TourFest 2025 | Il respiro della città: la letteratura tra storia e futuro


Di Alice Squitieri.

Profumo di libri, quello inconfondibile di carta stampata e di libertà. Echi di voci che risuonano agli angoli delle strade, in mezzo alle piazze, tra gli alberi dei parchi. A farsi spazio tra quei volti di turisti e spettatori, di appassionati di letteratura e curiosi, una bici con una maglietta blu. Da ventotto anni, puntuale come un rito di fine estate, Festivaletteratura torna a illuminare con la propria energia la città di Mantova. Più di 300 autori e autrici tra i più autorevoli del panorama italiano e internazionale che, con le loro parole e la loro arte, hanno portato a contare quasi 69.000 presenze in cinque giorni di festival, dal 3 al 7 settembre 2025. Giornalisti e scrittori si sono incontrati con i loro lettori, dando vita a dialoghi vivaci fatti di domande e curiosità. Un intreccio vibrante in cui si riconosce la forza del festival, non calendario di eventi ma esperienza collettiva capace di rendere la letteratura un bene vivo.
Ritornare a Mantova significa desiderar provare di nuovo quel senso di spaesamento: trovarsi al contempo qui e altrove, dentro e fuori dai libri. Sempre sul confine – non come soldati, ma come testimoni all’erta. Tornare equivale ad abitare un limbo, uno spazio scomodo eppure necessario
Queste le parole del comunicato stampa conclusivo del festival, il quale si pone al confine tra la più cruda realtà e l’estrema immaginazione. Festivaletteratura è un vortice in cui chi vi capita dentro non può fare a meno che continuare a frammentarsi, nel tentativo di ritrovare se stesso. Mantova, per cinque giorni, si apre a un riattraversamento emotivo, come una pagina di un libro da abitare e da scrivere, in cui la letteratura non consola ma interroga e rinnova. A Festivaletteratura la parola non è mai confinata alla carta: essa si tramuta in gesto, incontro ed esplorazione di sé e dell’altro. La letteratura, nel suo essere multiforme, si intreccia con tutte le arti dando vita a format, eventi e conversazioni che abbracciano ogni dimensione umana: tematiche di carattere sociale e civile sfiorano riflessioni sul cambiamento climatico; la storia si scontra atrocemente con un presente incapace di ricordare; le esperienze personali dialogano con filosofia e immaginazione.




L’incontro Il carcere non è vendetta tenuto da Marcello Bortolato, magistrato e presidente del Tribunale di Sorveglianza di Firenze, con Verdiana Benatti, docente di Lettere e autrice di podcast, permette di riflettere sul concetto ancora troppo poco noto di giustizia riparativa. Partendo dalla frase di Emile Durkheim "la punizione è una vendetta in cui la società infligge la sofferenza che la vittima o la sua famiglia vorrebbero infliggere", la giustizia riparativa si propone come approccio complementare a quella tradizionale. L’attenzione, in questo caso, non si concentra su chi merita di essere punito o sulla severità della pena, bensì su cosa può essere fatto per sanare la ferita causata. Tale nuovo concetto di giustizia mette al centro l’incontro tra linguaggi differenti, dove ciascuna delle due parti (peccatore e vittima) impara a guardare il mondo attraverso gli occhi dell’altro, trasformando l’odio in solidarietà, empatia ed emozione condivisa. Un tema che apre al dialogo invece che al conflitto, rappresentato all’interno di un festival che celebra la parola in tutte le sue forme.

Bisogna tenere a mente che il clima non ci aspetta: dipende da leggi e fisiche e una volta che le abbiamo provocate non possiamo più tornare indietro
afferma con forza il climatologo e divulgatore scientifico Luca Mercalli, intervistato nell’evento Italia: il tempo che ha fatto e che farà da Annalisa Metta, professoressa di Architettura del paesaggio a Roma Tre . In un viaggio nel tempo tutt’altro che astratto, Luca Mercalli ha attraversato i secoli con uno sguardo diverso focalizzato sul clima in Italia, facendo emergere il fatto che ogni fenomeno naturale che la nostra nazione ha attraversato non solo ha influito sulla storia della Natura quanto, soprattutto, sulle vite degli uomini. Saper leggere il passato climatico significa quindi comprendere la memoria del territorio e riconoscere i segni di ciò che siamo stati e anticipare quello che saremo. In un dialogo attivo tra storia e scienza, il cambiamento climatico diventa a Festivaletteratura un tema carico di consapevolezza e responsabilità.

Festivaletteratura, in conclusione, è un’esperienza condivisa in cui la cultura smette di intimidire e si fa coscienza viva. Un laboratorio pulsante, reso possibile dal lavoro di più di 500 volontari che, indossando la loro uniforme blu, rendono per cinque giorni l’anno la loro città un crocevia di idee ed emozioni. Mantova, con i suoi laghi e il suo castello, smette di essere monumento per farsi ponte tra le arti.


MOOD DEL FESTIVAL: Sogna, ragazzo, sogna di Roberto Vecchioni e Alfa

(scopri tutti i mood dei festival del TourFest 2025)

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