TourFest 2025 | Un cinema all’aperto per tornare bambini
Di Elena Scarfi.
Nell’aria tiepida della piana di Aosta, circondata da montagne tra le più alte d’Europa ma pianeggiante e calda nei primi giorni di luglio, vive ormai da cinque anni una pianta succulenta. Si tratta del Cactus Film Festival, nato da un piccolo seme piantato nel 2021 e cresciuto negli anni successivi, fino a conquistare, con il suo fusto e le sue spine, la piazza centrale della città.
Organizzato da Long Neck Doc ETS e diretto da Alessandro Stevanon, con la direzione organizzativa di Giulia Di Francescantonio, Cactus è dedicato “a chi è bambino oggi e a chi non ha dimenticato di esserlo stato”. Il cinema ne è l’anima, con la proiezione di 56 film in concorso selezionati da un comitato giovane e affiatato, composto da Lucia Paruta, Raffaella Persichella e Francesco Rey. L'obiettivo è contribuire alla diffusione e all’interesse per la settima arte, piantando una piccola talea nell’animo dei più piccoli e delle loro famiglie, nella speranza di trovare terreno fertile.
Per la prima volta quest’anno, Cactus ha portato i suoi film in piazza Émile Chanoux, abbandonando il Teatro Cinema Giacosa che lo aveva ospitato fino alla scorsa edizione. Spazio pubblico e aperto a tutti, la piazza è stata il palcoscenico del festival per più di una settimana, dal 27 giugno al 5 luglio 2025, e ha ospitato le proiezioni di 52 cortometraggi per bambini e ragazzi, suddivisi per fasce d’età, 4 lungometraggi e 3 film cult fuori concorso adatti a tutti. Circondati da palazzi storici tra i quali si intravedevano le montagne, nella luce calda del tramonto e accarezzati da una leggera brezza estiva, gli spettatori hanno potuto vedere e giudicare i film in concorso, proiettati sul grande schermo in fondo alla piazza, ma anche rivivere con i più piccoli i film della loro giovinezza, che non possono non aver lasciato un segno nei loro ricordi: Ghostbusters, Pirati dei Caraibi e Goonies sono film imprescindibili per varie generazioni di cinefili. Quest’anno Cactus non si è fermato ad Aosta, ma ha raggiunto, tra il 24 e il 26 di giugno, i piccoli paesi di Morgex, Châtillon e Fénis, per concludere il suo viaggio il 6 luglio nello spettacolare scenario del Forte di Bard, con la premiazione dei film vincitori di questa edizione.

Daniele Furlati, Cinema all'alba, Cactus Film Festival 2025, ph. Roberto Roux
Il Premio del pubblico, conquistato da Windy Day di Martin Chailloux, Ai Kim Crespin, Elise Golfouse, Chloé Lab, Hugo Taillez e Camille Truding, non è l’unico riconoscimento assegnato dal festival, che può contare su due giurie molto diverse tra loro per la scelta del Miglior Lungometraggio, quest’anno Living Large di Kristina Dufková, e del Miglior Cortometraggio, scelto per ogni fascia d’età. La Giuria Scuole, composta da migliaia di studenti (67.194) a livello nazionale, che partecipano al progetto Cactus Edu, ha premiato Mojappi. It’s Mine! di Taro Totsuka (3+), Bobel’s Kitchen di Fiona Rdr (8+), The Sleeplessness of Jutka di Maria Gorlich-Opyd (11+) e Courage di M. Jacquet, N. Baudry, M. Choudin, J. Desplanques, L. Delcroix e S. Cognon (15+), mentre per la Giuria Internazionale, formata da tre esperti di varie nazionalità e rappresentata in questa edizione da Pantelis Panteloglou (Grecia), Hilde Steenssens (Belgio) e Francesco Rey (Italia), i migliori sono stati A Dream Takes Flight di Chiara Helm, Hello Summer di Martin Smatana e Veronika Zacharova, Pocket Change di Daniel Bakker e, di nuovo, Windy Day. A questi si aggiungono il prestigioso award delll’ECFA (European Children’s Film Association), assegnato a In Between di Nour El Achkar, Roxane David, Morgane Chauvet, Flora Rouvel, Lucie Perales, Cindy Fanchonna e Sacha Moreau, e il Premio Energia della Vita, istituito dalla Compagnia Valdostana delle Acque, sponsor del festival, che ha ritenuto Aerialist di Anna Kuzina il cortometraggio che meglio esprime il potere vitale e trasformativo dell’energia.
L’immagine del cinema in piazza riporta subito all’estate, ma Cactus non si è fermato neanche durante l’inverno: quest’anno il festival si è sdoppiato con il progetto Cactus Edu, che ha trovato spazio nelle aule italiane nelle settimane tra febbraio e marzo, durante le quali bambini e ragazzi di molte scuole elementari e medie hanno potuto visionare i film in concorso in anteprima, esprimendo il proprio voto come parte della Giuria Scuole. Non più, quindi, come gli anni scorsi, un unico festival a maggio, ma una doppia attività suddivisa tra l’inverno e l’estate, tra la scuola e la piazza.

