TourFest 2025 | Erranti, traghettatori e fantasmi tra innovazione e tradizione
Di Eleonora Poli
L'equazione che porta al programma di un festival è complessa e delicata, soggetta a variazioni dirette e indirette, a cambi di rotta e di venti. Ravenna Festival, in trentacinque anni di storia, ha visto sui suoi palcoscenici il meglio delle produzioni nazionali ed è diventato una certezza nel panorama degli eventi culturali.
La programmazione di Ravenna Festival si distribuisce su tre mesi – da maggio a luglio, più un'appendice operistica in autunno - con appuntamenti disseminati in location e frazioni del ravennate sempre diverse. Uno degli obiettivi del festival è sempre stato quello di unire la città in un fronte culturale comune: trasformare la platea e i palchi in trincee contemporanee. Per far questo la direzione – in capo a Cristina Mazzavillani Muti, Angelo Nicastro e Franco Masotti - gestisce e organizza una rete di servizi per disseminare appuntamenti culturali per tutta la città, adatti a chi segue assiduamente la stagione ravennate ma anche a chi vi si approccia per la prima volta.
Ravenna è patria di note realtà teatrali che hanno contribuito a rendere la città uno dei terreni artisticamente più fertili della Romagna e che, forse inconsapevolmente, hanno allenato l’occhio del ravennate nella ricerca di questo tipo di teatro in tutto ciò che gli viene proposto. Per questo motivo, il festival spazia tra tutti i generi presenti nell’ambito delle arti performative: c’è una forte presenza di danza, di musica dal vivo, di opera e di prosa. Ecco, quindi, in programma i sempreverdi Teatro delle Albe con Don Chisciotte ad ardere, Marco Baliani con Del coraggio silenzioso, i rinnovati Fanny&Alexander con Ghosts e ancora la compagnia di danza Aterballetto in scena con Notte Morricone e l’ibrido progetto tra prosa e musica dell’Orchestra La Corelli in Buio d’Inferno e la dolce sinfonia di Paradiso.

Marco Baliani, Del coraggio silenzioso, Ravenna Festival 2025, ph. Marco Parollo
Tra le location predilette dal festival, la prima è il teatro principale della città, il Teatro Alighieri, in cui è andato in scena Del coraggio silenzioso di Marco Baliani. Un monologo, con musica dal vivo interpretata da un quartetto di musicisti, sulle storie di coraggio che hanno segnato la nostra epoca contemporanea. Racconti di vita di chi non è riuscito a sopportare un'ingiustizia e ha avuto la forza di alzarsi e urlare al mondo.
Dai palchi dell’Alighieri si passa agli spalti scorrevoli del Pala de Andrè, altra location abituale del festival, che di solito accoglie concerti o le opere liriche. Notte Morricone, produzione Centro Coreografico Nazionale/Aterballetto, è la novità di quest’anno. Una consolidata compagnia di ricerca, coreografata da uno dei nomi di punta della danza contemporanea, Marcos Morau, rende omaggio a uno dei maestri della musica italiana, Ennio Morricone. Una conversazione abitata solo dai corpi dei danzatori che interpretano l’Ennio che conoscono tutti: quello dei premi Oscar, di Per un pugno di dollari o di Nuovo Cinema Paradiso, l’amico di Quentin Tarantino, l’uomo nato per dare vita alle sette note. Una finestra che inquadra tutte queste scene e lentamente fa luce sull’onirico, su quell’Ennio che avrebbe preferito non uscire mai dal suo studio di registrazione. Quella conversazione diventa allora un dialogo, un passo a due, tra chi è e chi vuole essere quel ragazzo romano cresciuto a stretto contatto con la musica contemporanea e poi prestato al cinema. Grazie alle coreografie della compagnia si riesce a percepire la lotta tra le due anime del compositore, senza mai dimenticare il merito che ha la musica ovvero quello di averlo reso un artista. Un collage di suoni e movimenti anche ripetitivi e all’apparenza confusi che ci accompagnano all’interno dell’universo di Ennio lasciandoci in balia delle sue composizioni.
