TourFest 2026 | Vent'anni indimenticabili di circo, danza, teatro, giocoleria, arte di strada, parat


Di Irene Conte

Compie vent'anni Mirabilia, il festival internazionale di circo e arti performative, e lo fa con un'edizione ricca, matura, stupefacente! Cuore della kermesse, che si svolge in maniera diffusa in più paesi e città del cuneese, è stato il weekend dal 2 al 6 settembre a Cuneo. Con il suo quartier generale diviso tra Palazzo Samone e la piazza del Foro Boario, il festival riempie i vicoli e le piazzette del centro storico. La programmazione prosegue inarrestabile dal mattino alla notte inoltrata, con spettacoli di circo, performance di danza, recite teatrali, show di giocoleria e arte di strada, parate, installazioni, conferenze... Per sapere dove andare, spesso, occorre soltanto seguire i gruppi di persone che si spostano in massa da un punto all'altro della città. Il pubblico è vario: bambini estasiati con il naso all'insù, con al seguito nonni curiosi e genitori felici, appassionati di arti performative, cittadini attirati dai colori della festa, frequentatori abituali del festival, artisti da ogni parte del mondo, esperti del settore, turisti… Ci si imbatte in diversi artisti: Luigi Ciotta e le sue "valigie dentro valigie dentro valigie", Alessandro Vallin, ovvero il Palombaro, che con una mappa consunta tra le mani e uno scafandro in testa, vaga per via Roma alla ricerca di acqua, con passo pesante e allo stesso tempo spargendo bolle di sapone e meraviglia, gli artisti-parrucchieri di Sienta la Cabeza, che, a suon della musica del loro dj, creano acconciature e trucchi decisamente sopra le righe per tutti i coraggiosi che si siedono in poltrona.

Il cileno Mistral è su un palo alto oltre cinque metri e rimette la propria fiducia in mano agli spettatori, che lo sorreggono e con lui danno vita a una performance che è un inno alla fiducia. La Baracca dei Buffoni sfila invece con Fleur, una parata poetico-sensoriale in cui un costruttore di incanto dà vita a tanti fiori-trampolieri, con il cerone bianco in viso e l'eterea bellezza dei sogni che si mescolano alla realtà.

Il teatro di strada e la sua capacità di coinvolgere tutti è un punto saldo di Mirabilia, ma le proposte sono molto diverse. Nel piccolo chapiteau di piazza del Foro Boario c'è la compagnia spagnola Cia Paki Paya: Toca toc, ironico e profondo, celebra l'amore, i sogni e la vita insieme. Con il leitmotiv ripetuto dall'altoparlante "Che cosa succede quando due persone si incontrano, si salutano, si baciano, si abbracciano e poi si allontanano?", Alicia (Noemí Díaz) e Antonio (Adrià Mascarell) ci fanno entrare nell'intimità del loro rapporto, fatto di liti e tenerezze, di piante da annaffiare (rapporti di cui prendersi cura) e porte sbattute, di cellulari rotti e spiati, di scherzi e di battute, di brindisi, di abbracci e di allontanamenti. L'umorismo con cui i protagonisti intrecciano scene iconiche di film, sketch e successi musicali non toglie virtuosismo alle acrobazie perfette sul quadro aereo, ai volteggi che lasciano senza fiato. Il risultato è una pièce stratificata, con molteplici livelli di lettura, ipnotica e toccante.

Che cosa significa essere figlia e, al contempo, madre di nostra madre? È una risposta intensa e commovente quella che prova a dare Figliasanta della compagnia Abbondanza/Bertoni, un progetto di teatro-danza che

attraversa il legame tra genitori e figli come spazio in cui memoria, cura e identità si intrecciano e riscrivono.
Straziante e salvifica, viscerale e illuminante, la pièce è, come dicono in scena, come il dialetto: alcune persone possono non capirlo in senso stretto, ma parla alla pancia di tutti.

Abbondanza/Bertoni, Figliasanta, Mirabilia, ph. Loris Salussolia

Sul palco, una straordinaria Ludovica Messina Poerio incarna le fatiche, gli spasmi e le contraddizioni dell'essere corpo ereditato e corpo generativo ed esplora la fatica di essere in qualche modo colei che spezzerà il cerchio della ripetizione, emancipandosi dai dettami della ciclicità. Con lei, Sergio Beercock crea un tappeto sonoro con l'elettronica live e la loopstation: la sua è una musica folklorica e ancestrale, pur nella sua accezione techno, che si ispira ai riti misterici di Kore/Persefone quando si cala negli abissi per diventare donna e poi riemergere fiorente. Produzione firmata Abbondanza/Bertoni anche quella che va in scena la sera seguente al Teatro Toselli: Replica esplora il tema dell'identità e della relazione. In scena, Michele Abbondanza e Antonella Bertoni, diretti da Ginevra Panzetti ed Enrico Ticconi, pettinano le loro lunghe e folte chiome grigie, con movimenti ripetitivi, talvolta ossessivi, che richiamano la celeberrima performance di Marina Abramović Art Must Be Beautiful, Artist Must Be Beautiful. Nel reiterare questo movimento, emergono somiglianze e differenze ed è proprio così che la ripetizione, la replica, diventa strumento di conoscenza di sé e dell'altro, di quel sottile crinale che separa due bisogni fondamentali e solo apparentemente antitetici dell'essere umano: aspirare all'unicità e appartenere a un gruppo di simili. Una performance perturbante, a tratti cupa e misteriosa, che non lascia indifferenti. Per rimanere nell'ambito della danza, un'altra prima assoluta è stata Arrival della compagnia EgriBiancoDanza.

