Progetto 4C | Guardare noi stessi per cambiare il mondo


Nell'ambito del progetto "4C – deCarbonizzazione in Campo Culturale e Creativo" TrovaFestival, in collaborazione con Ateatro, ha realizzato alcune interviste a festival ed enti teatrali per conoscere meglio alcune realtà virtuose in Italia.

Iniziamo con Ippolita Aprile, direttrice del settore comunicazione e ufficio stampa di FringeMI Festival di Milano, 
una rassegna multidisciplinare di spettacolo dal vivo che anima le strade di Milano con performance in luoghi non convenzionali della città: nel 2025, dal 30 maggio all'8 giugno, 65 palchi inediti distribuiti in 15 quartieri che trasformano Milano in un grande palcoscenico diffuso. In questa intervista verranno approfonditi temi inerenti alla sostenibilità ambientale e sociale, con uno sguardo critico e attento alle pratiche e ai progetti condotti da FringeMI Festival.
Analizzando FringeMI Festival si potrebbe dire che il festival è un lavoro collettivo, di squadra. Quali sono i progetti più significativi che incarnano la volontà del festival a giungere a una transizione ecologica?

Vorrei cominciare trattando l’aspetto di sostenibilità ecologica. Il momento di svolta è stato quello di eliminare i libretti di carta che erano stati i protagonisti delle prime edizioni del festival. Reputo questa iniziativa una visione, dal momento si è sempre pensato che fosse uno strumento imprescindibile per la comunicazione del festival. L’idea è nata analizzando i social, che per noi sono un canale molto funzionale. Abbiamo notato che il pubblico ci seguiva in altri modi e da quella considerazione iniziale ci siamo accorti che l’utilizzo del libretto rappresentava un ripercorrere meccanismi imparati altrove e non adatti a noi. Eliminare lo strumento cartaceo ha significato inventarsi altri mezzi di comunicazione, come gli spray, gli stencil o mega stencil da posizionare sull’asfalto con un QR code e il simbolo del FringeMI e da disseminare per la città. Ci piaceva l’idea che le persone si trovassero davanti il festival, ci inciampassero dentro e questo ben rappresentava lo spirito del festival. Mi vengono in mente, inoltre, numerosi progetti che riguardano la sostenibilità sociale. I momenti importanti sono molti perché FringeMI nasce come NoLo Fringe Festival nel 2019, quindi molto legato a un quartiere di Milano e ancora oggi mantiene nella sua identità un dialogo aperto con la città e con i suoi abitanti. Se devo pensare a un solo progetto simbolo di questa sostenibilità sociale, è Romeo e Giulietta su via Padova, una camminata “teatrale” con gli abitanti del quartiere lungo via Padova, strada molto etnica, viva e trafficata. Tutta l’energia della via è stata convogliata in questo progetto organizzato dalle persone del quartiere e capitanato da Beppe Salmetti e che ha portato l’opera shakespeariana tra i bar, nei cortili e nei parchi della zona. Un progetto di sorprendente apertura - forse la prima vera apertura - alla città, che ha aperto a moltissimi ragionamenti: con questa iniziativa il teatro è arrivato a persone che magari non l’avrebbero mai conosciuto e che invece l’hanno accolto con grande entusiasmo. Altra iniziativa è Milano bella d’Addio, realizzata da un’associazione della zona insieme ai ragazzi e ragazze di seconda generazione. Il progetto prevedeva un approfondimento sui temi civili, in particolare ci si interrogava su quali fossero i luoghi cari a questi ragazzi e quali le difficoltà che ogni giorno riscontravano, per poi ultimare con un risultato in forma poetica. Abbiamo esplorato la città, camminandola e vedendo cosa la città potesse restituirci. Questo ha rappresentato per il festival anche un ottimo metodo comunicativo per raccontare alle persone che ci siamo, che il festival esiste ed è ben radicato. La svolta sull'accessibilità invece è avvenuta grazie al progetto che abbiamo seguito con l’Associazione Culturale Fedora, esperta di accessibilità culturale. Si è trattato di un vero e proprio studio che ci ha aiutato a capire alcuni concetti basilari che abbiamo cercato di cogliere. Ci tengo però a dire che a riguardo c’è ancora tanto da fare…

Quali sono le barriere che, come festival, avete trovato per la strutturazione di processi di transizione e sostenibilità? Mi rivolgo ora alla sostenibilità ambientale, quali sono i punti di forza, quelli che invece sono i punti di debolezza, le opportunità, le minacce che proprio questa transizione e sostenibilità ambientale può dare ad un festival?

