TourFest 2026 | Dove affondano le radici e nasce il futuro


Di Nicole Pierini

Dal 27 giugno al 12 luglio 2026, Spoleto ha ospitato la 69ª edizione del Festival dei Due Mondi, una manifestazione che, nel corso della sua storia iniziata nel 1958, si è affermata come uno degli appuntamenti culturali e artistici più rilevanti a livello internazionale. Anche quest’anno il programma ha proposto un ricco calendario di spettacoli che ha spaziato dall’opera alla musica sinfonica, dalla danza al teatro, fino alle produzioni contemporanee, creando un dialogo tra linguaggi artistici differenti. L’edizione 2026 è dedicata al tema delle radici, intese non come semplice richiamo al passato, ma come punto di partenza per immaginare nuove forme di espressione e favorire l’incontro tra culture, tradizioni e visioni artistiche. Il festival si propone così come uno spazio in cui memoria e innovazione convivono, dando vita a un confronto aperto tra esperienze e prospettive provenienti da contesti diversi. A rappresentare questa identità è anche il nuovo slogan, "In the bel mezzo of Everything", introdotto sotto la direzione artistica di Daniele Cipriani. L’espressione, che unisce italiano e inglese, richiama l’idea di trovarsi al centro di un dialogo continuo tra passato e futuro, tradizione e sperimentazione, artisti e pubblico, eccellenza e inclusione. Un messaggio che sintetizza la volontà del Festival di essere un luogo di incontro, confronto e crescita culturale. Tutte le giornate del Festival si aprono con i concerti di mezzogiorno. Il 28 giugno si inaugura con il Quartetto Indaco al Teatro Caio Melisso Carla Fendi: i quattro interpreti portano sul palco due violini, una viola e un violoncello. Con percorsi artistici differenti alle spalle si uniscono con freschezza e dedizione, cimentandosi in una pluralità di generi e stili, dal Barocco al contemporaneo. Il programma proposto a Spoleto pone al centro la musica popolare, con due brani in prima assoluta di Carovani, tratti da canti popolari toscani e spoletini, seguiti da pagine di Haydn e Ravel, autori profondamente influenzati dalle tradizioni musicali dei loro territori. Ci si sposta poi al Teatro Menotti per l’Opera delle 15:00, Vanessa di Samuel Barber, su libretto di Gian Carlo Menotti, con la regia di Leo Muscato.

Leo Muscato, Vanessa, Dei Due Mondi ph. Collettivo Opera Studio

Sul podio la direttrice sudcoreana Sora Elisabeth Lee, alla guida dell’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna e del Coro del Teatro Lirico Sperimentale. In omaggio a Menotti, ideatore del Festival, l’opera torna a Spoleto dove fu presentata in prima esecuzione italiana nel 1961 proprio nell’ambito della manifestazione, in traduzione italiana e per la prima volta nella versione in tre atti. Oggi viene riproposta in lingua originale, l’inglese. L’azione si svolge in un imprecisato paese dell’Europa settentrionale, agli inizi del Novecento, all’interno di una grande villa isolata dove vivono tre donne: Vanessa, la Baronessa sua madre e la nipote Erika. Da vent’anni Vanessa attende il ritorno di Anatol, l’uomo che l’ha abbandonata; da vent’anni la Baronessa la punisce con il silenzio; da vent’anni gli specchi sono coperti per fermare il tempo. L’equilibrio della casa viene sconvolto dall’arrivo del giovane figlio dell’antico amante, con cui Vanessa instaura un legame sentimentale. Tuttavia, lo stesso uomo seduce anche Erika, dando origine a un intreccio di passioni, rinunce e conflitti interiori. Quando Anatol sceglie di sposare Vanessa, Erika resta sola e segnata dalla perdita, mentre Vanessa lascia la dimora insieme al marito. Il finale suggerisce però un ciclo destinato a ripetersi: Erika assume il posto della zia, rinchiudendosi nella stessa attesa e nella stessa solitudine. Rimasta sola con la Baronessa, proprio come ha fatto la zia vent’anni prima con il vecchio Anatol, Erika ordina al maggiordomo di coprire tutti gli specchi. Vanessa ed Erika sono entrambe vittime del proprio destino, ma in modi diversi e complementari. Vanessa vive per vent’anni prigioniera del ricordo di un amore perduto, incapace di accettare il tempo e di costruirsi una nuova vita, fino a proiettare sul giovane Anatol l’immagine dell’uomo amato. Erika, invece, è segnata dal peso delle rinunce e dall’ambiente familiare, e finisce anch’essa intrappolata in un destino di isolamento. In questo modo Barber e Menotti trasformano la vicenda in una riflessione universale su memoria, desiderio e ripetizione del dolore: quanto del nostro destino ci appartiene davvero e quanto è già stato scritto prima di noi? Alle 17:00 Giuseppe Fiorello è protagonista di Educazione sentimentale, scritto e diretto da Ivan Cotroneo, all’Auditorium della Stella.

