TourFest 2026 | Tra le crepe del presente: un festival di giovani per i giovani
Di Alessia Romeo
Dal 23 al 28 giugno il Teatro India ha ospitato la XIII edizione dello Youth Fest di Dominio Pubblico. Nella conformazione non convenzionale degli spazi dell'India, struttura ex industriale priva di barriere e palcoscenici tradizionali, si interseca perfettamente lo spirito multidisciplinare che caratterizza questa nuova edizione del Festival dal titolo Sorgenti.
Il direttore artistico, Tiziano Panici, lascia molto spazio alla Direzione Artistica Partecipata (DAP) Under 25 che, oltre ad aver curato la selezione di opere e artisti in programma, presenzia a ogni giornata del festival per presentare i protagonisti che si esibiscono di volta in volta nella sezione di loro competenza. Il risultato è un festival dei giovani per i giovani, una comunità in cui la presenza delle nuove generazioni si fa notare anche e soprattutto tra il pubblico.
Arti urbane
È proprio grazie a questa sinergia che la programmazione riesce ad appropriarsi degli spazi, sfruttando una modularità che permette alla DAP di abitare il luogo in modo fluido, creando un dialogo costante tra spettacolo e architettura. Questa flessibilità si riflette perfettamente nell'uso dell'Arena, che ospita esplorazioni di Arti urbane come One Sunday Morning.

Yeva Sai, Matteo Marongiu, One Sunday Morning , Dominio Pubblico, ph. Giulia Valentini
Nella sua ironia, la performance di Yeva Sai e Matteo Marongiu sfrutta lo scenario all’aperto, come fosse parte della scenografia, per permettere ai due interpreti di muoversi e interagire liberamente con il pubblico, che viene coinvolto e sposta il proprio punto di vista insieme a loro. Dietro maschere bianche, due figure dall’aspetto umanoide, seppur all'inizio apparentemente spaesate, richiamano azioni comuni, giocano, danzano e spariscono sulle note di brani pop, in un divertente equilibrio coreografico tra tecnica e improvvisazione. In un finale di assoluta normalità, l'immaginaria apparizione di un neonato restituisce i personaggi alla dimensione ordinaria di una qualunque "Domenica mattina", dove la vita quotidiana ha definitivamente la meglio.
Sonorità contemporanee
Sulla stessa lunghezza d'onda, alla sera, l'Arena dà spazio alle sonorità contemporanee dei tigernap e dei Gyoza e a quelle punk rock di AI Girlfriend. I concerti e le performance musicali, tuttavia, non sono sempre stati circoscritti all'esterno, il festival ha dovuto infatti fare i conti con l'ultima ondata di calore registrata in Italia, sintomo sempre più tangibile del riscaldamento globale. Ma Sorgenti non si è fermato né di fronte al caldo né di fronte al temporale improvviso. Così, il concerto di Livrea è stato spostato dall'Arena alla Sala Oceano, accogliendo le sue sonorità elettroniche in un'atmosfera decisamente più intima. Ad arricchire l'esperienza visiva del festival, la mostra permanente di fotografia, videoarte e progetti audiovisivi Coordinate dello sguardo accompagna il pubblico per tutta la durata della rassegna, affiancata dalla distribuzione del fumetto La fine del (mio) mondo, dei giovani fumettisti Andrea Brumat - Coso - Miriam Pancaldi - Mattia Pelusi - Pitaf - Sara Martina, supervisionato da Stefano Piccoli.
Andrea Brumat - Coso - Miriam Pancaldi - Mattia Pelusi - Pitaf - Sara Martina, La fine del (mio) mondo, Dominio Pubblico, ph. Giulia Valentini
Cinema
Per la sezione cinema, a queste iniziative si è aggiunta Correnti, rassegna di corti cinematografici realizzata in collaborazione con 24 Frame al Secondo organizzata da Famiglia Valdiserri/Di Caro e Controchiave, Girogirocorto Film Festival, IISS Cine Tv Roberto Rossellini.
Danza
Forte del rapporto e del dialogo con altre realtà del settore, nel campo della danza lo Youth Fest porta in scena Primi tempi, rassegna di studi di danza in co-programmazione con FuoriProgramma Festival. Panici introduce il momento performativo evidenziando come fissare un limite rigido come quello degli under 25 rischi di determinare un perimetro chiuso. Se anni fa c'era la necessità di valorizzare questa specifica fascia d'età per favorirne la specializzazione, negli ultimi anni Dominio Pubblico è diventato più un osservatorio mirato a rilevare ed elevare le nuove forme artistiche. In particolare, rivolgendosi alla danza, il direttore osserva come la situazione si sia rovesciata e come i linguaggi contemporanei abbiano aiutato questa forma di espressione ad aprirsi e ad adeguarsi. I danzatori di oggi, infatti, hanno spesso alle spalle o vivono tuttora esperienze di formazione e specializzazione all'estero altamente qualificanti, che garantiscono un accesso più facilitato ai festival e all'ambiente lavorativo. Valentina Marini, direttrice artistica di FuoriProgramma, cita come valore aggiunto del festival l’aver creato un dispositivo unico in Italia, capace di mettere in campo una categoria anagrafica che non vale solo come requisito formale su un bando ministeriale, ma che rappresenta un valore oggettivo in grado di permettere una reale trasversalità di opinioni.