La performance site-specific firmata da Raphael Bianco insieme all'artista e attivista Maria Teresa Alves riflette sulla capacità della natura di riappropriarsi degli spazi urbanizzati. Tre danzatori, sulle note del violino di Cristina Mercuri, trasformano il chiostro interno della Fondazione CRC in un giardino in rinascita dove i loro corpi possano ricreare piante e uccelli, fiori e insetti, e dove lo sguardo dello spettatore possa essere libero di esplorare e inventare. Il tema della natura e del mondo animale è al centro anche di uno degli spettacoli evento del festival: Wild, della compagnia britannica Motionhouse.

Motionhouse, Wild, Mirabilia, ph. Loris Salussolia

I sei interpreti arrivano in piazza Galimberti vestiti di tutto punto, con la ventiquattr'ore e il passo svelto, pronti per un'altra giornata di lavoro in città. Eppure c'è qualcosa a spiazzarli: una "foresta urbana", fatta di pali alti e intrecciati tra loro. Inizia così la loro esplorazione, istintiva, animalesca, selvatica. Si sbarazzano man mano delle sovrastrutture umane, per ritrovare un approccio primordiale e libero, sospeso tra la paura dello sconosciuto e la curiosità del nuovo: si addentrano tra i pali, ci si arrampicano, vivono le vertigini e guardano il mondo da prospettive diverse. Vincitore di molteplici premi, tra cui quello per il miglior spettacolo a Valladolid nel 2025, Wild unisce un forte impatto visivo, grazie alla fisicità distintiva di Motionhouse, al significato simbolico e poetico di riconnessione con il mondo naturale e, insieme, con l'essenziale dentro a ciascuno di noi. Si prosegue con il circo contemporaneo con La Artista del cileno Los Nadies Circo. Nel suo atelier d'arte, l'interprete cerca di dipingere un cavallo. Il suo disegno frenetico e scomposto è fatto di tentativi, ispirazioni, colori lanciati sulla tela, strappi, dubbi, ripensamenti. Nell'ossessione, lei stessa diventa la sua opera d'arte. Uno spettacolo ipnotico e ispirante con due artiste in scena, che coniugano magistralmente l'arte visiva con le acrobazie circensi e la danza. Anche Lusìn (in armeno "luna"), della compagnia Hanami, non ha bisogno di parole: è un viaggio onirico e delicato tra due persone che si incontrano, si conoscono, si prendono cura l'una dell'altra, si salvano.

Hanami, Lusin, Mirabilia, ph. Loris Salussolia

Fragile e luminoso come il chiarore lunare, è un inno poetico alla delicatezza e allo sguardo verso l'altro. L'altissimo valore tecnico delle acrobazie, tra sfere, cerchi e tessuti aerei, non perde l'emotività e la gentilezza della cifra artistica di Hanami, per uno show che incanta grandi e piccini. Un viaggio nel suono, invece, è quello proposto dal Faber Teater con Stabat Mater.

Più che uno spettacolo, così come è solita fare la compagnia di Chivasso, si tratta di un'esperienza acustica ed emotiva, una creazione per sei voci - quelle di Lucia Giordano, Marco Andorno, Francesco Micca, Sebastiano Amadio, Paola e Lodovico Bordignon - e uno spazio sacro - il Museo Diocesano di Cuneo. La drammaturgia sonora è firmata da Antonella Talamonti, compositrice e ricercatrice, che ha studiato per anni l'oralità che accompagna le processioni della Settimana Santa. Gli attori-cantanti parlano la lingua universale dei riti di comunità, uniscono il volgare al latino, il siciliano al sardo, in un canto che abbraccia tutti i popoli e li riscopre simili. Le esperienze umane del dolore, dell'ingiustizia, della morte e, insieme, del bisogno di consolazione e condivisione si fanno tangibili, attraverso la selezione di brani tradizionali e liturgici sulle cui pareti Talamonti ha cucito delle musiche originali, perfettamente adatte alla vocalità dei Faber. Un ascolto che fa scoprire un nuovo museo, ma anche un nuovo sé. Un'altra esplorazione dell'ascolto e dell'oralità è Coro di Amalia Franco. Preceduta dall'installazione di un gruppo di marionette, create dall'artista e "dedite a un movimento continuo e mai uguale di salita e discesa", poi centro della scenografia della performance, esplora il Coro come entità fisica, sentimentale e di pensiero. Franco, abilissima a passare dal registro del teatro di prosa a quello di figura, passando anche per la danza, inizia come presenza isolata per poi unirsi al coro di marionette, in una dimensione collettiva, quasi arcaica, eppure così urgente e contemporanea. Ugualmente antico e moderno è Antigone di Natiscalzi. A partire dalla tragedia di Sofocle, la compagnia mette in scena un dramma contemporaneo in cui, sul palco, i corpi degli interpreti vengono ripresi e proiettati sul fondale in diretta. Il focus politico è quello che ancora non ha trovato risposta dopo millenni: che cosa accade quando la coscienza individuale diverge rispetto alla legge? Mentre ci si interroga, riecheggia in loop una delle frasi più potenti della tragedia greca: "Non sono nata per condividere l'odio, ma per condividere l'Amore". Mirabilia ha condiviso l’amore: per l’arte, per l’umano e le sue emozioni, le sue contraddizioni, i suoi tormenti, i suoi legami e le sue rinascite, per lo sguardo che si concede la possibilità di cambiare prospettiva, per la qualità delle proposte e per la cura con cui vengono seguite, per la meraviglia e per i tanti cammini che si sono fatti e ancora si possono fare.

Festival osservato: Mirabilia

Progetto TourFest 2026

A cura di Associazione TrovaFestival in collaborazione con Ateatro ETS