TourFest2025 | Un porto, una piazza, un mercato, un palco


Di Francesco Zoppi.

Per capire cos'è il Suq Festival bisogna partire dai luoghi. Piazza delle Feste è nel cuore del Porto Antico di Genova. "Suq", in arabo, significa mercato. E la piazza diventa davvero un grande mercato: al centro un palco, intorno botteghe e cucine. Un palco, un mercato, una piazza, un porto: spazi di incontri, scambi, relazioni e contaminazioni. Da qui partono e arrivano persone, oggetti, parole, portando con sé storie, lingue, ricette, tradizioni. Anche il mare che lambisce questa piazza non è un mare qualsiasi, ma è quel Mediterraneo che bagna le sponde di tre continenti, da sempre centro di comunicazioni e scambi tra popoli. Genova è una città di mare e di porto, aperta da secoli a influenze e contaminazioni: qui il nuovo arriva, a volte riparte, a volte resta. Il Suq Festival nasce da tutto questo: è festa, scoperta, condivisione, un mosaico di umanità.


Mercato, Suq Festival 2025, ph. Max Valle

Suq: mercato dei popoli
Appena entrati in Piazza delle Feste, si entra in un grande mercato, che ti avvolge con i profumi, colori, suoni e sapori dalle 40 botteghe artigiane e 14 cucine del mondo, mentre sul palco si alternano laboratori, danze, musiche, dibattiti, spettacoli. Uno spazio he coinvolge tutti i sensi con i colori dei tessuti e delle collane, l’aroma dell’incenso e del caffè arabo, il sapore delle spezie e dei dolci, il ritmo delle percussioni sabar dal Senegal e le note del buzuq palestinese. A prima vista potrebbe ricordare le grandi esposizioni universali dell’Ottocento, dove espositori di tutto il mondo venivano in grandi padiglioni di vetro e acciaio occidentali per mettere in mostra merci esotiche, suscitando stupore meraviglia. Ma qui succede l’opposto. Non è una fiera, né un Expo. È una piazza in cui i popoli si raccontano, non espongono, ma condividono. Nessun padiglione, nessuna delegazione nazionale. Al Suq non trovi ospiti stranieri, trovi le comunità che vivono a Genova e in Liguria: la comunità ecuadoriana, ucraina, senegalese, palestinese e così via. Non portano merci e folklore, portano storie personali e culture popolari. È uno spazio multiculturale, certo, ma questo multiculturalismo non appartiene al mondo intero, lo trovi tutto in questa città portuale del Mediterraneo che è Genova.

Teatro in piazza
Dopo qualche minuto dentro il Suq, però, ci si accorge di essere totalmente assortiti in questa dimensione "altra". Non si sta più passeggiando in un mercato, ci si sta muovendo dentro una vera e propria scenografia. E presto ci si rende conto di essere parte di una grande performance collettiva. Il Suq nasce dal teatro, è intriso di questa anima performativa. Tutta la piazza è teatro e tutte le persone partecipano, agiscono e interagiscono in questo spazio. Questa è la capacità trasformativa del teatro: non una forma d'arte rappresentativa, ma relazionale. Come una piazza, come un mercato, crea spazi e tempi condivisi, genera incontri e dialoghi, mette in scena l’umanità, conferendo nuovo senso e significato allo spazio. È una forma d’arte pubblica, fondata sulla socialità. Un modo di ripensare il teatro e le sue funzioni, che nasce dal bisogno di creare un teatro che rifletta la società.


Suq Festival 2025, ph. Max Valle

Il palco del Suq
Al centro della piazza del Suq è allestito un piccolo palco che ospita un ricchissimo programma: qui va in scena la rassegna Teatro del Dialogo (con dodici appuntamenti, di cui tre prime nazionale), ma anche concerti, showcooking, danze, incontri e laboratori. Il Suq è capace di riunire intrattenimento e contenuto politico, sociale e umano. Le musiche, le danze, le presentazioni, i dibattiti, gli spettacoli, tutto è costruito con cura dalla direzione artistica di Carla Peirolero con Alberto Lasso. Nulla è superficiale o accessorio. Gli ospiti sono voci critiche, capaci di mettere in discussione temi diversi con forme espressive diverse, ma mai banali. Gli spettacoli sono quasi sempre autobiografici: storie vere, non eccezionali, ma autentiche. Così Gaza viene raccontata dalla voce di chi l'ha vissuta, come Omar Suleiman, e di chi l'ha vista da vicino, come Paola Caridi. La cultura senegalese prende forma attraverso le danze, le parole e la lingua di chi ci è nato. La tradizione ucraina attraverso i canti della sua comunità. La cultura ecuadoriana con le danze della sua comunità. L’ambiente attraverso le parole di ricercatori e attivisti che lo studiano e lo difendono ogni giorno. Il femminismo con le parole di Michela Murgia, omaggiate da Chiara Tagliaferri e dallo spettacolo Stai Zitta!