Cinema all'alba, Cactus Film Festival 2025, ph. Roberto Roux
Ma Cactus non è solo cinema. Se infatti l’audiovisivo è l’anima del festival, bambini e ragazzi ne sono la linfa vitale: a loro è dedicato un intero palinsesto di attività realizzate in collaborazione con diverse realtà del territorio che si occupano di infanzia e gioventù. All’interno dell’Hôtel des États in piazza Chanoux si possono trovare ogni pomeriggio paleontologhe che chiacchierano di fossili e fumetti con bambini di sette anni, danzamovimentoterapeute che ballano insieme ai bambini e a una tartaruga (peluche) di nome Kora, uccellini disegnati che finiscono in gabbia per colpa di un oggetto di precinema chiamato taumatropio, canzoncine dei cartoni cantate a squarciagola da bimbi di tre anni per due ore consecutive, senza il minimo segno di stanchezza. E non è finita qui, perché dopo le attività si corre in piazza e si continua a giocare fino all’ora di cena al Cactus Village. Allestito con qualche tavolino e tante piccole sedie, un calcetto che si gioca da seduti, un tabellone da “Forza quattro” piuttosto rumoroso e tanti, tanti fogli e pennarelli, dalle 18 il Cactus Village si riempie di persone di ogni età che giocano al ritmo delle canzoni del Re Leone, di Ali Babà, di Aladino, di Mulan e di tutti i film che hanno segnato la nostra infanzia. È forse questa la parte più commovente del festival: i gazebo gialli della piazza si trasformano per due ore in uno spazio altro, un luogo di condivisione, in cui semplicemente nonni, genitori e figli hanno il tempo e il modo di stare assieme e di essere solo bambini, per un po’. Cactus diventa così uno spazio di incontro e di gioia, ma anche un luogo di crescita consapevole e condivisa.
In questo tempo leggero e felice, non manca la consapevolezza dei luoghi in cui questa serenità non è possibile: nella mostra HeART of Gaza, allestita nella Saletta d’Arte, al Café du Théâtre e al Plus Café, la guerra di Gaza è raccontata dai disegni dei bambini, che aprono uno scorcio doloroso quanto necessario sulla quotidianità nei territori martoriati dal conflitto e dalla crudeltà umana. Da un’idea di Mohammed Timraz, fondatore della Tenda degli Artisti nella Striscia, e di Félie Butler, illustratrice irlandese, la mostra restituisce la paura, il dolore e la resistenza dei bambini, attraverso il loro sguardo innocente e autentico sulla realtà, e sostiene il progetto “We are not alone”, impegnato nella raccolta di fondi per inviare beni di prima necessità all’interno della Striscia, in cui è sempre più difficile reperirli. Un progetto intenso e toccante, per ricordare che non tutti i bambini del mondo sono uguali.

HeART of GAZA, ph. Roberto Roux
Nato tra i monti, e dunque in luoghi particolarmente fragili e vulnerabili di fronte al cambiamento climatico, Cactus ha come impegno naturale anche la sostenibilità ambientale. Il festival mira alla riduzione dell’impatto che ogni attività genera sull’ambiente naturale, tramite una serie di azioni di compensazione, il contenimento e il riciclo dei rifiuti e l’utilizzo di carta e materiali riciclati e riciclabili. In collaborazione con Treedom, Cactus calcola l’impronta di carbonio inevitabilmente generata dal festival e la compensa attraverso la piantumazione di alberi in Valle d’Aosta: anche per questo, nel 2023 ha ottenuto la certificazione “Ecolabel” da Legambiente. Il festival si impegna infine a garantire la più ampia accessibilità alle sue attività, tramite le “mappe di accessibilità” caricate sul proprio sito internet, la traduzione in LIS della serata finale di premiazione e la totale gratuità di tutte le attività che propone. Compresa la colazione nell’unico bar stellato della città.
Avete letto bene. Il sabato mattina, a chi si è svegliato di buon’ora per assistere alle proiezioni delle 6:30, oltre al meraviglioso spettacolo del sole che sorge tra le cime delle montagne, è stata offerta la colazione da Paolo Griffa al Caffè Nazionale, in collaborazione con “Il cielo in una pentola”, progetto solidale che promuove l’inserimento al lavoro per persone con disabilità. L’atmosfera era quasi surreale, anche grazie alle cuffie Bluetooth fornite a tutti i partecipanti per evitare di svegliare gli abitanti del centro città: l’unico suono percepibile era il canto degli uccelli che annunciavano il mattino, mentre due mongolfiere sorvolavano la piazza sfruttando l’aria fresca dell’alba.
Durante le giornate al festival, ho avuto più volte occasione di chiedere al pubblico, allo staff, agli organizzatori cosa Cactus rappresentasse per loro. Ho ottenuto tante risposte diverse e spesso cariche di significato. A me non l’ha chiesto nessuno, ma per me Cactus è stato un momento di condivisione, di crescita e di tenerezza, portata dai bimbi e dalle loro famiglie.
MOOD DEL FESTIVAL: Circle of life di Elton John, Tim Rice
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