Penso che una delle problematicità maggiori che riguarda tutti sia ricreare cose che conosciamo, che abbiamo già fatto e che preservano in qualche modo il lavoro. Il problema riguarda quindi l’innovazione in generale, perché comporta studio, vicoli ciechi, difficoltà che magari fanno “sprecare tempo” e costringono a ricominciare tutto di nuovo. Penso che in particolare sui problemi ecologici si abbia paura di abbandonare un sistema vecchio perché non si sa come approcciare un sistema nuovo, c’è un problema di conoscenza e di studio. Entrando nello specifico, FringeMI è un insieme di vari festival e, a sua volta, ogni parte di FringeMI è divisa in diversi quartieri della città di Milano e si appoggia a strutture già esistenti. Uno dei problemi è il riciclo: abbiamo l’obiettivo di fare in modo corretto la raccolta differenziata, ma ogni spazio teatrale a cui ci appoggiamo ha il suo modo di svolgerla. Noi siamo un collettore e lo sforzo per fare in modo che tutti svolgano queste pratiche in maniera corretta è molto alto. Penso, per esempio, al riciclo del bicchiere: ci è venuto in mente di fare un piccolo investimento e di fornire una dotazione di bicchieri riutilizzabili per tutti, ma ovviamente a questo punto si apre anche la grande tematica del budget. Credo, inoltre, che dentro il festival sia necessaria una persona con un occhio attento a tali tematiche ambientali, che abbia la possibilità di studiare come migliorare questo aspetto per poi metterlo in pratica. In questo caso una parte dei finanziamenti deve servire per portare avanti questo progetto, che sicuramente ci importa e ci interessa tutti attivamente. In questo momento, riguardo a tali tematiche, FringeMI è al livello della consapevolezza.

Ti ringrazio per la sincerità. Secondo te, cosa potrebbe velocizzare questa transizione?

Aiuterebbe avere una risorsa interna che si occupi di questo, una figura di sustainability manager che segua il processo fin dall’inizio e che permetta di effettuare un reale cambiamento a riguardo. Il nostro festival si muove leggero, siamo in pochi a lavorarci e spesso si arriva al punto in cui l’atto di realizzare schiaccia ogni altra cosa. Serve quindi qualcuno che, nel momento caotico della messa in scena, mantenga lucidità su questi temi e non li metta in secondo piano.

Con due parole, qual è il rapporto tra cultura e decarbonizzazione?

Mi sento di dire che la cultura può essere un punto creativo e di educazione.

Quando è nato il bisogno di avvinarsi maggiormente alla sostenibilità? Da dove viene questa urgenza?

Penso che, molto semplicemente, sia il mondo stesso che te lo chiede. Le problematiche ambientali, che fino a un certo punto della storia erano lontane, si sono improvvisamente avvicinate. Siamo noi in prima persona che dobbiamo agire e lo dobbiamo fare come singoli, come individui e come organizzazioni di cui facciamo parte. Ogni nostra azione deve essere ragionata.

Dal tuo punto di vista, di esperta di comunicazione, il pubblico percepisce l’attenzione che FringeMI rivolge alla sostenibilità?

Fin dall’inizio avevamo a cuore il fatto di raccontare tutto ciò che facevamo come festival; questi progetti sono sotto gli occhi del pubblico che viene al festival e anche per chi ci segue sui social. Le persone hanno capito che ci stiamo muovendo in questa ottica e appare a tutti chiaro il percorso che stiamo seguendo, seppur piccolo, seppur frammentario, seppur parziale. Per esempio, il modo più economico per comunicare un evento sono i banner roll up di plastica. Noi, invece di utilizzare questo strumento, ci siamo rivolti a una start up di giovani del Politecnico di Milano che hanno inventato una struttura di tubi riciclati sostenuti da oggetti di plastica riciclata, che svolge lo stesso ruolo dei roll up ma in maniera più sostenibile. Questo ci ha permesso di comunicare al pubblico i nostri eventi, ha reso il tutto più riconoscibile con il simbolo del festival, ma ha rispettato (anche nella comunicazione) i principi di sostenibilità. Queste strutture sono realizzate con plastica riciclata: noi abbiamo pensato di raccogliere in tutti i quartieri su cui il festival agisce i tappi di plastica delle bottiglie per realizzare di questi strumenti. In questo modo i cittadini si sono sentiti parte di un qualcosa di grande e hanno capito la nostra attenzione alla sostenibilità. È stata una narrazione molto funzionale, come se ogni cittadino fosse chiamato a fare la sua parte nella comunicazione del FringeMI Festival!

Quindi il pubblico non solo accoglie in maniera positiva questa attenzione nei confronti delle tematiche ambientali, ma partecipa attivamente per rendere sostenibile il festival!

[Alice Squitieri]