Concorrente bando la Buona Grafica 2019
Per l’edizione 2019 di Urbino Teatro Urbano abbiamo pensato a una grafica dalla doppia natura: la grafica generale del festival (UTU 19 creata da Danilo “Sailor Danny” Mancini) e quella relativa all’Independence Day (UTU ID 19 creata da Giovanni Murolo con gli artwork di Maria Chiara Moro); infatti, da tradizione di UTU, la giornata del 4 luglio viene dedicata a riflessioni sull’ingerenza della cultura americana sul nostro immaginario ‘europeo’ attraverso dibattiti, riflessioni, incontri intorno alla cultura americana, concerti e spettacoli teatrali (quest’anno Soul Music di Oscar De Summa). Le due grafiche, distanti (quasi opposte) come impatto visivo sono state applicate in costante giustapposizione in tutte le loro applicazioni tipografiche (flyer, manifesti, pamphlet, totem in pvc…), in un rimando continuo che si è tradotto in un’immediata riconoscibilità e che ha permesso una promozione integrata e funzionale.
La grafica generale di UTU nasce dal concetto di piazza come incontro di strade che cominciano lontano; un festival di spettacoli all’aperto, in costante comunicazione con la città, con spettacoli eterogenei e con un richiamo estetico alla Commedia dell’Arte e al teatro rinascimentale, di cui La Calandria del Bibbiena, scritta e rappresentata per la prima volta alla corte di Urbino, è nucleo storico fondamentale. I segni grafici che si intrecciano su diversi livelli di percezione rimandano a strade e piazze, disegnano una maschera e compongono l’acronimo UTU. Il rimando è anche ai rilievi urbanistici, una vista a volo d’aquila su una città utopica (per non dire Ideale) com’era nelle visioni di Luciano Laurana, Francesco di Giorgio Martini e Giancarlo De Carlo.
La grafia di UTU ID ripensa e sviluppa il concept della strada, ridefinisce le linee, i vuoti, innestando un’idea figurativa fotografica (il richiamo alle strade di Harlem) e illustrativa (l’aquila USA stilizzata di Maria Chiara Moro).
Il logo, che accompagna il festival dalla sua prima edizione (2018) è di Alessandro Lanfrancotti e Tommaso Anceschi.