TourFest 2026 | Un festival dove ogni anno qualcuno passa il testimone e qualcun altro ha il coraggi
Di Federico Di Garbo
Chi sale ai Cantieri Culturali alla Zisa tra fine settembre e inizio ottobre trova un festival che si abita più che si visita. Ne ho avuto la prova parlando con Giuseppe Provinzano, che preferisce dirsi curatore e non direttore artistico e che mi ha portato dentro l’immaginario di Mercurio: un festival non solo musicale ma culturale in senso ampio, dove convivono teatro, danza e arti performative. Giunto nel 2026 all’ottava edizione, dal 19 settembre all’11 ottobre 2026, Mercurio è un festival internazionale dedicato alla creazione contemporanea multidisciplinare. Lo cura Provinzano con lo staff dell’associazione Altro e dello Spazio Franco e con Babel, la Comunità Cantieri Culturali alla Zisa, Crowd Fo(u)ndation, Fat Sounds e Latitudini. Ho capito presto che la parola “curatore” non è un dettaglio: qui la programmazione si cura come si cura un giardino, con attenzione alle relazioni più che ai grandi nomi.
Il festival è nato come un esperimento ed è diventato negli anni un organismo vivo, che appartiene a chi lo fa e a chi lo attraversa. Alla terza edizione era già riconosciuto dal Ministero della Cultura e presentato come il primo festival multidisciplinare in Italia a coinvolgere gli artisti nella direzione di ogni edizione. Il principio che più mi ha colpito è rimasto identico: ogni artista in programma viene invitato da un ospite dell’edizione precedente, e nei post del festival ciascun invito arriva con una motivazione scritta in prima persona, quasi una lettera. Dalla nascita del festival, nessun artista è stato chiamato due volte e ogni anno la catena si apre a voci nuove. Mi sono chiesto che cosa comporti una scelta di questo tipo: il rischio è quello di ogni cerchia, che sceglie all’interno delle proprie affinità, e la regola di non ripetere i nomi mi è sembrata la risposta più semplice e più efficace per tenere il festival in movimento.
L’edizione a cui ho partecipato è cominciata sabato 19 settembre a Spazio Open, dove sono andato a vedere Crescere, la guerra con Francesca Mannocchi e Rodrigo D’Erasmo.
Il punto di partenza è che cosa accada quando la guerra entra nella vita quotidiana e cambia il tempo, i gesti e lo sguardo delle persone. Provinzano l’ha scelta come apertura perché rappresenta il “Futuro Possibile Necessario” del festival. È stata una serata dura, pesante, che mi ha fatto capire il tono dell’intera edizione: un festival che parte dalle domande più difficili e solo dopo lascia spazio alla leggerezza.
Mi ha incuriosito molto DMT - Death Mort Tod, il progetto di Marìka Pugliatti che dal 20 al 24 settembre ha debuttato in prima nazionale unendo teatro, performance immersiva e installazione. Nato con Gibellina Off e Officine Bellotti, il lavoro porta il festival fuori dalla sua sede abituale e conferma la vocazione di Mercurio a creare alleanze con altre realtà culturali.
Nei due appuntamenti di Mercurio Sound a colpirmi sono stati soprattutto gli inviti. Sabato 26 settembre, a Spazio Open, il programma metteva insieme Krano, Laila Al Habash, invitata da Bluem, e Rareş, invitato da Iako. Le parole di chi li ha chiamati dicono molto del clima della serata: Bluem ha descritto Laila Al Habash come capace di portare il suo mondo con ironia e leggerezza, senza perdere identità e significato, mentre Iako ha indicato nell’onestà intellettuale e artistica il valore da cercare in chi sale sul palco e nel coraggio di essere vulnerabili il bisogno del presente. Sabato 3 ottobre, allo Spazio Tre Navate, il secondo Mercurio Sound ha riunito Asino, Psyché e Fine Before You Came.
