TourFest 2026 | Compie dieci anni la vetrina della danza contemporanea in Italia


Di Chiara Fusco Granolla

Dall’1 al 4 settembre 2026 Torino (e dintorni) ha assunto le sembianze di un grande palcoscenico, accogliendo, per la prima volta dalla sua fondazione nel 2012, NID Platform, la più grande vetrina della danza contemporanea italiana, quest’anno giunta alla sua prima edizione a cifra tonda. Durante i quattro giorni di NID Platform, la capitale sabauda, insieme a Collegno, Moncalieri e Venaria Reale, è stata animata da un ricco programma di spettacoli e performance, strutturato da una Commissione artistica costituita, per l’edizione 2026, da Raimondo Arcolai, Selina Bassini, Paolo Dalla Sega, Isabella Di Cola, Massimo Ongaro, Carmela Piccione e Gianmaria Piovano. La presenza diffusa del festival nella zona del torinese ha contribuito a suggellare lo storico legame tra la danza e il contesto regionale, sullo sfondo delle celebrazioni del decimo anniversario dell’evento: da Carlo Emanuele II, che nel 1644 a Savigliano impersonò il Sole nel balletto di corte sabaudo La Fenice ritrovata ben prima che lo facesse Luigi XIV, fino a Susanna Egri, che, negli anni Cinquanta del Novecento, introdusse il pubblico italiano alla danza contemporanea proprio a Torino con la sua opera coreutica, è evidente come l’arte di Tersicore abbia permeato il tessuto culturale piemontese nei secoli e come continui a farlo tutt’oggi. Coreografie del possibile è il titolo dell’ultima edizione del festival, che anticipava uno degli elementi principali di NID Platform: la possibilità di presentare la pluralità della ricerca e della produzione coreutica e coreografica contemporanea in Italia, articolata in due sezioni, “Programmazione” e “Open Studios”, per un totale di venti lavori in grado di riunire oltre 150 artisti e artiste. La “Programmazione” si è distinta per la sua densità, con 16 opere presentate, talvolta con doppie repliche, nel corso dei quattro giorni di NID Platform. Arduo, se non impossibile, sintetizzare i numerosi lavori, anche per via della loro incredibile eterogeneità stilistica ed espressiva, da intendersi come il filtro privilegiato per l’osservazione e per l’esperienza delle performance realizzate. Tra i protagonisti della prima giornata vi sono stati Manifestus di Jacopo Jenna, coreografia di street dance elaborata a partire da una riflessione sul significato del termine latino che intitola l’opera, e Le Fenicie di Michela Lucenti, una trasposizione contemporanea dell’antica tragedia greca di Euripide direttamente connessa ai conflitti dell’attualità.

Michela Lucenti, Le Fenicie, NID Platform, ph. Andrea Macchia

Nei giorni successivi, si è lasciato il passo a lavori come Epiphanīa. Mi rendo manifesta di Michele Abbondanza e Antonella Bertoni, ipnotica indagine coreografica sul corpo della donna e sulla sua percezione; e Cani lunari di Francesco Marilungo, progetto che assume le sembianze di un rituale magico proveniente da un universo arcaico e folkloristico tutto al femminile. Le ultime performance, programmate per le ore finali di NID Platform, hanno abbandonato gli spazi teatrali convenzionali, animando prima gli interni della Reggia di Venaria con Il secondo paradosso di Zenone di Elisabetta Consonni, che ha fatto sbarcare un astronauta nella celebre Galleria Grande della residenza, focalizzando l’attenzione sull’atto del rallentare come forma di resistenza contemporanea. E poi gli immensi giardini della maestosa residenza sabauda con Cosmorama, performance itinerante ideata da Nicola Galli e progettata appositamente per spazi aperti e naturali. Principale appuntamento della mattinata del 2 settembre sono stati gli “Open Studios”, quattro lavori ancora in via di definizione dal punto di vista coreografico e produttivo. Seguendo le orme della “Programmazione”, anche gli “Open Studios” sono stati caratterizzati dalla pluralità dei lavori presentati agli spettatori. Ad aprire le danze è stata Sognare. Fase RAM di Damiano Scavo, uno scenario onirico di matrice surrealista, mentre la coreografia Thanks, Ilaria di Filippo Buonamassa ha rivolto l’attenzione al processo di continua evoluzione del sé, spesso alimentato da cambiamenti improvvisi e imprevisti.