In questo contesto, Alice D’Urso, siciliana trasferita in Germania, fa della nostalgia la spinta trainante per spostarsi, andare altrove e fare esperienze. Nel talk a seguito della sua performance, la stessa artista ci spiega il perché del titolo Ingresso libero, raccontando che l'accesso al sentimento della nostalgia è così comune a tutti che dovremmo prenderne coscienza e, talvolta, alleggerire con tono ironico e divertente anche le esperienze drammatiche che ci fanno soffrire.
Alice D’Urso, Ingresso Libero , Dominio Pubblico, ph. Giulia Valentini
Il concept caratterizza a fondo anche la coreografia di Emilia Quiñones, studentessa tedesca che, affascinata dallo studio della letteratura italiana e ispirandosi alla suggestiva immagine del lupo di mare della poesia Allegria di naufragi di Giuseppe Ungaretti, fa del sentimento della resistenza un atto di forza. Infine Muga di Francesco Paolino, di origine pugliese ma residente nei Paesi Bassi, diventa lo strumento metaforico per raccontare la criticità di un momento preciso nella vita di un danzatore, ovvero quello delle audizioni. Precisamente il periodo compreso tra la fine della formazione e l'inizio di un impiego all'interno di una compagnia è un processo estenuante, che sovraccarica lo stato mentale di un giovane. La sua opera si configura così come una critica verso un mondo della danza che tratta i ballerini come ingranaggi di un meccanismo costantemente iper-performativo, a tal punto da trasformare la passione in un atto meccanico.
D'altra parte il teatro, continua Panici, tuttora non possiede la stessa fortuna e si trova in una condizione in cui spesso mancano i mezzi e i riconoscimenti necessari per uscire dal limbo tra istruzione e lavoro.
Teatro
Qui si incastrano gli spunti proposti per la sezione teatrale. In scena, il lavoro di Perillo-Scarcella affronta un tema che tocca molto da vicino i più giovani: la corsa per essere il migliore. Lo spettacolo inizia come una gara a punti per decretare chi sia il migliore sotto l'aspetto fisico e morale, il concetto non è “quanto sono bravo io, ma quanto fai schifo tu” per validare la mia bravura. E così, tra sfide di vario genere, come il tentativo di far piangere l’altro o di batterlo all’interno di un costume gonfiabile da lottatore di sumo, l'opera offre una prospettiva satirica su un attuale e angosciante modo di vivere. In questa continua competizione, attraverso la rottura della quarta parete, siamo noi spettatori alla fine a essere interrogati su cosa significhi oggi essere Una persona migliore.
La proposta teatrale di questa edizione sollecita un’analisi autocritica da parte dello spettatore, anche attraverso esempi come Age is a feeling.
Ci si trova davanti a uno spettacolo partecipativo in cui il pubblico influenza direttamente le scelte della performer Arianna Cremona e, proprio per questo, l'opera cambia costantemente e si rivela ogni volta una sorpresa. Il lavoro si sviluppa attorno all'idea delle vite parallele, scandito dal ridondante e circolare mantra del "bevo più acqua, mangio più sano, faccio sport", che fa da intermezzo ripetitivo per passare a una nuova storia o a una nuova vita. È un'opera che esorta a cambiare rotta finché siamo in tempo, dichiarando guerra al rimorso e al cinismo attraverso il potente messaggio secondo cui “nessuno potrà conoscere tutto della tua vita. Nemmeno tu”.
Di grande impatto è la lettura scenica di SEG MEN TAR SI - dis-integrazione dell'umano, testo di Chiara Arrigoni (vincitore del Premio Nazionale di Drammaturgia Omissis 2025) rivisitato dalla regista Ivonne Capece.
Chiara Arrigoni, SEG MEN TAR SI , Dominio Pubblico, ph. Giulia Valentini
Il reading propone alcuni estratti del testo, partendo da quella che la stessa autrice definisce una suggestione horror. La protagonista è una ragazza su un tavolo operatorio pronta a vendere pezzi del proprio corpo per pagarsi gli studi, una metafora esasperata della situazione economica precaria in cui si trovano molti giovani d'oggi. L'università, come emblema dell'istruzione e della cultura, diventa il traguardo più alto da raggiungere, un luogo elitario al cui vertice si collocano i cyborg, esseri alieni che sono a capo del pianeta. Nel costante dialogo uomo-macchina, si mette al centro la questione di cosa significhi essere umano, se sia meglio essere fatti di carne e bramare un corpo immortale o essere fatti d'acciaio e desiderare di riuscire a sentire. Si tratta di un lavoro esistenzialista che pone l'anima al centro del dibattito, in una riflessione che sembra fare riferimento a un futuro distopico, ma che si rivela filosoficamente valida, dice Capece, per una lettura del presente.
