TourFest2026 | Quando il cinema abita la piazza


Di Giorgia Niesi

Prima ancora che iniziasse un film, c’era già qualcuno ad aspettare. La piazza si riempiva, una sedia veniva spostata, una cuffia veniva indossata, qualche pop corn veniva assaggiato, e si continuava ad attendere l’inizio della proiezione, tra piccoli sondaggi e tante chiacchiere che riempivano l’aspettativa. Per quattordici giorni, dal 25 giugno al 5 luglio, Aosta ha ospitato nella sua piazza principale il Cactus International Film Festival, che nel 2026 ha raggiunto la sua sesta edizione.

Cactus è nato dall’idea del direttore artistico Alessandro Stevanon, che nel 2020 ha sentito la necessità di mettersi in gioco, provando a riportare il cinema al pubblico a cui era stato sottratto a causa del Covid. “Ogni festival nasce da una domanda. Per il Cactus Film Festival significa chiedersi come guardare il mondo insieme alle bambine, ai bambini, alle ragazze e ai ragazzi”, ha raccontato Stevanon. Una domanda che riguardava il cinema, ma che finiva per interrogare anche il modo in cui si costruiva un pubblico: non una platea indistinta da raggiungere, ma una comunità con cui condividere uno sguardo. “Il cinema per l’infanzia e la gioventù non è un cinema minore. È un luogo necessario”, ha sottolineato il direttore artistico.

Nella sua prima edizione Cactus si configurava come un progetto online della durata di una sola giornata, indirizzato alle scuole. Nel corso degli anni, è uscito dalla dimensione virtuale per approdare in quella reale, dislocandosi in varie zone della città, fino a raccogliersi dalla quinta edizione a piazza Chanoux, nel cuore di Aosta. Al calar del sole la piazza si trasformava in una sala cinematografica sotto le stelle, da luogo di passaggio a luogo di permanenza, dove scorrevano sullo schermo grandi classici, anteprime, cortometraggi e lungometraggi in concorso. Ritorno al futuro, Bianco, rosso e Verdone, The Blues Brothers, Edward mani di forbice, Madagascar e Chiedimi se sono felice hanno messo accanto epoche e generi differenti, trasformando la piazza in un luogo di incontro tra generazioni.

Chiedimi se sono felice al Cactus International Film Festival, ph. Roberto Roux

Un’attenzione particolare viene riservata ai cortometraggi, uno dei filoni portanti del Festival: è la finestra privilegiata sul cinema internazionale per l’infanzia. Love and Disies della regista ceca Klàra Kubenkova, The Legend of Hummingbird del francese Morgan Devos e Peninsula delle autrici belghe Sarah Vanhoeck e Angèle Vergoni, sono corti in cui lo sguardo raggiunge creature minuscole ed enormi: gnomi, colibrì e gigantesse, che incutono timore semplicemente perché non li conoscevamo, ma diventano la lente attraverso cui raccontare il diritto alla libertà e all’amore, il coraggio di scegliere e l’accettazione di ciò che può apparire diverso. Le attività non si sono limitate alle proiezioni, che hanno costruito momenti di incontro: autrici e autori dei film hanno incontrato il pubblico in talk loro dedicati, così come scrittrici e scrittori di libri per l’infanzia, portando dentro la piazza storie nate sia sulla pagina sia sullo schermo. Numerose sono state le attività dedicate ai più piccoli - giochi, momenti di ascolto e laboratori - in cui si osservavano i meccanismi del cinema, riscoprendone la storia, fino ad attività più concrete come creare una locandina cinematografica con il laboratorio - realizzato in collaborazione con il Museo Nazionale del cinema di Torino - Crea il tuo manifesto.

Laboratorio Crea il tuo manifesto, Cactus International Film Festival, ph. Roberto Roux

Uno degli appuntamenti che ha catalizzato l’attenzione del pubblico è stato La lune à un mètre, progetto in collaborazione con la Cineteca di Bologna, che ha portato in piazza Chanoux la magia del cinema delle origini. Mentre sullo schermo scorrevano le immagini di alcuni capolavori del muto, le note del maestro Daniele Furlati hanno accompagnano ogni gesto, movimento e cambio di scena. Per ben due appuntamenti, inoltre, il festival ha scandito l’inizio delle lente giornate estive con le proiezioni delle 6.15 del mattino, il 27 giugno e il 4 luglio. Gli abitanti seguendo il dolce odore degli sfogliati appena sfornati delle pasticcerie della zona, si sono ritrovati, puntuali, per guardare i cortometraggi e poi concludere la prima parte della mattina con la colazione, servita al termine delle proiezioni.

La colazione al Cactus International Film Festival, ph. Roberto Roux

Il Cactus ha creato una comunità temporanea che non è fatta solo da chi per caso scopre il festival passeggiando per le vie del centro, ma è diventato un vero e proprio punto di incontro per abitanti e turisti. Il Festival ha portato persone dentro gli spazi della città e, allo stesso tempo, ha portato la città dentro il Festival. “Il nostro lavoro non si esaurisce nella selezione delle opere”, ha spiegato  Stevanon. “Consiste nel costruire le condizioni perché ogni film trovi il proprio pubblico e perché ogni proiezione diventi un’esperienza di relazione”. È proprio seguendo questi propositi che l’accessibilità ha fatto il suo ingresso concretamente nella struttura del Festival: dai sovratitoli per il pubblico non udente alle cuffie wireless per ascoltare i film in altre lingue, i QR code accessibili per il pubblico non vedente, fino alla traduzione simultanea dall'inglese all'italiano (e viceversa) degli incontri con ospiti internazionali a cura di Francesca Marella.

Talk, Cactus International Film Festival, ph. Roberto Roux

Il cinema è arrivato anche al reparto di Pediatria dell’Ospedale Beauregard, con una proiezione realizzata insieme a Missione Sorriso, mentre la cerimonia di premiazione conclusiva del 5 luglio è resa accessibile anche in LIS. A conclusione, la sera del 5 luglio la festa collettiva creata dai Cristoni d’Avena, cover band rock-metal che - dopo un attento rito di purificazione con il palo santo nel dietro le quinte – è salita sul palco per animare e trasformare piazza Chanoux in un grande karaoke che attraversa le generazioni, cantando le sigle dei cartoni animati care ad adulti e bambini.

Cristoni D'Avena, Cactus International Film Fest, ph. Roberto Roux

Da Sailor Moon a Lupin, da Dragon Ball a Rossana, fino ai Pokémon e Beyblade intrecciando qua e là qualche strofa dei Queen, i Cristoni d’Avena sono riusciti a far ballare e cantare tutto il pubblico e lo staff, coinvolgendo anche registi e giurati internazionali, in un vero e proprio momento di celebrazione della fine del Festival. Cactus ha lasciato dietro di sé è una piazza che per quattordici giorni ha avuto un ritmo diverso: abitata dall’attesa prima di un film, dalle voci dei bambini, dalle discussioni dopo una proiezione, dalla musica e dalle risate. Poi lo schermo si è spento, le sedie sono state portate via, il cinema è tornato dentro le sale e Piazza Chanoux torna lentamente alla sua quotidianità.

Festival osservato: Cactus International Film Festival

Progetto: TourFest 2026

A cura di Associazione TrovaFestival in collaborazione con Ateatro ETS