TourFest 2026 | Dove le idee prendono fuoco


Di Giulia Lissi

Il primo weekend di settembre regala a Sarzana un caldo ancora intenso e umido, eppure in qualche modo accogliente, che scalda le pietre del borgo ligure già intriso di un'atmosfera toscana. Si entra nel centro storico e pedonale varcando Porta Romana e incamminandosi lungo via Mazzini. Subito a destra si scorge la Fortezza Firmafede; poco dopo si incontra il Teatro degli Impavidi. La via principale prosegue fino ad aprirsi in piazza Matteotti, cambia nome per un attimo prima di sfociare in Porta Parma, all’estremo opposto della cittadella, accanto al Cinema Moderno. Queste sono le location principali del Festival della Mente, che dal 4 al 6 settembre 2026 ha preso vita nella città di Sarzana per la sua XXIII edizione, promossa da Fondazione Carispezia e dal Comune di Sarzana e sotto la direzione di Benedetta Marietti. Il programma di quest’anno è denso: 34 appuntamenti nel cartellone ufficiale, un palinsesto di incontri e attività interamente dedicate a bambini e ragazzi, un furgone-radio (FurgoMytho) parcheggiato in piazza per intervistare sia il pubblico che i relatori, e uno spazio di merchandising (AUT AUT) incentrato sull'inclusione di giovani con autismo e disabilità.

FurgoMytho, Festival della Mente

A completare il quadro, una rassegna off (parallelaMente), curata da Orianna Fregosi, che vede come protagonisti associazioni culturali e artisti locali. La sensazione di chi vive il festival passeggiando tra le vie del paese non è quella di caos o frastorno. Non si percepisce una cittadella invasa da un evento più grande di lei, destinato a durare qualche giorno per poi lasciare un vuoto dietro di sé, ma invece un contesto che prende vita con il festival stesso e si lascia attraversare da un’energia diffusa, ma mai stravolgente. Fiumi di visitatori di ogni età affollano le vie, le piazze, i bar e i pochi angoli verdi e ombreggiati che offrono riparo nelle ore più calde. Le persone si muovono lente, chiacchierando si confrontano, studiano il programma senza l’ansia di collezionare quanti più appuntamenti possibili, ma con la curiosità di vivere momenti di incontro, dialogo e approfondimento. È l'anatomia di un borgo che non viene soffocato dall'evento, ma che sceglie di respirare insieme a esso, lasciando che la dimensione culturale e la vita quotidiana si sovrappongano nel modo più naturale e partecipato possibile. Anche l'economia locale sembra adattarsi con spontaneità: dalle librerie alle botteghe, fino ai tavoli dei bar e dei ristoranti sempre pieni, la città sembra rispondere all'afflusso di persone garantendo un'accoglienza calorosa. Emerge che a garantire questa fluidità ci sia una grande macchina organizzativa che lavora silenziosamente, sostenuta dal lavoro di diverse maestranze e da una presenza capillare di giovani volontari. Ormai rodato, il festival accoglie grandi nomi della saggistica, dell'arte e della ricerca senza risultare patinato o elitario, ma offrendo una sensazione di vicinanza e condivisione. La distanza fisica e simbolica tra il palco e la platea si azzera: capita così che gli stessi relatori ascoltati durante la mattina si incrocino un attimo dopo mentre passeggiano per i caruggi, o li si ritrovi a mangiare qualcosa nei tavolini all'aperto, a fianco dei visitatori. Il tema di quest'anno è stato il fuoco, un filo conduttore potente declinato in molteplici aspetti e approfondito su diversi piani dai numerosi ospiti che hanno animato la piazza, il teatro, il cinema e la fortezza, valorizzando così ogni angolo della cittadella dentro le mura. È un fuoco che cambia forma continuamente per non spegnersi mai: si fa materia viva e profondamente umana quando Alessandra Carati e Giuliana Mazzoni (Il fuoco della memoria tra neuroscienza e letteratura) spiegano come la memoria non sia un archivio polveroso o un registro fedele orientato all'accuratezza, ma uno strumento di sopravvivenza orientato alla selezione delle informazioni utili, una fiamma che tiene vivi alcuni ricordi, altri li modifica, altri ancora li rende cenere e li sotterra.

Diventa poi un ardore politico e civico nelle parole di Fernanda Alfieri e Valeria Parrella (Ragazze in fiamme. Giovanna D’Arco e le altre), che rileggono la figura di Giovanna D'Arco e non solo per raccontare la doppia e ambivalente natura del fuoco: strumento di punizione e censura con cui il potere ha provato a spegnere la disobbedienza femminile, ma anche ardore interno inestinguibile che continua a generare cambiamento.

Quella stessa energia e tensione, quel fuoco, esplodono con ironia nella straordinaria interpretazione di Anna Della Rosa (Diario di Eva di Franca Rame e Dario Fo), che ha invaso la cornice storica del Teatro degli Impavidi e travolto ogni spettatore nel breve tempo di una performance.

Fino ad arrivare al silenzio quasi ipnotico che ha avvolto piazza Matteotti per l'intervento di Alessandro Barbero (San Francesco e il fuoco). Centinaia di persone sedute sotto il tendone e altrettante accampate all'esterno, lontane dal vedere il palco e scomode, eppure impassibili e attente. 

Alessandro Barbero, San Francesco e il fuoco, Festival della Mente

Lascio Sarzana con lo zaino in spalla e il sole che comincia a calare dietro i tetti, ma il caldo – o forse il fuoco – lo sento ancora addosso. Camminando rifletto sulla semplicità e sull’efficacia di questo festival, e su quanto sia complesso rendere le cose semplici per chi le fruisce. Penso che un evento culturale come questo possa considerarsi ben riuscito quando non cala i contenuti dall'alto e non usa i luoghi delle città come semplici fondali temporanei. Un festival che rimane impresso nelle persone che lo vivono è quello che sa accendere la scintilla della curiosità e mantenerla viva il più a lungo possibile.

Festival osservato: Festival Della Mente

Progetto TourFest 2026

A cura di Associazione TrovaFestival in collaborazione con Ateatro ETS