TourFest 2025 | Il borgo e il sentiero che diventano palcoscenico (con attenzione all'ambiente)


Di Eleonora Poli.

Corrono veloci le nuvole tra i monti di Chiusa di Pesio, piccolo comune in provincia di Cuneo. Sembrano voler assistere anche loro a quello che sta succedendo tra le sue strade e i suoi sentieri. Nella settimana di ferragosto, che maggiormente agita il turismo nazionale, il circo contemporaneo approda per la prima volta tra le vie di Chiusa ospitando il festival internazionale Mirabilia, nella sua veste "On The Road". People have the Power è il titolo della XIX edizione di Mirabilia International Circus & Performing Arts Festival, ideato e organizzato dall’Associazione IdeAgorà con la direzione artistica di Fabrizio Gavosto. Un titolo che è visione, azione, dichiarazione di fiducia nella forza collettiva della cultura. Il cuore del festival sarà dal 3 al 7 settembre a Cuneo e vedrà la partecipazione di oltre 45 compagnie da tutto il mondo: Italia, Francia, Belgio, Svizzera, Spagna, Perù, Ucraina e Cile. Più di 150 repliche, 3 prime assolute, 11 prime nazionali, 16 debutti regionali. Ma il viaggio della carovana di Mirabilia parte molto prima e inizia dai borghi. Da fine luglio, nove città hanno accolto gli artisti protagonisti di questo ricco programma e ben cinquanta location sono state dedicate alle evoluzioni aeree dei circensi, alle giocolerie dei clown, alla sensibilità dei performer. Ogni borgo si è così trasformato in un palco e ogni incontro in un frammento di rivoluzione. Sono due le location principali in cui si sono sviluppati gli spettacoli di questa tappa a Chiusa di Pesio: il centro storico e le montagne. Due anche i lavori drammaturgici che hanno distinto le zone. Nel centro è stato portato un circo popolare, comprensibile e capace di affascinare grandi e piccini, tra i sentieri e le selve dei monti, invece, un teatro di ricerca vicino alla natura e al simbolismo. Sotto i portici della piazza del municipio sono stati allestiti i giochi vintage di “Microcirco” per tutti quei bambini che non hanno mai visto un cavallo di legno a pedali e per tutti quelli che, ora cresciuti, vogliono tornare piccoli e abbattere qualche birillo con una pallina di corda. Sempre di bambini (cresciuti o meno) si parla, poi, se ci si sposta nel cortile della scuola primaria dove è pronto il ring della Battaglia dei cuscini, uno spettacolo storico intergenerazionale i cui spettatori hanno un solo scopo: divertirsi e lanciare quanti più cuscini possibile. La Compagnia Melarancio ha ideato questo spettacolo nel 1991 con l'obiettivo di coinvolgere il pubblico risvegliando il ricordo delle cuscinate tra fratelli o cugini. Circa 600 cuscini sono stati lanciati anche a Chiusa di Pesio che si aggiunge alle oltre 900 location, in Italia e all'estero, in cui la battaglia ha preso atto.

Hanami, Cometa, Mirabilia 2025, Chiusa di Pesio, ph. Andrea Macchia

Ci si sposta poi nella via principale del paese allestita con vertiginose strutture aeree pronte a ospitare la compagnia Hanami, con lo spettacolo Lusin, e Cometa Circus, con Cometa. Due coreografie per certi versi simili ma diametralmente opposte. La prima affronta il tema della distanza. Lusin significa luna in armeno (e in dialetto piemontese) e l’inafferrabilità del satellite terrestre viene incarnata nel leggiadro corpo di Micol Veglia che volteggia in aria, mentre la forza della Terra che la attira e in un certo modo la trattiene a sé é nella mani di Andrea Cerrato. Un gioco di lanci e riprese, acrobazie ed evoluzioni da osservare come si assistesse a una danza tra pianeti. Con Cometa, invece, si alleggerisce il cuore e si viaggia tra la giocoleria e la comicità grazie alla chimica del duo composto da Claudia e Cristian. Questa compagnia italo-peruviana esprime in questo spettacolo tutta la sua essenza: si ride, si scherza e si sussulta nel vedere i performer penzolare dalla struttura aerea con una semplicità tale da non credere più alla gravità. Dai ciottoli, poi, un rumore attira il pubblico come fosse una cavalcata. Non sono zoccoli, bensì le ruote di Aurelio, il mezzo di trasporto di Yvette e Popuch, della compagnia BruBoc.

BruBoc, Woow, Mirabilia 2025, Chiusa di Pesio, ph. Andrea Macchia

Il dinamico duo, irriverente e sorprendente, trasforma il minimo gesto in meraviglia. Woow mette al centro della scena una sensazione che forse ci stiamo dimenticando, lo stupore, e ci ricorda che ogni gesto che compiamo, anche il più piccolo, è in realtà straordinario. Come è stata straordinaria la risposta di questo piccolo paese di tremila abitanti che ha popolato le piazze e riempito le strade di occhi colmi di meraviglia trasformando questi tre giorni in un puro momento di condivisione.

Tra selve e sentieri: il teatro ecologico

Lontano dall'asfalto, in apertura il primo giorno di festival, i boschi del rifugio Pian delle Gorre si sono trasformati nella selva dantesca. Una giovane compagnia romana, Storie di Piazze, ha ricreato la discesa del Sommo Poeta verso gli inferi tra i sentieri del parco alpino. Così le cascate si sono trasformate nel fiume Stige e Lete, i rami degli alberi negli arti dei dannati in pena e il sole che filtra tra le fronde al suo calare nella nebbia infernale descritta tra i versi della divina commedia.

