TourFest 2026 | L’aria d’a Rocca: un respiro collettivo per muovere, unire, resistere
Di Karola Ferro
C’è un’aria magica che corre tra i vicoli di Novara di Sicilia. Pare abbia il potere di attirare a sé e concedere della sana follia a chiunque si trovi in quel piccolo paese, anche solo di passaggio. È L’aria d’a Rocca, titolo dell’ottava edizione del Nov’aria Festival che si è svolta dal 19 al 22 agosto 2026. "L’aria d’a Rocca" è un modo di dire popolare, che racchiude in sé l’identità del paese e dei suoi abitanti, che rende un po’ folli, mossi.
Il Nov’aria Festival, ideato da Giuseppe Buemi, Francesco Di Paola, Bruno Furnari e Salvatore Sofia, nasce per riunire novaresi e non, in giornate scandite da spettacoli, escursioni, laboratori e momenti di tradizione della cultura novarese, con uno sguardo proiettato al futuro del paese.
Il festival è stato aperto dall’intervento di Lucia Arcifa che, con gli studenti dell’Università di Catania, dal 2022 lavora agli scavi del sito archeologico scoperto ai piedi della Rocca Salvatesta. Il festival si impegna nella valorizzazione del territorio: crede che sia necessario investire risorse nella tutela di luoghi che hanno molto da raccontare. Ecco la scelta di inserire all’interno del programma una performance teatrale proprio ai piedi della Rocca. Dopo l’intervento di Arcifa abbiamo iniziato l’escursione accompagnati dal regista Giuseppe Isgrò che ci ha invitati a lasciarci trasportare con fiducia nel suo viaggio. La compagnia Phoebe Zeitgeist, composta da Francesca Frigoli, Giulia Dalle Rive, Manfredi Isgrò, Katsiaryna Sheliahovich e il musicista Gabriele Mellia Amari, ha proposto Phersephone, una performance in cui il paesaggio stesso diviene vera e propria drammaturgia, trasformato in un fondale per figure eteree.
Phoebe Zeitgeist, Persephone | Rocca Salvatesta, Nov'Aria Festival, ph. Nino Pavone
Attraverso le parole di Ingeborg Bachmann, Anna Maria Ortese e Amelia Rosselli, lo spettacolo si fonde con la dimensione leggendaria del mito della Rocca, che narra di un tesoro nascosto e di un rito necessario per scovarlo. La serata si è poi conclusa con un accampamento notturno.
Il giorno seguente è stato presentato il popolare gioco del Maiorchino: ogni anno, nel periodo del carnevale, lungo le strade del paese, i novaresi si sfidano a squadre nel lancio del Maiorchino, formaggio tipico di Novara di Sicilia. Nel pomeriggio adulti e bambini si sono uniti in piazza e hanno percorso le strade che portano di fronte al Teatro Riccardo Casalaina, ultima tappa della sfida, dove tutti hanno avuto la possibilità di mettersi in gioco e tentare il lancio del formaggio. Un momento di ordinaria magia: bambini e adulti hanno iniziato a giocare insieme, sostenendosi a vicenda con un tifo genuino. All’interno di quel clima familiare, si è compiuta la missione del Nov’Aria Festival, occasione per creare comunità e partecipazione.
Ad animare la serata sono state Le Radiose con On Air, che fonde clown, teatro fisico e canto armonizzato a cappella.
Emanuela Belmonte, Valentina Musolino e Genea Manenti usano la loro voce e il loro corpo per portare in scena la radio in tutte le sue forme: i grandi successi swing degli anni Trenta e Quaranta intervallati da brani moderni, le pubblicità, i radiodrammi, e perfino i fruscii e le interferenze della radio.
La giornata di mercoledì si è aperta con “La Vendemmia”, escursione al Palmento Rupestre di Contrada Chiappazza. Dopo aver raggiunto il sito, Giuseppe Buemi ha introdotto l’attività della pigiatura dell’uva raccontando la storia dei luoghi che abbiamo attraversato per raggiungere l’antico palmento e l’importanza di questo evento di tradizione contadina popolare che per anni ha riunito famiglie e amici. I bambini hanno poi iniziato a pigiare l’uva e noi, attorno a loro, abbiamo intonato canti popolari. È stato un momento intenso, in cui passato e presente si sono intrecciati con naturalezza. La sera abbiamo assistito allo spettacolo Due ma non troppo della compagnia di circo e teatro TaDam, con Daniele De Blasis e Talita Ferri.
TaDam, Due ma non troppo, Nov'Aria Festival, ph. Valentina Ferrara
Il racconto poetico della storia d’amore timida e non detta di Tonterella e Morettone tra acrobazie, musica dal vivo e clown, porta in scena una favola buffa e leggera, capace di farci sorridere senza il bisogno di spiegare troppo.
In piazza abbiamo poi assistito alla proiezione del documentario La rivoluzione in FM, che racconta la nascita delle radio libere a Messina. Alfredo Reni, tra gli ideatori del progetto insieme a Enrico Di Giacomo e Daniele Brigandi, era lì con noi: ci ha salutati, ha sorriso, e per un attimo la piazza si è trasformata in una piccola sala cinematografica all’aperto.
Qui è terminato il mio viaggio, mentre il Nov’Aria Festival è proseguito la giornata successiva con il corso accelerato di gallo-italico dedicato alla Pasta ‘Ncasciada, tipico piatto novarese delle feste, il concerto serale dei Rem’S per poi concludere con un djset curato dai ragazzi novaresi.
Si conclude così un’edizione che celebra otto anni di impegno nella valorizzazione del patrimonio locale di Novara di Sicilia. Negli anni il festival si è strutturato come un motore di coesione sociale: uno spazio prezioso di dialogo e confronto. Questo è il potere dell'aria della Rocca: un'aria che muove, unisce e soprattutto resiste.
Festival osservato: Nov'aria Festival
Progetto TourFest 2026
A cura di Associazione TrovaFestival in collaborazione con Ateatro ETS