TourFest 2026 | Una cartolina destinazione domani


Di Camilla Ardissone

Quando ero bambina, all’inizio degli anni Duemila, era ancora diffusa la pratica meravigliosa e incredibilmente nostalgica di scrivere cartoline agli amici e ai parenti quando si andava in vacanza. Mia madre comprava sempre diverse cartoline colorate con i francobolli e poi aiutava me e mia sorella a scrivere correttamente gli indirizzi, i saluti ai vari destinatari e poi le spediva imbucandole nelle cassette rosse della posta, che oggi rimangono nelle nostre città come rare testimoni di un passato che al più merita uno scatto per le storie su Instagram. Inizia così la pratica del ricordo, la rievocazione del passato: scrivere qualcosa che qualcun altro leggerà in un tempo del futuro, e penserà a me e quello che legge come si pensa al passato. Con nostalgia, che non è tristezza o tenerezza o mancanza: è tutte queste cose messe insieme per qualcosa che magari non si è neanche vissuto in prima persona, ma che attraverso il racconto che arriva viaggiando nel tempo. Il proprio mondo interiore si muove a ritmo di una melodia che non si pensava di conoscere e invece ci appartiene da sempre. Di questa poetica della cartolina, c’è tanto a Scena Natura Dialogo tra le Arti e il Verde – IX Edizione, il festival di esperienze immersive, teatro, danza e musica diretto dall’Associazione Crexida Anima Fluò. Il festival si è svolto tra i mesi di giugno e settembre, permettendo al suo pubblico di vivere immerso nella bellezza e nella magia che solo i colli bolognesi sanno regalare: gli spettacoli in programma sono andati in scena tra il Fienile Fluò, sede dell’Associazione, il Parco San Pellegrino e il Parco di Villa Ghigi, nelle zone verdi più suggestive della città, poco dopo aver superato le sue mura. Il viaggio tra arte e natura è stato orchestrato dal team dell’associazione guidato da Angelica Zanardi, attrice, autrice e regista, direttrice del festival e fondatrice dell’associazione affiancata da Monica Morleo, direttrice organizzativa e Olivia Spatola attiva nell’organizzazione, distribuzione e promozione del festival.

Scena Natura, ph. Olivia Spatola

Il programma del festival presenta una selezione di spettacoli che ibridano diversi linguaggi: la danza, la musica protagonista di serate di concerto, live performance ed esperienze immersive in cui il pubblico è coinvolto emotivamente e fisicamente, contribuendo a dipingere insieme agli artisti quadri che hanno come sfondo comune quello dei colli bolognesi e che di volta in volta vengono popolati da diversi personaggi, colti nelle diverse esperienze dell’arte performativa. Tra gli alberi walk, di e con Angelica Zanardi, con Marco Muzzati (percussioni), fragranze a cura di Giuseppe Caruso/Smell Atelier, una produzione Crexida/Anima Fluò, è un esempio di queste esperienze: la passeggiata prevede dieci tappe che, attraverso il Parco di Villa Ghigi, conducono fino all’eremo di Ronzano.

In questo percorso gli artisti guidano il pubblico nell’indagine del rapporto tra uomo e albero. L’albero, simbolo di vita e comunità diviene elemento centrale della ricerca delle origini dell’esistenza umana, sensazioni legate a una vita naturale e passata, che a oggi non ci appartiene più, ma che attraverso stimoli olfattivi e uditivi torna a bussare alle nostre vite, per raccontare una storia che viene da lontano. Proprio come una cartolina. Fienile Fluò si raggiunge dalla fermata di Paderno, con una camminata tra poche case e un paesaggio collinare sempre più specifico, la strada si snoda dando la sensazione di aprirsi fino a una radura. A ovest tramonta il sole e lascia le sue ultime tracce nel cielo limpidissimo e silenzioso, e finalmente un cartello di legno indica l’ingresso. Una strada di ghiaia conduce a un edificio che invita a entrare. Sul lato opposto, superando l’area interna, la struttura si apre su una terrazza spettacolare che affaccia sul vero gioiello della scena: Teatro Calanchi è una nota di colore vivacissimo in mezzo all’infinito verde delle colline circostanti, caratterizzate appunto dalle formazioni geologiche millenarie che danno il nome al teatro. Percorrendo un sentiero erboso che lascia la terrazza in alto, sulla sinistra, si scende fino in prossimità del palco: un grazioso foodtruck arancione e cuscini, puff e sedute colorati accolgono i visitatori che si preparano per lo spettacolo. Pellicole in Musica è un concerto con videoproiezioni eseguito dalla Piccola Orchestra Amarcord, con Anna Gilli (soprano), Giovanni Paolo (clarinetto), Cristina Alberti (violino), Alessandro Russo (pianoforte e arrangiamenti).