Suq femminista
Tra i tanti temi di questa edizione, trova ampio spazio la questione delle discriminazioni di genere. Il Karaoke femminista di Monica Nappo, con Silvia Gallerano, passa in rassegna le canzoni che cantiamo da sempre, sotto la doccia o in auto, invitando il pubblico a cantare e soffermarsi sul significato delle parole. Da Mia Martini a Bello Figo, le canzoni svelano stereotipi, spesso nemmeno troppo velati. La prossima volta che vi ritrovate a canticchiare "comprami, io sono in vendita" fateci caso. Martedì 17 si prosegue con un dibattito sulla violenza di genere, seguito da un omaggio a Michela Murgia con Chiara Tagliaferri, e dallo spettacolo Stai zitta!, tratto dall’omonimo libro. Uno spettacolo forte e divertente, che mette a nudo le contraddizioni di una società che impone un senso di colpa anche per i più piccoli gesti di emancipazione e di un mondo mediatico che ridicolizza le donne di potere e di successo. La recitazione potente e commossa di Antonella Questa, Valentina Melis e Lisa Galantini si destreggia tra momenti ironici, riflessivi, irriverenti, drammatici, fino a sketch di stand-up comedy in cui le attrici interpellano uno spettatore, rovesciando i ruoli di genere: “e faccelo un sorriso, sei più carino quando sorridi” e “se non volevi che ti notassimo, non ti vestivi così”. Uno spettacolo che parla a voce alta, "perché di tutte le cose che le donne possono fare, parlare è la più sovversiva".


Karaoke femminista, Suq Festival 2025, ph. Max Valle

Gaza al Suq
Questa edizione del festival si è aperta con Mi chiamo Omar, una performance di teatro-cucina dedicata a Gaza, e si chiuderà con lo spettacolo Ogni luogo è un dove, in scena a Ventimiglia il 27 giugno. Due opere e due luoghi emblematici del fatto che Suq Festival è un’iniziativa profondamente radicata nell’attualità e nelle fratture del presente, un evento che per sua natura dà voce e si confronta con le questioni del mondo contemporaneo. Omar Suleiman, accompagnato dalla musica dell’oud, ha raccontato storie e luoghi della sua infanzia e della sua famiglia, in una performance di teatro-cucina durante la quale ha preparato il tabulè, piatto tipico della tradizione. Un racconto semplice e intimo, che intreccia la dimensione personale con quella di un intero popolo. L’intero ricavato della serata è stato devoluto all’Associazione Gazzella Onlus, a supporto dell’emergenza sanitaria a Gaza, per far fronte a una crisi “che non può lasciare insensibile il Suq”, scrivono gli organizzatori. Inoltre, ogni biglietto venduto per gli spettacoli dei giorni seguenti vale una donazione di Coop Liguria ad Assopace Palestina. Anche la giornalista e scrittrice Paola Caridi ha più tardi offerto un intervento lucido e appassionato sulla terra palestinese, riflettendo sul rapporto tra persone, natura e paesaggio in un territorio in cui anche una pianta di gelso può raccontare storie di conflitti e riscatti.

Sostenibilità ambientale al Suq
Dal 2019 Suq Festival è plastic free e da diversi anni propone EcoSuq, una rassegna dedicata alla sostenibilità ambientale con incontri, workshop e attività educative rivolte a bambini e adulti su temi come il riciclo e l’alimentazione. Uno spazio che anno dopo anno ha reso il Suq un luogo di ricerca e sviluppo di politiche per la sostenibilità dei festival, promuovendo attività di sensibilizzazione e buone pratiche attraverso dibattiti e azioni laboratoriali. Ecosuq non è un evento collaterale, ma parte integrante del Festival e del suo attivismo culturale per costruire una cittadinanza consapevole, diffondere buone pratiche e attivare il cambiamento.
Andate al Suq, perché è uno spazio in cui si respira umanità. Andate al Suq per vedere, ascoltare, sentire il valore delle relazioni. Andate al Suq per odorare, gustare, toccare tutta la ricchezza generata dall'incontro e dalla condivisione.
MOOD DEL FESTIVAL: Rumore di Raffaella Carrà e Shyel 3l mjwez di Muhannad Khalaf (scopri tutti i mood dei festival del TourFest 2025)

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