Progetto 4C | La consapevolezza alla base del cambiamento
Nell'ambito del progetto "4C – deCarbonizzazione in Campo Culturale e Creativo" TrovaFestival, in collaborazione con Ateatro, ha realizzato alcune interviste a festival ed enti teatrali per conoscere meglio alcune realtà virtuose in Italia.
Proseguiamo le nostre interviste con Arianna Tonelli, ufficio ricerca sponsor di Festivaletteratura e consulente per la sostenibilità ambientale nel settore culturale.
Festivaletteratura di Mantova nasce nel 1997 dalla profonda volontà dei soci fondatori di creare un festival per e della comunità cittadina, al fine di trasmettere e piantare nella coscienza civile una visione ampia e curiosa di letteratura. Scrittori, giornalisti, musicisti, attori e curiosi si riuniscono ogni anno a Mantova per conoscere e mescolare i più diversi linguaggi dell’arte. Un festival attento alle dinamiche sociali e ai cambiamenti globali, proiettato verso un futuro sostenibile ma vigile e critico sulle problematiche del presente.
Quali sono i progetti - o il progetto se ce n'è uno particolarmente significativo - che rappresentano al meglio il processo di transizione ecologica e abbracciano il tema della sostenibilità?
Il Festivaletteratura di Mantova vanta un lungo percorso di sostenibilità che comincia tanti anni fa, nel 2010 e con la successiva manifestazione nel 2011. In questa occasione abbiamo iniziato a portare in maniera sistematica all’interno del programma del festival tematiche legate all’ecologia, in particolare si è un creato un “cappello” a tutte le attività più sensibili alla questione chiamato Consapevolezza Verde. In questo modo si è voluto sottolineare l’impegno del festival per creare nel pubblico una consapevolezza collettiva riguardo a questi temi.
Non ci sembrava sufficiente, data l’importanza del tema, semplicemente parlarne: dal 2012 il festival ha iniziato un percorso di certificazione con il Last Minute Market Srl, un’impresa sociale nata come spin off dell’Università di Bologna che si occupa della riduzione degli sprechi e dei rifiuti. Con Spreco Zero, il progetto curato da Last Minute Market che si occupa di formare aziende ed eventi sul tema della sostenibilità, ci siamo interrogati su quali fossero delle buone pratiche da attuare non solo nell’ambito della sostenibilità ambientale, ma anche alimentare, energetica, riguardo l’ambito della mobilità e della comunicazione. Questi progetti venivano attuati ma non raccontati dal festival.
Nel 2019 abbiamo preso parte al progetto europeo C-Change, di cui il Comune di Mantova era partner insieme ad altre sei città europee. Il progetto consisteva nella replica, per ogni gruppo territoriale, del MAST (Manchester Art Sustainability Team), ovvero un tavolo di lavoro di tutte le organizzazioni culturali cittadine interessate ad allinearsi riguardo alla riduzione dei gas clima alteranti. Con questo progetto e conoscendo altre realtà culturali anche straniere è nata la volontà di raccontare i nostri buoni progetti riguardo le tematiche ambientali: nel 2021 nasce il piano di azione climatica disponibile sul sito del Festivaletteratura e aggiornato di anno in anno con i progetti che realizziamo.
Ulteriore consapevolezza emersa dal progetto C-Change è la necessità di misurare le emissioni di gas clima alteranti da noi prodotte: senza questo dato di partenza risulta difficile sapere da quale punto iniziare il cambiamento. Prima di analizzare la nostra impronta carbonica ero convinta che il dato che avesse il maggiore impatto del nostro festival derivasse dai voli intercontinentali degli autori stranieri che ogni anno ospitiamo. In verità, a seguito di questa analisi, è emerso che la maggioranza delle nostre emissioni, come per la maggior parte degli eventi culturali, deriva dalla mobilità del pubblico. Questa consapevolezza ha permesso di capire quanto fosse urgente lavorare sulla sensibilizzazione del nostro pubblico riguardo al tema della sostenibilità ambientale. Tale criticità rappresenta per noi un lavoro complesso e lungo dal momento che si tratta di una fonte indiretta di emissione, ma risulta essere il principale motivo per cui negli ultimi anni ci siamo dedicati a promuovere un tipo di mobilità consapevole e più sostenibile. Sul sito del Festivaletteratura e sui nostri programmi dedichiamo ampio spazio al raggiungimento del festival con i mezzi pubblici; ha anche aiutato creare una mappa dei percorsi ciclopedonali, al fine di permettere a chi vive vicino al centro di Mantova di raggiungere la città in bicicletta in sicurezza. Un riscontro molto positivo su tale iniziativa, pur semplice che sia, l’abbiamo ricevuta nei test di apprezzamento del festival che proponiamo al nostro pubblico. Ogni anno, inoltre, collaboriamo con partner che ci aiutano a rendere più semplice la mobilità per chi viene al festival, come Mo-Bike e un servizio di car sharing elettrico.

Quali sono le barriere, attuali e passate, che sentite particolarmente complicate per la strutturazione di processi di transizioni per la sostenibilità ambientale?
La cosa più difficile è la condivisione con i colleghi. Questa responsabilità non può gravare su un’unica persona. Attualmente ci sono anche altre due colleghe all’interno di Festivaletteratura che si occupano di accessibilità della manifestazione e sono state subito capaci di creare un team per portare avanti queste tematiche. Uno dei principali limiti, oppure vedendolo in positivo una delle più urgenti necessità, è la formazione da parte delle organizzazioni culturali del proprio team: tali tematiche devono rappresentare una priorità per la direzione e, di conseguenza, anche per attori operativi.