Il viaggio questa volta attraversa la storia del cinema, rivivendo le colonne sonore scritte ed eseguite da musicisti che sono diventati miti intramontabili. Nino Rota, Piero Piccioni, Ennio Morricone e Nicola Piovani vengono riproposti dall’Orchestra mentre sullo sfondo di uno schermo allestito per le videoproiezioni scorrono le scene dei film per cui questi grandi Maestri hanno composto i capolavori musicali: Romeo e Giulietta di Franco Zeffirelli, In viaggio con papà e Finché c’è guerra c’è speranza di Alberto Sordi, Giù la testa e C’era una volta il West di Sergio Leone, Il Marchese del Grillo di Mario Monicelli e La vita è bella di Roberto Benigni. Cartoline, questa volta, che vengono da tanti tempi e tanti luoghi, raccontando parti della storia del nostro Paese attraverso continue ri-mediazioni e convergenze. Scena Natura abita anche il Parco San Pellegrino, a cui si accede attraverso il parco di Villa Spada, entrando in un’altra epoca, lontana dalla modernità e dal movimento del centro città. L’appuntamento è ai Trecento Scalini, rinomata e ambita meta dei bolognesi che vogliono passare una giornata nella natura, lontano dal caos cittadino. Inizia la strada attraverso il parco, che sale percorrendo un paio di radure fino a un’altura panoramica: alle spalle si lascia la città, e lo stadio in fermento per la partita della sera. Come si volge lo sguardo, eccolo lì: il santuario di San Luca, nella luce tersa che precede il tramonto, sereno, fermo, intoccabile, proveniente da un’altra epoca lontanissima quasi inconcepibile, eppure ancora oggi protagonista di una quotidianità che non sarebbe la stessa in sua assenza. Ai Trecento Scalini lo staff di Scena Natura accoglie i visitatori e fornisce cuffie wireless per la fruizione e alcuni cuscini per le sedute. Guidati da un membro del team organizzativo, ci si dispone in un gregge disordinato ma non caotico e si resta in ascolto di una storia che comincia con alcuni suoni provenienti da lontano. Inizia così Cartolina 2. Il Colle dei Miracoli nel contesto di Fuori Porta, un progetto di spettacolo diffuso, svolto nei luoghi naturali circostanti Bologna dall’alto valore paesaggistico e storico.

Angelica Zanardi, Cartolina 2. Il Colle dei Miracoli, Scena Natura, ph. Giulia Nutricati

Il pubblico del viaggio immaginario: attraverso la narrazione, lo sguardo viene portato oltre il paesaggio contingente “in una dimensione intima, ma straordinariamente aperta e sensibile, dove vagare, ascoltare storie, perdersi e magari, chissà, ritrovarsi”. La strada è breve e si giunge in una radura sovrastata dalla figura del santuario che, con il cambiare della luce, cambia anch’esso i suoi colori. Angelica Zanardi incontra il pubblico in questo spazio aperto, dove il contatto tra le persone e la natura si fa sempre più intimo e coordinato dalla voce dell’artista. Una voce registrata introduce alla storia raccontata da questa cartolina, antichissima e quasi impossibile da immaginare, eppure giunta fino a noi. L’artista conduce il pubblico attraverso la storia della Madonna di San Luca e di come questa icona, meta di pellegrinaggi, vi sia giunta e vi sia rimasta. Zanardi utilizza un lungo lenzuolo come dispositivo di supporto, su cui esegue pitture, rituali e segni, come a voler sostenere la tesi della cartolina, e voler lasciare traccia indelebile di un racconto che non deve andare perduto. La storia della Madonna Viaggiatrice, raccontata nella performance, si intreccia profondamente con quella di una donna, Angelica Bonfantini, che nel 1192 decide di darsi alla vita eremitica sul colle della Guardia e di fondare un oratorio e una chiesa. Come racconta Zanardi, spostandosi nello spazio verde della radura in prossimità del lenzuolo, linea del tempo imprescindibile di questa storia, Bonfantini ha lottato per tutta la vita con i canonici renani, antica congregazione religiosa soggetta alla regola di Sant’Agostino, per mantenere l’autonomia della sua comunità e non doversi subordinare alla loro congregazione. Zanardi si destreggia tra racconto orale e performance fisica in una coreografia studiata ma non rigida, dove il corpo fluisce insieme alla narrazione accompagnando il ritmo. L’artista racconta dei pellegrinaggi di Bonfantini verso Roma, della difficoltà di quei viaggi, lunghi e scomodi, ben diversi dal modo di viaggiare appartenenti alla nostra epoca, per chiedere udienza al papa e ricevere protezione per conservare il suo tesoro, che noi chiamiamo Santuario di San Luca ma che per lei forse è stata la sua libertà.

Il tramonto lascia spazio all’azzurro della sera e il santuario diventa una sagoma scura in contrasto con il colore del cielo. Zanardi accompagna i visitatori verso la fine del racconto: gli occhi sono incollati sull’eremo, nessuno si muove, tutti sono immersi ad ascoltare le ultime parole che riporta questa cartolina: libertà, bellezza, ricerca, fede, infinito. Quando la performance termina, scollegare le cuffie e tornare al qui e ora è un salto non indifferente: ci si guarda intorno, gli uni con gli altri, a cercare ancora una traccia di quel senso di comunità che Angelica Bonfantini aveva ostinatamente coltivato e protetto per tutta la vita. Così si chiude la nova edizione di Scena Natura, un viaggio profondo, intimo e lento, proprio come i luoghi naturali che lo hanno ospitato, durante il quale i linguaggi artistici si sono ibridati trasportando con sé il pubblico in continui salti tra ieri e oggi. Il racconto è finito ma non andrà perduto, trascritto su una cartolina con destinazione domani.

Festival osservato: Scena Natura

Progetto TourFest 2026

A cura di Associazione TrovaFestival in collaborazione con Ateatro ETS