La storia del festival
Quando la natura cessò di parlarci, le pietre divennero soltanto pietre, gli alberi alberi, le cose, i luoghi e gli animali non erano più un Dio, ma diventarono simboli. Quando l’umano perde la propria connessione con la natura ogni cosa che viene mangiata, odorata, calpestata, perde la sua rilevanza archetipica. Le muse stanno alla radice della trasformazione della natura in arte e questo lungo cammino delle Esperidi (21 anni di ricerca in cammino) ci consentono di connettere luoghi naturali, vibranti e vivi a istanti di danza, poesia, musica e teatron (il luogo dello sguardo) in un esperimento unico e irripetibile. Il festival quest’anno comprende temporalmente i quattro momenti sincronici della giornata: l’alba, il mezzogiorno, il tramonto, entrando nella notte con spettacoli e performance site specific. L’ora di Pan è sempre stata il meriggio; il dio appariva nell’impeto e nel fulgore del mezzogiorno, il punto più alto della potenza naturale, il misterioso momento in cui noi e la nostra ombra siamo un tutt’uno. Il mezzogiorno come la mezzanotte è un momento di transizione e, come la mezzanotte, l’alba e il tramonto, una radice di orientamento primordiale per quello che potremmo chiamare l’orologio simbolico. Lo spazio attraversato e vissuto tra Mondonico ed il Monte Barro passando per Campsirago e la dorsale del San Genesio riprende i principali punti di energia del Monte di Brianza, luoghi percorsi da millenni e che hanno ospitato eventi performativi, concerti e rave nel corso degli ultimi 50 anni.
Direttore artistico: Michele Losi.