TourFest2026 | Omaggio a Miles Davis, la musica oltre il paesaggio
Di Giorgia Aiello
Sul palco del Ravello Festival montato a strapiombo sul mare a Villa Rufolo non c’è traccia di scenografia. Nessun fondale, nessuna proiezione, nessun elemento visivo a distrarre lo sguardo. È una scelta quasi inevitabile: provare a competere con il profilo della Costiera Amalfitana, che sfuma nella notte, sarebbe una sfida persa in partenza. In un luogo come questo, la sola presenza del paesaggio è già parte dell’esperienza.
Prima ancora che i musicisti entrino in scena, il pubblico si trova immerso in una dimensione particolare, sospesa tra la terrazza della Villa, il mare e il paesaggio della Costiera. È uno dei punti di forza del Ravello Festival: la relazione tra spettacolo e territorio non è costruita attraverso una scenografia aggiuntiva, ma nasce dalla scelta di utilizzare luoghi che possiedono già una forte identità culturale e paesaggistica.
Quando arrivano i musicisti, le prime note si insinuano nel silenzio della terrazza e, per un momento, il confine tra palco e paesaggio sembra scomparire. È in questa cornice che sabato 8 agosto prende forma, in occasione del Ravello Festival, Omaggio a Miles Davis: non una semplice ricostruzione di un’epoca, ma il tentativo di riproporre, attraverso la musica dal vivo, l'attitudine innovativa di uno degli artisti che hanno maggiormente trasformato il linguaggio del jazz.
Rick Margitza, Jeff Ballard, Dario Deidda, Roberto Tarenzi, Domenico Sanna, Carlo Fimiani, Omaggio a Miles Davis, Ravello Festival, ph. Rosario Caramiello
Non serve possedere la grammatica del bebop per lasciarsi coinvolgere. Il sestetto composto da Rick Margitza al sax, Jeff Ballard alla batteria, Dario Deidda al basso, Roberto Tarenzi e Domenico Sanna alle tastiere e Carlo Fimiani alla chitarra costruisce una serata capace di attraversare le diverse stagioni della carriera di Davis. La scelta di seguire un ordine cronologico permette di accompagnare il pubblico nell'evoluzione musicale dell'artista senza trasformare il concerto in una lezione.
A tessere le fila del percorso è Dario Deidda. Tra le diverse fasi affrontate dal gruppo, il bassista prende la parola per raccontare i cambiamenti musicali e biografici di Davis, le cesure, i trionfi e le trasformazioni della sua carriera. Gli interventi diventano così un elemento di mediazione tra il palco e il pubblico: aiutano a comprendere ciò che sta per essere ascoltato e rendono accessibile anche a chi non possiede una conoscenza approfondita del jazz un repertorio complesso.
Il viaggio musicale parte dalle origini, dai suoni più acustici, per spostarsi progressivamente verso le dimensioni più elettriche e contaminate della produzione di Davis. Ballard e Deidda costruiscono una sezione ritmica capace non soltanto di accompagnare i solisti, ma di dialogare con loro. Le tastiere di Tarenzi e Sanna e la chitarra di Fimiani conducono progressivamente il concerto verso le sonorità fusion degli anni Settanta.
In assenza della tromba di Davis, il sax di Rick Margitza assume il ruolo di principale voce melodica. La sua presenza porta sul palco un legame diretto con la storia raccontata durante la serata: negli ultimi anni della vita di Miles Davis, Margitza ha infatti suonato nella sua band, condividendo con lui il palco e gli spazi destinati agli assoli.
Ravello Festival, ph. Rosario Caramiello
A Ravello questo legame diventa uno degli elementi più significativi dell’omaggio, perché consente di ascoltare un musicista che quella stagione musicale l’ha vissuta direttamente.
Il risultato è un concerto intenso, capace di coinvolgere anche un pubblico non necessariamente abituato alle forme più sperimentali del jazz. La qualità dell’esecuzione è certamente uno dei punti di forza della serata, ma lo è anche la capacità dei musicisti di costruire un racconto musicale leggibile, senza rinunciare alla complessità.
Il Ravello Festival possiede una forza artistica e territoriale difficile da mettere in discussione. La sfida successiva è trasformare questa forza in una maggiore accessibilità, rendendo più facile per i giovani partecipare, conoscere il festival e sentirsi parte della sua proposta culturale. Perché l’eredità di un artista come Miles Davis, che ha fatto della ricerca e della trasformazione il centro della propria musica, non dovrebbe appartenere soltanto a chi ha già gli strumenti economici e culturali per raggiungerla.
Festival osservato: Ravello Festival
Progetto TourFest 2026
A cura di Associazione TrovaFestival in collaborazione con Ateatro ETS