Tornando invece a uno scenario più realistico e comune, il festival fa riferimento alle problematiche quotidiane della propria generazione. Lo dimostra Binario 1 con Salmoni, drammaturgia di Leonardo Ceccanti e regia di Riccardo Iellen, che a chi tra il pubblico è fuorisede arriva in modo particolarmente diretto.
Binario 1, Salmoni , Dominio Pubblico, ph. Giulia Valentini
Lo spettacolo si apre con un monologo rivolto al mare, impersonato dagli spettatori stessi, illuminati da puntatori blu con movimenti ondosi, in cui la protagonista, Roberta Gallo, chiede scusa per essere andata via a studiare in una città lontana. In questo dialogo intimo, la ragazza si confida e ammette di sentirsi talvolta giudicata per la sua scelta. Da questo incipit, che introduce i pensieri e la nostalgia comuni per chi vive lontano, si innesta una problematica ancora più grande, quella delle amicizie. Entrano così in scena Camilla Lacaud e Daniele Santoro, nei panni dei due amici di una vita, quelli rimasti nella cittadina di provincia sul mare, che mettono in crisi i ricordi e le speranze di chi sta per tornare a casa. Ci si chiede se le amicizie lasciate siano rimaste le stesse, per poi accorgersi che molte cose sono cambiate, non solo per chi va via, ma anche per chi resta. Quelli che da bambini erano i "tre salmoni" sempre uniti, dai banchi di scuola alle feste del liceo, fino alle bravate sui binari, ora hanno tre vite molto diverse e sanno poco l'uno dell'altro. Lo spettacolo restituisce pari dignità sia alla scelta di partire sia a quella di restare, conscio che spesso è semplicemente la vita a mettere di fronte a questo bivio. Da fuorisede, l'impressione che si riceve è che il vero coraggio risieda in fondo proprio nella volontà di continuare a esserci, custodendo e coltivando nel tempo gli affetti lontani.
Allarga lo sguardo oltre le tematiche strettamente generazionali, rivelandosi altrettanto magnetica, la performance ConTatto, in un’azione scenica che sembra fermare il tempo.
Federica Dauri, Hanna Schaich, Luca Della Corte e Alain Nouchy, ConTatto , Dominio Pubblico, ph. Giulia Valentini
Seduti a terra, attorno a Luca Della Corte e Alain Nouchy, gli spettatori diventano testimoni di un legame profondo: la storia d’amore tra i due performer. La coreografia di Federica Dauri nasce da un vissuto reale, la disabilità motoria sopraggiunta in Alain a causa di un ictus midollare, e si traduce in un'azione scenica intima e carnale fatta di corpi, respiri e micromovimenti che mettono in mostra un profondo processo di guarigione, insito nella storia stessa della coppia. Abbracciando tutti i sensi, lo spettacolo porta sul palco una fragilità cristallina e carica di sfumature, capace di commuovere. Nel ritratto di questa Pietà contemporanea, l'archetipo della compassione si trasforma in un legame totalizzante in cui la sacralità si mescola all'erotismo, e dove l'abbandono di uno trova il sostegno dell'altro. In questo sospeso e ipnotico scambio risiedono un'intimità e una cura disarmanti.
Ogni sorgente inizia con una piccola crepa
È all’interno di queste crepe dell’esperienza umana, alcune più dolorose, altre cariche di interrogativi, che sceglie di inserirsi questa edizione del Festival. Non a caso, il monito di quest’anno parla chiaro: "Ogni sorgente inizia con una piccola crepa”. Ed è proprio dentro quelle fessure, spesso invisibili ma profonde, che scorre e prende vita l’azione culturale di Dominio Pubblico.
In definitiva, Sorgenti propone una programmazione che incrocia le traiettorie e le inquietudini dei giovani di oggi, e non solo. Dagli studenti universitari ai fuori sede, fino a chi sta semplicemente cercando la propria strada in un mondo complesso o a chi, trovandosi di passaggio, desidera uno sguardo lucido e non scontato sulle tematiche più attuali. Una direzione coraggiosa, capace di portare al centro del dibattito tematiche forti e dal potente impatto emotivo, scelta necessaria non solo per la riuscita del Festival, ma per guardare il presente con occhi sempre nuovi.
Festival osservato: Dominio Pubblico
Progetto TourFest 2026
A cura di Associazione TrovaFestival in collaborazione con Ateatro ETS