TourFest2026 | Un festival che dona speranza


Di Sara Maria Trainotti

Il Sacro Monte di Varese è da secoli destinazione spirituale per pellegrini devoti alla Vergine Maria, ma da diciassette anni nel periodo estivo diviene meta di devoti all’arte e alla cultura grazie al festival di teatro Tra Sacro e Sacro Monte, diretto da Andrea Chiodi. Dal 26 giugno al 23 luglio 2926 con nove diversi appuntamenti con artisti di fama nazionale come Fausto Russo Alesi e Ippolita Baldini il festival ha abitato e animato il Sacro Monte portando al centro la missione dell'organizzazione: promuovere la cultura partendo da un’identità cristiana condivisa che permetta la riflessione su interrogativi fondamentali della vita. San Francesco è la figura che in questa edizione ha personificato questo scopo, nell’ottocentenario dalla composizione del celebre Cantico e dalla morte del santo, Andrea Chiodi decide di concentrarsi su quello che definisce lo scandalo francescano: spoliazione e alterità radicale. In una società laica e agghindata dove ritualità e contemplazione hanno perso spazio, il festival si posiziona controcorrente mettendo al centro la potenza dell’incontro, prendendo esempio dal santo che grazie alla forza dell’incontro con i più umili rivoluzionò il mondo cattolico. L’obiettivo del festival viene raggiunto con tre serate sold out e un’alta partecipazione ai progetti, come Capolinea Sacromonte con ragazzi di scuola superiore, che volevano diffondersi su tutto il territorio varesino per moltiplicare la forza data dallo stare insieme attraverso la forza provocatrice dell’arte. La poetica dell’incontro nasconde un duplice intento nella provocazione e al medesimo tempo nella meditazione sui temi e gli interrogativi contemporanei. Questo duplice filone segue tutta la programmazione del festival e si realizza nella distinzione tra il programma dei weekend, dove giovani artisti come Pietro Cerchiello in Ecologia capitalista interpellano il presente nella complessità della crisi ambientale, e quello della settimana, dove viene indagata la figura di san Francesco in tutta la sua complessità da artisti affermati sul piano nazionale come Alessio Boni e Marcello Prayer con Ai margini della luce.

Alessio Boni, Marcello Prayer, Ai Margini della luce, Tra Sacro e Sacro Monte, ph. Giacomo Vanetti

In questa polarità complementare il festival Tra Sacro e Sacro Monte acquisisce senso e significato divenendo motore di cambiamento tra azione e contemplazione. Martedì 21 luglio va in scena Francesco e l'infinitamente piccolo, spettacolo che nasce dalla penna di Lucilla Giagnoni, attrice, narratrice e divulgatrice che torna al festival dopo diverse partecipazioni negli anni passati.

Lucilla Giagnoni, Francesco e l'infinitamente piccolo, Tra Sacro e Sacro Monte, ph. Giacomo Vanetti

Il testo si ispira alla lettura che lo scrittore francese Christian Bobin ha dato della figura del Santo e restituisce un Francesco lontano dall'iconografia devozionale: un uomo profondamente umano, capace di tenere insieme nello stesso gesto la dimensione dell'infinitamente grande e quella dell'infinitamente piccolo. Ripercorrendo tutta la vita del santo la meditazione teatrale di Lucilla Giagnoni evidenzia la sua poliedricità, narrando i diversi volti assunti dal Francesco: quello del bambino, del cavaliere, del povero, del folle, dell’attore, dell’uomo di pace. Una molteplicità che nasce già dal suo nome: Giovanni, in onore dell’apostolo più amato, voluto dalla madre e Francesco, in onore dei commerci francesi, voluto dal padre. Il doppio nome diviene omen della vita del santo, diviso tra una dimensione contemplativa solitaria e una politica come uomo del proprio tempo. Tra aneddoti e riflessioni poetiche gli accompagnamenti musicali curati da Paolo Pizzimenti aumentano la dimensione eroica e non del tutto afferrabile di Francesco, con il rondeau che ritorna come intermezzo alle parole di Lucilla Giagnoni, la celebre Air de Sauvages” di Rameau, la musica aiuta a scandire il tempo della meditazione teatrale e dona un ulteriore spazio di raccoglimento al pubblico. Una frase tra le molte pronunciate dall’attrice racchiude il messaggio francescano e diviene l’augurio per il pubblico, per lo più adulto, che riempiva il Santuario fino all’ultima fila: “La vita mi viene dalla vita ed è verso lei che vado”. È un invito a ringraziare per quanto si è ricevuto, a ponderare le proprie scelte e a continuare a donarsi con amore per incontrare il prossimo. In questo modo la singola biografia francescana diviene universale nell’esperienza di un uomo che fa dell’incontro gratuito con gli altri il centro della propria vità e San Francesco si trasforma nel santo per tutti, credenti o meno. Il Festival Tra Sacro e Sacro Monte dimostra quindi di porsi controcorrente rispetto al mondo contemporaneo perché continua a voler investire su amore e speranza per una vita felice.

Festival osservato: Tra Sacro e Sacro Monte Festival

Progetto: TourFest 2026

A cura di Associazione TrovaFestival in collaborazione con Ateatro ETS

Con il sostegno di Fondazione Cariplo