TourFest 2025 | Trasformare il territorio in un laboratorio vivo di arte, pensiero e dialogo
Di Leonardo Mozzato.
Da quest’anno ho un motivo per essere felice dell’arrivo della fine dell’estate.
Un motivo fatto di luoghi e persone speciali, capaci di costruire, nel tempo e con cura, un festival multidisciplinare sorprendente, che da dieci anni trasforma il territorio in un laboratorio vivo di arte, pensiero e dialogo: CombinAzioni Festival.
Il progetto è nato dall’intuizione e dall’energia di un gruppo di ex studentesse e studenti dei licei di Montebelluna, che hanno trasformato la curiosità e lo spirito critico ereditati da quegli anni in un progetto culturale aperto e vitale. Il nome di Primo Levi, a cui l’ex scuola è intitolata, sembra aver lasciato in loro un’impronta profonda: quella di uno sguardo capace di tenere insieme arte, scienza e umanità.
Non è solo la complessità della loro “coerenza” artistica a colpirmi: a livello organizzativo e logistico, CombinAzioni Festival appare come una vera sfida. Guardando il programma, si percepisce subito la densità e la varietà delle proposte, e cresce il desiderio di esserci, di immergersi in quell’affascinante intreccio di linguaggi, luoghi e persone che trasforma piazze, biblioteche, ville storiche e persino luoghi naturali dei cinque comuni in provincia di Treviso coinvolti: Montebelluna, Trevignano, Volpago del Montello, Caerano di San Marco e Crocetta del Montello.
“Chi ha paura dell’uguaglianza?” è il titolo dell’undicesima edizione di CombinAzioni Festival, in programma dall’11 al 21 settembre 2025. Una domanda diretta, che sfida luoghi comuni e invita a riflettere su uno dei principi fondamentali della democrazia, spesso proclamato ma altrettanto spesso disatteso.

Il pubblico di Beauty Storytellers 2 a Montebelluna, ph. Gioele Gatto
In viaggio verso CombinAzioni mi chiedo quale pubblico aspettarmi: giovani? anziani? gente del posto o visitatori da fuori?
Perché, diciamolo, posso facilmente immaginare chi assisterebbe a un festival di musica barocca, e forse anche il pubblico di un festival di teatro ragazzi, ma il pubblico di CombinAzioni Festival resta imprevedibile.
Un po’ preoccupato, mentre provo a immaginare chi saranno i miei compagni in platea, vedo le Prealpi avvicinarsi e capisco che sto per arrivare a Montebelluna per la mia prima serata di festival. Sul programma è scritto in maiuscolo BEAUTY STORYTELLERS 2: una restituzione di un progetto formativo e pratico nell’audiovisivo che, per il secondo anno, ha coinvolto 9 scuole e più di 1.500 studenti e studentesse, guidati, fra gli altri, dal regista Marco Zuin.
Quello che mi colpisce durante la serata Beauty Storytellers 2 è vedere come le varie comunità si siano riunite: studenti e studentesse insieme a nonni e familiari (tantissime persone!), tutti orgogliosi del loro percorso e dei numerosi cortometraggi prodotti e proiettati sul grande schermo. Nessun concorso, nessuna competizione: solo l’energia contagiosa di chi ha capito che la produzione artistica — in questo caso cinematografica — stimola creatività e relazioni, unendo le persone in modo unico. E guardando i ragazzi e le ragazze salire sul palco e raccontare la propria esperienza, questa convinzione si rafforza ancora di più.
Uscendo dal parco di Villa Binetti, location dell’evento, comincia a piovere, ma è ormai troppo tardi: il calore e la luce del proiettore si sono già sedimentati e restano più accesi che mai in tutti i partecipanti alla serata.
Il giorno successivo la destinazione è il Teatro Comunale di Trevignano. Con me ci sono Eugenio e Giulia, con cui parlo sempre tantissimo di teatro, sia all’andata che al ritorno di ogni nostra gita nelle sale teatrali del Triveneto.
Sul palco, Elvira Frosini e Daniele Timpano, insieme a Marco Cavalcoli, metteranno in scena Ottantanove. Prendendo posto in sala mi guardo attorno, sono curioso di continuare la mia indagine sul pubblico di CombinAzioni Festival e vedo famiglie, anziani, molte coppie e qualche operatore teatrale che riconosco. Qualcuno poche file davanti la mia guarda dal cellulare il debutto in Champions League dell’Inter, in attesa che lo spettacolo inizi; qualcun altro, invece, non si rende conto che dopo il lunghissimo silenzio di Frosini e Timpano entrati in scena, la persona dalla platea che inizia uno sproloquio provocante parlando della storia delle rivoluzioni è proprio Cavalcoli, il terzo attore dello spettacolo.
“Basta parlare, vogliamo il teatro!” gridano da dietro, provando a zittirlo.
“Scusi, ma lei fa parte dello spettacolo?!” riesce a intuire qualcuno della mia stessa fila.
Poi l’energico provocatore sale sul palco e prende vita uno spettacolo ritmato e carico di parole e movimento.
Ottantanove non dura poco ma nessuno abbandona la sala, neppure chi, con le proprie urla, aveva dimostrato di non essere abituato a certi spettacoli teatrali.

Elvira Frosini e Marco Cavalcoli in Ottantanove
Sono felicissimo per Ermes e per tutte le persone che collaborano al festival: ancora una volta ce l'hanno fatta; hanno saputo coinvolgere e fare partecipare la comunità ad un'esperienza culturale per molti insolita; hanno portato uno stimolo culturale forte sfidando e soprattutto credendo nella provincia, anche in quella più diversa da loro.
Lo spettacolo finisce e dopo gli applausi la sala non si svuota. Ci sono persone che escono ma molte di più si cercano, si salutano, si parlano e iniziano a interrogarsi su quanto hanno appena visto. CombinAzioni non è un festival per pochi eletti e certamente la cultura non è un lusso, la comunità qui ormai lo sa.
In due sere ho visto pubblici diversi condividere lo stesso spazio, la stessa attenzione, la stessa curiosità. È per questa capacità di far convivere differenze e di trasformarle in dialogo che il festival mi ha colpito.
L'estate è finita e io saluto la Marca Trevigiana. Non so bene "Chi ha paura dell'uguaglianza?" ma di sicuro al momento degli applausi battiamo tutti le mani allo stesso modo.