TourFest 2026 | Giocare (con) la musica, la montagna, i legami umani
Di Irene Conte
Che il gioco, in qualità di attività ludica, e la musica siano collegati ce lo insegna già la linguistica: in molte lingue si utilizza un'unica parola per indicare i verbi giocare e suonare, come to play in inglese, jouer in francese, ma anche spielen in tedesco, παίζω in greco, играть in russo...
A Piedicavallo, piccolo paese nell'Alta Valle Cervo, in provincia di Biella, cuore dell'omonimo festival di musica classica, sperimentale e arti performative, è infatti proprio il gioco il fil rouge che collega i concerti, i dj set, i laboratori e gli spettacoli che animano la valle ad agosto.
Sorgenti
L'edizione 2026 del Piedicavallo Festival si intitola Sorgenti e conclude un percorso triennale, inaugurato nel 2024, che si era promesso di mappare "emotivamente" i luoghi del festival, capirne l'essenza e codificare quali elementi atmosferici e affettivi contribuissero alla loro identità. Spiegano gli organizzatori: "Con Sorgenti, Piedicavallo Festival mette in campo il gioco come strategia di convivenza. Come l’acqua che sgorga dal sottosuolo e modella la compagine degli elementi che tocca, il gioco, come un flusso sorgivo, modella la capacità di capirsi, interrogarsi, confrontarsi. Viene evocato come dispositivo di composizione collettivo, un generatore di vocabolari e grammatiche estemporanee, reticoli di immaginari attraverso i quali vivere il Territorio. Il gioco è qui un intervallo dove la regola e l’incertezza si fanno invenzione. Conflitto generativo che sdrammatizza e disarma il presente, e riesce a costruire ponti tra generazioni, alterità e sponde opposte. È proprio dentro la prossimità radicale delle convivenze – continua negoziazione e riscrittura di geografie e relazioni – che il gioco si configura come un esercizio necessario per avvicinarsi alla realtà con una postura insolita".
Ad accogliere i partecipanti nel paese, durante la sezione sperimentale del festival (̈dal 21 al 23 agosto) è proprio la mappa dei giochi. Dal limbo professionale, alle istruzioni per perder tempo, dalla libreria dei tesori allo xilofono ad acqua, passando dalle bocce golf quadrate (fatte apposta perché non rotolino via in discesa), l'intero paese e le aree circostanti sono stati disseminati da una serie di installazioni, esito di cinque diversi percorsi di ricerca, che invitavano a fermarsi, incontrarsi ed entrare in relazione.
Il Gioco dell'Orso e della musica
Carlo Dionisio e Carlo Gavazzi, il Gioco dell'orso, Piedicavallo Festival[/caption]
Ma le occasioni per "giocare" non finivano lì. Carlo Dionisio e Carlo Gavazzi, abitanti e conoscitori della valle, hanno condotto una passeggiata divulgativa tra le vie di Piedicavallo, alla riscoperta del Gioco dell’Orso e degli altri giochi tradizionali incisi nella pietra dell’Alta Valle Cervo. Il Gioco dell’Orso, in particolare, ritrovato per la prima volta nel 1994 a Forgnengo, una piccola borgata non distante da Piedicavallo, è un gioco da tavoliere, come la dama o gli scacchi. La sua particolarità sta proprio nella struttura del tavoliere, composto da 21 intersezioni formate dall’incrocio tra due cerchi concentrici e delle lunette. Uno dei due giocatori controlla unicamente la pedina dell’orso, mentre l’avversario potrà muovere le tre pedine dei cacciatori, il cui obiettivo è quello di bloccare l’orso, impedendogli di muoversi, entro quaranta sue azioni.
Sempre passeggiando nelle zone limitrofe a quelle degli spettacoli, Arthur Chambry, polistrumentista, cantautore e costruttore di strumenti, ha portato il suono in cammino, tra le montagne: con la sua voce e il suono dei suoi strumenti, ha dato una nuova veste e un’inedita profondità agli scorci già mozzafiato che ha attraversato. Come ha detto commossa una spettatrice:
Questi posti hanno una grande carica energetica e racchiudono, per me, ricordi d’infanzia e di vita. Tornare a viverli in questo modo è particolarmente toccante: mi è sembrato che noi spettatori diventassimo cassa armonica per la musica di Chambry e della valle, un’orchestra di persone in cammino.
Alla suggestione di questo lavoro nomade si è intrecciata la performance di Martina Auddino, dell'ensamble Cifra Danza Teatro, che si è esibita sulle musiche di Davide Ellena ed Edoardo Tritto. Una danza intima e viscerale, che ha indagato la relazione tra il corpo e il paesaggio, in un’esibizione plasmata dai ritmi e dalle linee dei monti circostanti. Un ulteriore sguardo, sensibile e artistico, oltre a quello della musica, che ha ispirato i movimenti e vicendevolmente da cui si è fatto ispirare, con cui imparare a vedere il mondo che abitiamo.
È diventato un gioco profondo e sensibile, di incontro e crescita, anche il laboratorio di dabke, condotto da Layal Chamas: la danza tradizionale palestinese, che si esegue in cerchio, spalla a spalla, ha fatto sì che i partecipanti, eterogenei per età, provenienza, formazione, sogni ed emozioni, si unissero in un unico corpo, fondato sul sostegno reciproco.
