamente tratto dal suo nuovo libro Il ragazzo delle berte (AnimaMundi Edizioni, 2026).
A fil di cielo di Gigi Gherzi
Le berte sono uccelli marini quasi indistinguibili tra maschio e femmina, dal verso simile alla voce di un bambino, che migrano durante l’anno e tornano in estate al proprio nido. In un’isola di soli duecento abitanti umani ma migliaia e migliaia di berte, seguiamo la storia di un ragazzo appassionato della natura del Linosa, che, non volendo fare il cameriere o percorrere altre carriere tipiche del luogo, decide di svoltare la propria vita dopo che dei biologi marini giungono sull’isola e lo assumono per aiutarli a osservare la deposizione delle uova delle tartarughe. Il ragazzo, dopo questa esperienza, va a studiare all’università di una grande città, nonostante il lieve malcontento del padre, e torna al paese d’estate con vari progetti. Per esempio, propone e realizza un sentiero sull’altopiano da cui osservare le berte, che presto attira dei turisti. O ancora Margaret, la “regina nera” immigrata dall’Africa e madre del protagonista, riesce a organizzare un mercato per vendere oggetti d’artigianato africano e manda i soldi in Africa per costruire un villaggio in Uganda, paese da dove proviene. Uno dei momenti più intensi si avverte quando gli anziani dell’isola disprezzano il protagonista per la sua “eccentricità”: “Ti stai mettendo in mostra! Ti stai mettendo in mostra!”, eppure non arrivano a costituire un ostacolo concreto e il protagonista persegue la propria carriera. Questo racconto, dallo spirito estremamente ecologista, avrebbe dunque giovato di maggiore conflitto e qualche insuccesso, dalla richiesta ai genitori di studiare all’università, passando per gli esami che passa a pieni voti, fino ai propri progetti sull’isola che vengono realizzati uno dopo l’altro, ma riesce comunque a trasmettere il senso di una vita singolarmente immersa nella natura.
Le stelle se ne stanno dove sono di Antonio Tagliarini
Le stelle se ne stanno dove sono, di Antonio Tagliarini, è una performance che invita alla partecipazione degli spettatori per conoscere e ri-immaginare un luogo, in questo caso un campo selvatico dell’ex ospedale Pini dove crescono decine e decine di vegetali diversi da quasi cent’anni.
Antonio Tagliarini, Le stelle se ne stanno dove sono, Da vicino nessuno è normale, ph. Luca Del Pia
Il regista invita più volte i partecipanti, seduti su delle sedie in disposizione teatrale in questa distesa verde, a immaginare questo luogo come un set cinematografico, ma soprattutto a usare i nostri occhi come una telecamera che si prende il suo tempo per aprire il nostro film e sceglie su quale inquadratura soffermarsi, tra le varie specie di alberi e piante, il cielo e le figure umane.
L’obiettivo, tuttavia, non è di godere in solitudine di questo spazio verde incontaminato ma di riprogettarlo per condividerlo con qualcuno: un amico che non sentiamo da tanto tempo, il proprio compagno, il proprio cane. É così che cerchiamo allora di organizzare la disposizione di trenta covoni di paglia e di fieno, per dare vita a un anfiteatro, a un sole, o a composizioni senza forma, donate a questo spazio anonimo per farlo diventare un luogo, “un posto dove poter tornare per stare insieme”.
Il festival Da vicino nessuno è normale si dimostra un’iniziativa feconda di riflessioni e con buon riscontro di pubblico, ormai allargata ai temi culturali d’attualità e non sempre connessa direttamente alla salute mentale. Su di essi si sofferma quanto basta per non dimenticare, ma si apre ulteriormente alla natura, alla filosofia e alla tragedia greca attraverso il teatro e la performance con l’intento costante di proseguire la riqualificazione del luogo.
Festival osservato: Da vicino nessuno è normale
Progetto TourFest 2026
A cura di Associazione TrovaFestival in collaborazione con Ateatro ETS
Con il sostegno di Fondazione Cariplo