TourFest 2026 | Uno sguardo sulle (e dalle) case popolari di Milano


Di Riccardo Mera

Il Primo Festival delle Case Popolari (“delle”, e non “nelle”, come si premura di sottolineare la direzione artistica del festival) è allestito nelle estati del biennio 2025-2026, con una serie di spettacoli gratuiti che raccontano la storia di complessi di case popolari milanesi, recitati all’interno degli stessi cortili. Che siano esiti di laboratori teatrali over 60 o basati sulle testimonianze dei residenti, gli spettacoli organizzati da Teatro Officina, Atir Teatro e Compagnie Malviste incarnano pienamente lo spirito di un teatro sociale capace di coinvolgere e di creare o ricreare comunità locali, come spiega Massimo De Vita sul sito di Teatro Officina:
Non so da dove ricominciare per ri-creare un corpo sociale che sia comunità e non solitudini, però mi resta negli occhi l’immagine, che vi consegno, di uno straordinario vecchio: si chiama Antonio Bozzetti. Davanti alla cattedrale nel deserto della Barona, seduto su una sedia, narra alla gente del quartiere di come si viveva nelle case di ringhiera negli anni Quaranta. Il suo occhio è vivo, lucido, non c’è nulla di stupidamente nostalgico nella sua voce e nella sua narrazione; parla di storie di uomini e di donne, dei loro giochi, dei loro dolori e delle risa che riempivano l’aria…
È proprio a partire da qualche sedia e pochi oggetti di scena (una finestra, delle valigette, una radio a valvole, un mangiadischi) che De Vita e Enzo Biscardi, in La Fondazione Crespi Morbio, riportano in vita la storia dell’omonimo complesso di edilizia popolare di Gorla in un altro cortile di un altro quartiere, lontano ma al contempo vicino, perché le storie di questi cortili si assomigliano e condividono i temi comuni della storia recente di Milano e d’Italia. Si parte dalla fondazione, in periodo fascista, di questo gruppo di alloggi concessi gratuitamente alle famiglie operaie più bisognose e numerose, passando per i bombardamenti di Gorla ricordati dalle testimonianze di chi allora era bambino e per la ricostruzione nel dopoguerra, con la figura centrale della “Contessa Giulia”, ricordata spesso con una gratitudine devozionale dagli abitanti della Fondazione.

Festival delle Case Popolari, La Fondazione Crespi Morbio, ph. Angelo Fausto Lo Buglio

Il numero di residenti si amplia a tal punto (si pensi che per ottenere l’alloggio bisognava essere una famiglia con almeno cinque figli) da permettere di costituire una squadra di calcio, mentre il cortile diventa un luogo di ritrovo per i giovani e giovanissimi che stimolano la nascita di una vera comunità, destinata tuttavia a essere fortemente indebolita negli anni Settanta, con la piaga dell’eroina e il passaggio di proprietà al Comune, che priva il complesso della propria particolare e attenta gestione privata, assimilandolo alle altre case popolari pubbliche. Lo spettacolo si chiude con l’auspicio di una rinascita della Fondazione e di uno spirito comunitario, coltivato concretamente con iniziative come queste che stimolano la partecipazione collettiva, non confinate a via Sant’Erlembaldo 2 ma estese agli spazi vivi dei cortili di edilizia residenziale pubblica. Bisogna riconoscere però che, nel 2026, la promozione di unione civica in spazi quali le case popolari milanesi non può prescindere dal coinvolgimento di diverse rappresentanze etniche e da una focalizzazione maggiore sul presente, rispetto ad uno spettacolo che, soffermandosi solo sul secolo scorso, finisce per rivolgersi principalmente a persone italiane adulte e anziane che si possono riconoscere negli eventi narrati.

Festival delle Case Popolari, La Fondazione Crespi Morbio, ph. Angelo Fausto Lo Buglio

Interamente interpretato dal gruppo over 60 di Atir e diretto da Alessio Calciolari, Le Olimpiadi delle centenarie porta in scena una storia alla The Substance (2024), in cui un “miracoloso” siero di una malvagia compagnia biochimica promette di rendere delle atlete centenarie più giovani, più forti, più performanti, un po’ come nel film di Fargeat la sostanza prometteva di rendere "più giovane, più bella e più perfetta" chiunque lo utilizzasse. Nell’arco delle varie prove sportive di queste comiche e fallimentari Olimpiadi organizzate dalla Ceo dell’azienda per mostrare i prodigi del suo prodotto, le concorrenti trovano tuttavia il coraggio di ribellarsi alle logiche della produttività e affermano il proprio diritto di scegliere il proprio ritmo autonomamente, e magari di rallentarlo, dopo una vita di corsa. Anche questo spettacolo, ben riuscito, si rivolge a un pubblico prevalentemente anziano, destinatario privilegiato dal festival in queste due occasioni, mentre l’intento di coinvolgere i residenti è stato attuato con ottimo esito soprattutto nel primo spettacolo (e probabilmente nei prossimi, in programma tra luglio e settembre). Qualcuno infatti è sceso ad assistere (anziane, mamme, bambini): alcuni prima, lasciandosi coinvolgere e offrendo qualcosa di rinfrescante agli attori, i più ritrosi dopo, percependo la magia della finzione teatrale propagarsi nei propri spazi di vita quotidiana, venuta a impersonare finalmente anche le loro storie.

Festival osservato: Festival delle case popolari
Progetto TourFest 2026
A cura di Associazione TrovaFestival in collaborazione con Ateatro ETS
Con il sostegno di Fondazione Cariplo