Malomodo studio ha, invece, giocato con i cinque sensi: nel loro laboratorio "Minestra selvatica", tramite un’esperienza collettiva di scrittura creativa, si è indagato l'effetto della novità, del cambio di prospettiva. Un limone straordinariamente dolce, grazie all'azione della miracolina, una glicoproteina di un frutto che trasforma i sapori aspri in dolci, ha ribaltato la percezione del gusto, disancorandoci dall'idea di conosciuto.
A Piedicavallo è gioco soprattutto la sperimentazione, la creazione innovativa e inedita di paesaggi uditivi, l'attraversamento sonoro di spazi liminali e aggrovigliati dell'animo umano.
Ute Wassermann gioca con la sua voce e con fischietti per uccelli, elettronica lo-fi, risonatori e microfoni, per esplorare suoni che trascendono il canto e diventano ambiente sonoro, materia scultorea e multidimensionale, in cui immergersi e ritrovarsi parte di una natura più grande di quella umana.
Léo La Nuit è una cantautrice franco-algerina, "intreccia la musica come si intrecciano i sogni", canta l'attesa feconda della sua gravidanza con la sua voce dolcissima e una musica intima e delicata, fatta di registrazioni sul campo e melodie pop essenziali.
Sirom, concerto, Piedicavallo Festival
Anche Roxane Métayer, nelle sue installazioni polifoniche e spazializzate, utilizza i field recordings e li mescola a strumenti acustici e sperimentazioni vocali in modo da ricercare un mimetismo animale e vegetale, e ricreare l'ambiente della foresta, a cui la sua pratica multidisciplinare fa omaggio. I Širom (Iztok Koren, Samo Kutin e Ana Kravanj), gruppo musicale sloveno, giocano invece con l'immaginario folk e gli elementi della tradizione strumentale di tutto il mondo: la viola, la ghironda, il balafon, il banjo e i fiati, spesso provenienti da diverse parti del globo, si uniscono a oggetti autocostruiti per un sound sciamanico, che racconta la vastissima ricerca musicale che sottende le loro creazioni.
Mira (Francesca Colombo) lavora nello spogliare il violino della sua veste virtuosistica e accademica. L'uso, quasi arcaico, del pizzicato, unito allo sfruttamento percussivo del legno, trasforma il violino in un corpo risonante, che a sua volta si lega alla sua voce e coinvolge gli uditori in un'esperienza dalle forti tinte emotive.
I concerti e i dj set
Kuba, concerto serale, Piedicavallo Festival
Il gioco della sperimentazione è anche il protagonista del nucleo centrale del festival, quello che si svolge sulle sponde del fiume Cervo, appena sotto al borgo arroccato. Lì si tengono i concerti e i dj set, dal mattino fino a mezzanotte. C'è un rispetto devoto e magico alla valle che li accoglie. Le atmosfere musicali ne accompagnano con incanto il risveglio e la "messa a letto", per poi riconsegnarla al silenzio che la preserva da sempre.
Sul prato assolato ma fresco, fioriscono teli di chi frequenta il festival: ci sono tantissimi giovani, molti dei quali campeggiano nel prato attiguo, alcuni arrivano dall'estero. Ma insieme a loro famiglie con bambini, adulti di ogni età, anche qualche anziano. Parlano tutti la lingua della musica che unisce, dell'amore per il territorio e insieme della volontà di farlo sbocciare con qualcosa di nuovo e singolare. Hanno tra le mani la terra antica in cui affonda le radici la tradizione; da questa fanno sbocciare germogli rigogliosi di un futuro al passo con i tempi, inclusivo, musicalmente commovente.
Sul palco, si alternano artisti molto diversi tra loro: gli Heart of Snake creano paesaggi sonori sospesi e delicati, ideali per accompagnare la colazione e l’inizio della giornata, Bubble wrap porta sul palco gli ideali transfemministi con un dj-set ruvido e incalzante, che esalta gli “angoli umidi della bass break”, così come Nappy Nina porta in scena un rap sperimentale che ribalta le strutture convenzionali e fa ballare il prato. Marco Foresta, cofondatore del collettivo IVREATRONIC, esplora in veste d’avanguardia il mondo del vinile: il suo concerto ha un sound esotico e tribale, ma al contempo frequenze sognanti, che strizzano l’occhio a un funk misterioso. Il risultato è uno show “viaggioso”, per utilizzare il neologismo con cui presenta la serata il direttore artistico del festival.
L’avanguardia della programmazione non entra in contrasto con il contesto dove si tiene, bensì lo integra. Scemano le differenze tra chi è in scena e chi è spettatore: Piedicavallo festival diventa un’esperienza di comunità, un rito collettivo che sta alla base di una trasformazione rispettosa e di una rigenerazione culturale che non si limita a essere un’esperienza temporanea, di rottura, ma che, al contrario, lavora permanentemente per lasciare un segno gentile, ma indimenticabile.
I bambini lo sanno: tutti i migliori giochi sono destinati a finire. E così, a ritmo di beat, si chiude la 37° edizione di Piedicavallo Festival, una festa per tutte e tutti, in cui ciascuno può ritrovarsi e risorgere.
Festival osservato: Piedicavallo Festival
Progetto TourFest 2026
A cura di Associazione TrovaFestival in collaborazione con Ateatro ETS