Sicuramente un’ulteriore barriera è rappresentata dalle risorse economiche, questione che però può essere superata se si entra in un’ottica di economia circolare. Come festival noi scegliamo di avere palchi allestiti in maniera semplice: sono gli stessi dalla prima edizione del 1997. Questo rappresenta un risparmio che ormai non vediamo più nel budget, dal momento che lo diamo per scontato, ma che continua a sussistere. La scelta dell’essenzialità è un concetto di cui il festival si è fatto nel tempo portavoce: evitare le cose inutili e gli orpelli per arrivare a tutto ciò che è sufficiente negli allestimenti.
In conclusione, le barriere più difficili da superare sono a volte economiche ma molto spesso di mancata consapevolezza.
Cosa potrebbe secondo te velocizzare questa transizione?
A questo fine risulta fondamentale la formazione di chi lavora nelle organizzazioni cultuali e un sistema di premialità per rendere questo tipo di tematiche una priorità collettiva.
Quali parole potrebbero indicare il rapporto che vige tra decarbonizzazione e cultura?
Il rapporto è necessario: la cultura è il modo per veicolare la necessità di decarbonizzare. La cultura, infatti, può essere il tramite per far comprendere l’urgenza e la necessità della decarbonizzazione alla popolazione e successivamente il mezzo per raccontare come essa può essere implementata.
Dove è nata la sensibilità a queste tematiche e il bisogno di avvicinarsi alla sostenibilità?
Sono due i principali motivi di questa sensibilità: l’essere diventata madre e la lettura di un libro. Per quanto riguarda il primo punto, è nata in me la volontà di ampliare il mio orizzonte temporale e di estenderlo oltre alla mia vita: è nata l’urgenza di agire perché i miei figli avessero un futuro desiderabile e non distopico e spaventoso come quello descritto nei libri di fantascienza. Fondamentale per rendere concreto questo mio pensiero è stata la lettura del libro scritto da Tony Blair, che permette di capire come affrontare il cambiamento climatico. Ho inoltre partecipato alle prime presentazioni che Johan Rockström, ecologo e ricercatore svedese, tenne sui planetary boundaries. Tutto questo mi ha portato a una forte consapevolezza e sensibilità sul tema.
Anche il festival, in quanto ente culturale, ha il compito di creare contenuti per sensibilizzare il pubblico riguardo la tematica della sostenibilità e mettere in azione buone pratiche. Certamente rimane ancora moltissimo da fare, sia a livello di sensibilizzazione sia sul grande tema della provenienza dei finanziamenti.
In Italia inoltre non si parla abbastanza di emissioni zero e il mondo della cultura, considerato da sempre subalterno rispetto agli altri settori, ne risente. È necessario invece che tutti facciano la loro parte e che diventino portavoce di sfide anche molto grandi ma urgenti.
All’interno del festival ci siamo fissati degli obiettivi di riduzione, individuando quindi degli indicatori per monitorare come si stia effettivamente riducendo l’impronta carbonica. Per fare questo servono degli strumenti adatti e un’accettazione da parte della direzione di tale necessità, anche se la priorità rimane sempre la sopravvivenza stessa delle organizzazioni culturali. A tal proposito è necessario citare il grande tema delle risorse economiche e della raccolta fondi, questione riguardo alla quale ci dovrebbe essere un ragionamento collettivo a livello di settore culturale. Si è assistito, nel mondo anglosassone, al rifiuto da parte di alcuni festival a determinati sponsor che operavano in maniera non sostenibile; oggi queste associazioni culturali fanno fatica a chiudere in positivo l’anno fiscale. Il tema dei partner quindi è particolarmente importante e necessita di una profonda riflessione. Tutto ciò che il festival riesce a reperire dai fondi viene attribuito a questioni etiche che noi portiamo avanti, come l’accessibilità per portatori di disabilità evidenti e non, fisiche e mentali.
Il pubblico percepisce la vostra attenzione e il lavoro che voi svolgete sulla sostenibilità?
Il tema è molto amato negli incontri del festival e intorno a esso riusciamo a intercettare anche un pubblico più giovane rispetto alla media dei nostri spettatori. Negli ultimi anni inoltre il numero di persone che presenzia a queste attività è cresciuto. Rispetto ai primi anni si incontrano anche volti nuovi, un dato che evidenzia un maggiore interesse e più generalizzato rispetto al tema. Penso inoltre che il nostro pubblico veda quello che facciamo, seppur preferiamo sempre concretizzare le cose piuttosto che raccontarle. Su questo aspetto teniamo un “profilo basso”, non abusando della parola sostenibilità ma portando avanti iniziative che incentivano a un minor impatto ambientale.
Cosa si potrebbe avvicinare, a livello comunicativo, il pubblico a questa tematica?
Il programma Consapevolezza Verde realizzato da Festivaletteratura è un progetto particolarmente apprezzato dal pubblico e negli anni è esploso: in questi 12 anni abbiamo realizzato più di 230 eventi dedicati alle tematiche ambientali.
Un altro progetto che sta particolarmente funzionando è Lavagne, un’attività che permette di portare in piazza tematiche particolarmente urgenti come la biodiversità (tema di Lavagne 2024) e le tecnologie della decarbonizzazione (tema di Lavagne 2023). Il dibattito viene in questo modo portato nel cuore della città e in uno spazio in cui non vi è nemmeno il vincolo del biglietto, aiutando quindi a intercettare un pubblico nuovo anche non particolarmente predisposto a questi temi.
[Alice Squitieri]