Aterballetto, Notte Morricone, Ravenna Festival 2025
Per il secondo anno ritorniamo tra i mosaici della Domus dei Tappeti di Pietra, uno dei siti archeologici più rilevanti in città, testimonianza del passaggio dei bizantini. Camilla Berardi, giovane attrice ravennate under 30, ci accoglie nella Chiesa di Santa Eufemia e, come un moderno Virgilio tra i canti dell’Inferno e una materica Beatrice tra le rose del Paradiso, accompagna il pubblico tra gli scavi del piano inferiore. Un movimento di discesa e ascesa, replicato in vari brevi appuntamenti, che vedono recitati testi di Omero, Ovidio, Virgilio, Paolo di Tarso, e di Dante accompagnati dai musicisti dell’Orchestra La Corelli. Un viaggio che parte dall’Inferno con i suoi toni gravi e le sue metamorfosi, fino alla luce del più candido Paradiso dantesco. Chi incontriamo tra quei gradini, chi vediamo abitare quelle stanze che sappiamo appartenere a una vecchia domus, chi ascoltiamo suonare non ci è dato sapere, nelll’atmosfera eterea di una chiesa al calar del sole, momento perfetto per incontrare i fantasmi.
Sempre di fantasmi si parla in Ghosts di Fanny&Alexander, al Teatro Alighieri per la prima nazionale di questa opera nata dal desiderio di Chiara Lagani di mettere in scena i racconti di Edith Wharton, autrice vissuta tra Ottocento e Novecento. Wharton è una delle voci più raffinate e penetranti della sua generazione, cresciuta nei salotti dell’élite dell’alta società americana di cui, fin da giovane, percepisce l’ipocrisia dietro il lusso e le buone maniere. Intelligente, sensibile e appassionata di arte, viaggi e architettura, con la sua scrittura ruppe molti schemi del suo tempo diventando un punto di riferimento del genere gotico.
Chiara Lagani e Andrea Argentieri, usando la tecnica dell’eterodirezione, si muovono in uno spazio apparentemente vuoto ma fantasmaticamente abitato da una moltitudine di personaggi. Il suono, diretto da Luigi Ceccarelli, restituisce allo spettatore una sensazione spaziale concreta: siamo in una casa settecentesca, in un lungo corridoio dove riecheggiano passi, urla e sussurri. Ogni porta conduce a una storia e ogni storia ci lascia l’interrogativo di che cosa abbiamo appena visto. Cinque storie che provano a costruire l’idea che l’autrice ha della figura del fantasma: è un rimpianto? oppure è un ricordo non troppo nitido? è un segno premonitore o semplicemente qualcosa di invisibile che ci affascina, una suggestione? e se fosse il riflesso di un desiderio?

Fanny Alexander, Ghosts, Ravanna Festival 2025, ph. Marco Parollo
Tra testimonianze, voci di traghettatori, dialoghi tra la veglia e l’onirico e fantasmi, Ravenna Festival si sta aprendo a un triennio con una nuova co-direzione artistica. Saranno Anna Leonardi e Michele Marco Rossi, affiancati da Angelo Nicastro - già nel consiglio direttivo - a decidere l’andamento dei prossimi anni. L'obiettivo avviarsi verso un rinnovamento generazionale, coinvolgere maggiormente il tessuto culturale ravennate e di evolvere verso un dialogo territoriale sempre più sostenibile. Un vento forte e innovativo che, auspicabilmente, riuscirà a scalfire quel monolite che finora è stato il Ravenna Festival senza stravolgerne l’anima. Ai futuri “erranti” il dovere di testimoniare.
MOOD DEL FESTIVAL: Nuovo Cinema Paradiso di Ennio Morricone
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