Damiano Scavo, Sognare – Fase RAM, NID Platform, ph. Andrea Macchia

Un’indagine sull’estetica barocca è stata poi proposta da Nu di Virginia Spallarossa. Infine Special K di Davide Tagliavini ha trascinato il pubblico in un frizzante viaggio, intrecciando le vicende biografiche dell’artista con alcuni degli avvenimenti più salienti della cultura pop-rock degli ultimi decenni. Tra i temi più capaci di connettere le diverse produzioni, nonostante la loro unicità e diversità, spicca sicuramente quello del corpo. La corporeità, e la funzione che le è stata riconosciuta nel corso dei secoli dalla società, sono stati privilegiati oggetti di riflessione per diversi lavori. In Manifestus, i corpi dei tre performer coinvolti diventano strumenti per affermare in maniera concreta ed esplicita la loro presenza ed esistenza nello spazio e nel tempo. La coreografia di Jacopo Jenna dedica una particolare attenzione alle mani: il termine latino che intitola l’opera contiene proprio la parola “manus”. Nella performance, le mani degli artisti non hanno soltanto rappresentato oggetti, volti e persino animali, enfatizzando l’atto del creare nel suo senso più concreto e manuale, ma hanno anche mostrato le grandi possibilità offerte dal creare, in termini più astratti e cognitivi, come elaborazione di idee e pensieri. Un tono differente ha caratterizzato Epiphanīa. Mi rendo manifesta, focalizzato sul valore sociale e culturale del corpo femminile.

Michele Abbondanza, Antonella Bertoni, Ephifanīa. Mi rendo Manifesta, NID Platform, ph. Andrea Macchia

Come pezzi di un puzzle ancora da comporre, in una scena teatrale completamente nera, durante la performance fanno capolino singole parti di un corpo: illuminate da una luce molto intensa, gambe, bocche e folte chiome propongono agli spettatori la visione di una donna “a pezzi”. Il lavoro di Abbondanza e Bertoni pone l’attenzione su alcune delle dinamiche più ricorrenti nel campo delle interazioni sociali, per cui le donne tendono a essere innanzitutto percepite per la loro estetica e per l’aspetto dei loro corpi, spesso plasmati e modificati nel tentativo di adeguarsi a ideali di bellezza irraggiungibili. Se Epiphanīa. Mi rendo manifesta propone una ricerca sul corpo come luogo di condizionamento sociale, Thanks, Ilaria di Filippo Buonamassa presenta una corporeità in grado di riflettere i cambiamenti a cui possono essere sottoposti, anche improvvisamente, gli esseri umani. Da territorio noto e privo di segreti, il corpo può trasformarsi in qualcosa di ignoto e ostile, che potrebbe addirittura richiedere l’adozione di nuove abitudini per poter continuare a vivere. In una simile circostanza gli individui iniziano a compiere movimenti mai eseguiti e a ripetere gestualità sconosciute fino a poco prima, cercando di ritrovare familiarità con il proprio corpo. Tale varietà di movimento viene incarnata dai tre performer attraverso un’alternanza di momenti corali e assoli, caratterizzati da variazioni di intensità e ritmo, anche di tipo emotivo, che rappresentato l’eterogeneità di situazioni e stati d’animo umani.

La sezione degli “Open Studios” ha messo in luce un’altra delle caratteristiche di NID Platform, la sua natura di “piattaforma”: una struttura, materiale e immateriale che, fungendo da punto di incontro tra professionisti internazionali del settore, rende possibile lo sviluppo di progettualità e relazioni. Qltre a un programma di residenze finalizzato a sostenere la produzione delle performance, la presentazione dei lavori durante i giorni di NID Platform ha inoltre reso possibile l’incontro con soggetti potenzialmente interessati a supportare economicamente lo sviluppo dei progetti. Gli “Open Studios” non sono stati l’unica opportunità di scambio e dialogo tra operatori offerta dalla manifestazione. Le mattinate del festival sono state animate da panel internazionali dedicati alla danza, ai suoi processi creativi e al suo ruolo nella società contemporanea, affermandosi come momenti di condivisione di pratiche e di confronto tra numerosi professionisti. Le “Italian Windows”, programmate nel pomeriggio del 2 settembre, hanno permesso di aprire finestre su alcune delle realtà produttive più importanti del panorama nazionale, enfatizzando l’approccio orizzontale di NID Platform e le occasioni di connessione tra operatori. Significativa anche l’iniziativa “Aspettando BallaTorino”, piccola selezione di interventi coreutici nello spazio urbano, frutto della partnership stabilita dal festival con la Fondazione Contrada Torino, che ha contribuito a focalizzare l’attenzione sul progetto “BallaTorino Social Dance”, in programma per il mese di ottobre.

Novità, ricerca, relazioni, futuro e rete sono alcune delle parole che permettono di sintetizzare il dispositivo corale e complesso che è stato NID Platform 2026. Sebbene la danza sia da tempo costretta a un ruolo marginale nel panorama culturale italiano, manifestazioni come questa dimostrano e valorizzano la pluralità e la vitalità di voci che animano la danza contemporanea in Italia. Al contempo, il significativo numero di operatori che partecipano al festival, chiuso con numeri record anche per le presenze internazionali, ha confermato sia la significativa posizione occupata dal Piemonte nel panorama culturale, sia il rilevante impatto del settore sulle dinamiche economiche e produttive. È proprio questa stratificazione che costituisce le fondamenta di NID Platform, in grado di raccontare gli esiti più recenti e innovativi della ricerca coreutica italiana, ma anche di sostenerne concretamente l’evoluzione.

Festival osservato: NID Platform

Progetto TourFest 2026

A cura di Associazione TrovaFestival in collaborazione con Ateatro ETS