Psyché, Secret concert, Mercurio Festival, ph. Nayeli Salas
Il festival l’ha presentato come un concerto che va oltre la musica, perché racconta la storia della musica alternativa italiana, tra chitarre e sincerità. I Fine Before You Came sono sulla scena da venticinque anni e con Sfortuna (2009) hanno dato voce a un’intera generazione di ascoltatori; da lì il loro percorso si è allargato a post-rock, slowcore e cantautorato.
Ho notato che il festival ha lasciato spazio anche all’elettronica. L’Elettronight sabato 10 ottobre a Spazio Franco ha messo in fila Manifesto Disappunto, protagonista della scena club contemporanea italiana, Pisk, al secolo Roberto Costa, producer, dj e sound engineer siciliano e il collettivo palermitano HAPPAH, che unisce groove ed elettronica.
Il formato che ho trovato più singolare è quello dei segreti. Il programma 2026 comprendeva spettacoli al buio e concerti segreti. Il format, molto diffuso, chiede al pubblico di acquistare il biglietto senza conoscere il nome di chi salirà sul palco. Il secret show si è tenuto sabato 10 ottobre con la speciale presenza di Roberto Lipari; mentre il secret concert, ormai segno distintivo del festival, ha chiuso l’edizione domenica 11 ottobre: mi trovavo allo Spazio Tre Navate, dove al centro della sala c’era Cristina Donà accompagnata da Dimartino, in un concerto intimo e profondo.
Cristina Donà, Dimartino, Secret concert, Mercurio Festival, ph. Nayeli Salas
È una scommessa sulla fiducia, la stessa su cui il festival si regge da sempre: gli artisti si fidano degli artisti, il pubblico si fida del festival.
Scorrendo il programma ho visto quanto spazio Mercurio dedichi a teatro, danza e performance. Giovedì 8 ottobre, a Spazio Franco, Rosa, la voix d’un peuple della compagnia Risonanze di Marsiglia, con Serena Ganci, ha raccontato Rosa Balistreri in forma di teatro radiofonico, con musica dal vivo e paesaggi sonori. Mi ha colpito anche la scelta di costruire momenti di partecipazione diretta: Cuore Ensemble Vocale, a Spazio Open sabato 10 ottobre, era un progetto di canto corale aperto a tutti, senza prove né requisiti tecnici, in cui il gruppo riceve un brano e lo costruisce insieme in tempo reale.
Ho trovato altrettanto significativi i momenti di confronto. Domenica 27 settembre a Villa Filippina, in collaborazione con Logos Festival, ho partecipato a una conversazione tra rappresentanti di festival della scena indipendente dell’isola, per riflettere sulle realtà culturali attive in Sicilia.
Queste occasioni mi hanno dato l’immagine di un festival che, oltre a programmare, apre uno spazio di dialogo con le altre realtà del territorio.
Tra le proposte rivolte alle nuove generazioni mi ha incuriosito Round, a cura di Fabio Giorgi Alberti, andato in scena alla Bottega Alchemica sabato 26 settembre: una performance itinerante e collettiva in cui un gruppo di partecipanti, trasformato attraverso un breve workshop in un’unica entità fatta di voci, movimenti e props, attraversa i luoghi del festival al crepuscolo.
La risposta del pubblico è stata ampia: in tre fine settimana il festival ha superato le 5000 presenze, con molti spettacoli esauriti. Provinzano ha detto che Mercurio non è più soltanto un festival costruito ogni anno da una comunità artistica, ma un appuntamento che Palermo e la Sicilia hanno fatto proprio, e da quello che ho visto posso dire che il programma ha tenuto insieme teatro, danza, musica e dialogo con altre realtà culturali senza perdere coerenza.
Mercurio non si eredita, si consegna: a Palermo, ogni anno, qualcuno passa il testimone e qualcun altro ha il coraggio di raccoglierlo.
Festival osservato: Mercurio Festival
Progetto TourFest 2026
A cura di Associazione TrovaFestival in collaborazione con Ateatro ETS