Azioni Fuori Posto, Oltrepassare, Mirabilia 2025, Chiusa di Pesio, ph. Andrea Macchia

Inferno è stato realizzato all'interno del progetto Into the Woods, grazie a Fondazione CRC con dispositivi completamente sostenibili, senza l'uso di elettricità da rete. Solo suoni acustici, amplificati dalla natura, solo luci alimentate a pannelli solari e solo la passione degli attori come esempio di teatro ecologico, potente e innovativo, da vivere immersi nei boschi in movimento a seguire quella fioca lanterna chiara dimostrazione che un teatro (quasi) a impatto zero è possibile. La crisi climatica è un tema che da tempo è parte del dibattito quotidiano, non solo a causa delle recenti catastrofi che hanno colpito il nostro territorio. Questi schiaffi naturali sono dei segnali che ci invitano ad agire, non tanto per correre ai ripari ma per contribuire al cambiamento. L'inquinamento non tralascia nessuno ambito, nemmeno le arti sceniche. Basta pensare a quanta elettricità ci vuole per alimentare un palcoscenico o a quanta benzina serve per spostare i furgoni contenti mastodontiche scenografie riutilizzabili giusto per una stagione. Chiaramente non è stato l'impatto ambientale di una replica a creare la situazione in cui ci troviamo oggi e ridurre i consumi in ambito teatrale non porterà a cambiamenti drastici. Dove può arrivare, allora, il teatro? In che modo può usare la sua forza drammaturgica? Sono queste le domande intorno alle quali si sono sviluppati i due progetti di Into the Woods ospitati a Chiusa di Pesio. Sia Inferno che Oltrepassare hanno lasciato da parte le strutture tradizionali e hanno portato lo spettatore al centro del problema, talmente vicino alla natura che ignorarla sarebbe stato impossibile. 

Il pomeriggio del secondo giorno, appena dopo esserci abituati al caldo secco dei monti (è pur sempre agosto), l'appuntamento è sulla strada provinciale, all'ingresso del sentiero che porta al Castello Mirabello.

Azioni Fuori Posto, Oltrepassare, Mirabilia 2025, Chiusa di Pesio, ph. Andrea Macchia

Ad aspettarci, alla partenza non c'è nessuno: “Gli artisti li incontrerete nel percorso” ci dicono la magliette arancioni di Mirabilia, la squadra di volontari che accompagna gli artisti per tutto il festival: 595 metri di scalata per un sentiero leggermente sconnesso, sotto di noi la strada trafficata, la domanda se siamo nel posto giusto nasce spontanea. Iniziamo la salita e in cima, tra le prime fronde basse, scorgiamo due ombre tra gli alberi, Silvia Deluzian e Filippo Porro, ovvero Azioni Fuori Posto, che scendono dalle pareti alberate come fossero spiriti della foresta venuti ad accoglierci. Inizia così Oltrepassare, dove ogni ramo, ogni passo, ogni minimo rumore è drammaturgicamente necessario per comprendere il significato dell’azione evocata dal titolo dello spettacolo. La relazione uomo-montagna è amplificata dagli zaini, creati dall'artista Martina Dal Brollo, collegati a microfoni che scorrono lungo le gambe degli artisti e risuonano a ogni passo trascinato sul sentiero di ciottoli. I due performer ci portano fino alla cima del sentiero, attraverso ruderi e percorsi sconnessi. L'occhio è incantato dalla coreografia e dalla natura che la accoglie. Si arrampicano, si dividono, corrono, saltano e, infine, cadono: scivolano stanchi per decine di metri e solo chi ormai è diventato tutt'uno con il sentiero può salvarli. Fai allora per allungare una mano per raggiungerli ma loro afferrano la tua scarpa, come fosse un appoggio, una radice sporgente. Impietrito il pubblico capisce che ha in mano l'esito dello spettacolo. È in quel momento che viene da chiedersi chi sta attraversando chi: è la natura che pervade l'uomo o l'uomo che sta diventando un tutt'uno l'ambiente? Gli spettatori si posizionano allora uno dopo l'altro, come fosse una scala naturale, i performer si aggrappano alle caviglie, dalle gambe alle braccia, che vengono intrecciate tra loro a formare una cordata che sale e sale sempre più su fino alla cima del castello dove il sole accoglie l'arrivo dei suoi spiriti. Una vista mozzafiato incornicia il saluto alla valle, la meta tanto faticosamente raggiunta. Le due figure, ora eteree, che ci hanno guidato fino a lì potrebbero sparire da un momento all'altro e nessuno si chiederebbe perché, tanto il loro legame con il sentiero era ormai diventato indissolubile. L’atmosfera che si percepisce su quella pedana tra le rovine del Castello Mirabello, con il sole che brilla per gli ultimi istanti appena prima di calare dietro la montagna e con la valle a strapiombo sotto di noi, è carica di sostanze nutritive per lo spirito. La carezza ricevuta dall'arte ha cancellato la fatica. Sospesi in aria non ci rimane che abbandonarci al respiro della natura e alla forza del teatro, che è riuscito a rendere ancora più suggestivo quel paesaggio mozzafiato.

MOOD DEL FESTIVAL: Gone gone gone di Phillip Phillips

(scopri tutti i mood dei festival del TourFest 2025)

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