Giuseppe Fiorello, Educazione Sentimentale, Festival dei Due Mondi, ph. Collettivo Opera Studio

Il monologo racconta la vita di Daniele Canonico, un uomo di cinquant’anni che ripercorre la propria formazione attraverso gli oggetti contenuti in scatole di legno che formano la scena sul palco. Percorrendo le tappe della sua vita, prima scolastiche e poi lavorative, si delinea attraverso un monologo brillante il tracciato di un bambino, poi di un ragazzo, infine di un uomo, chiamato a dimostrare al mondo la sua capacità di essere maschio. È un testo divertente, che solo negli ultimi dieci minuti si svela per quello che è davvero: un atto di accusa contro un’educazione sociale di genere che mai punta al rispetto della donna come soggetto. La giornata del 29 giugno si apre con Dead as a Dodo, della compagnia norvegese Wakka Wakka.

WAKKA WAKKA, Dead as a Dodo, Festival dei Due Mondi, ph. Collettivo Opera Studio

Con atmosfere che richiamano The Nightmare Before Christmas e The Skeleton Dance, lo spettacolo racconta l’avventura di due scheletri nel mondo dei morti. Gli scheletri sono quelli di un bambino e di un dodo (un uccello estinto in seguito alla colonizzazione umana dell’isola di cui era nativo) che sono in cerca di ossa per sopravvivere in un mondo in cui l’estinzione incombe. I due pupazzi sono animati da attori che si mimetizzano con la scena, che a prima vista sembra semplicemente totalmente nera. In un universo governato da un monarca irresponsabile e da una figlia avida, l’improvvisa trasformazione del dodo inizia un processo che diventa metafora di un’epica lotta tra esistenza ed estinzione. Alle 15:00, al Teatrino delle 6 Luca Ronconi, in collaborazione con l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica "Silvio d’Amico", presenta Atti segreti per persone anonime, diretto da Claudio Tolcachir con gli allievi dell’Accademia. Il lavoro nasce come esperienza collettiva, un mosaico di ossessioni, domande e fragilità condivise. Attraverso una scrittura corale, gli interpreti danno vita a un universo umano fragile e sincero, in cui ciascuno si nutre dell’altro. Le premesse sono promettenti e mi sarebbe piaciuto poter vedere lo spettacolo per farmi un’idea completa, ma al mio arrivo il mio accredito risultava smarrito.

Peter Stein, Platonov, Festival dei Due Mondi, ph. Collettivo Opera Studio

Alle 17:30, all’ex Chiesa di San Simone, va in scena Platonov di Peter Stein, maestro della regia europea e fondatore della Schaubühne di Berlino. Il regista affronta il primo grande testo di Čechov, un’opera giovanile e incompiuta, ma ricca di potenziale. Platonov emerge come figura emblematica dell’"uomo superfluo" di cui tanto parlerà Čechov in tutti i suoi scritti: un uomo talentuoso e affascinante, ma incapace di trovare il proprio posto nel mondo. È amato da quattro donne: la sua giovane moglie Alexandra, detta Sascia, la "generalessa" Anna Petrovna, la timida e impacciata studentessa Maria Grècova e la sua vecchia fiamma Sofia; ma tra loro non sa scegliere, medita il suicidio e, proprio quando sceglie di vivere, viene ucciso da una delle donne. È il simbolo di una generazione sospesa tra inquietudine e inazione. Lo spettacolo restituisce il ritratto di un mondo in crisi, ma ancora attraversato da bellezza e contraddizioni, trasformando il dramma individuale in una riflessione universale sull’esistenza. Stein sceglie una regia rigorosa e fedele al testo: tanti attori, tempi dilatati, personaggi con grande profondità psicologica e un’azione corale. Per cinque ore gli attori si muovono tra panorami diversi; la scenografia cambia per cinque volte durante lo spettacolo: la veranda esterna della casa della Generalessa, un giardino notturno, un tratto di ferrovia, l’interno della piccola scuola di campagna di Platonov e infine una stanza con armi alle pareti, dove si consuma la scena finale. Il Festival dei Due Mondi ha confermato ancora una volta il ruolo di Spoleto come punto di riferimento per la scena culturale internazionale. Nel corso delle settimane della manifestazione, il pubblico ha avuto l’opportunità di assistere a spettacoli di alto profilo, capaci di mettere in dialogo tradizione e sperimentazione, linguaggi artistici differenti e sensibilità provenienti da contesti diversi. La varietà delle proposte artistiche e la qualità delle produzioni presentate hanno contribuito a rafforzare il legame tra il Festival e la città di Spoleto, che anche quest’anno si è trasformata in un luogo di incontro e partecipazione culturale. L’edizione appena conclusa ha lasciato in eredità un’esperienza condivisa fatta di spettacolo, confronto e scoperta, confermando il valore della manifestazione nel panorama culturale italiano e internazionale.  

Festival osservato: Festival dei Due Mondi

Progetto TourFest 2026

A cura di Associazione TrovaFestival in collaborazione con Ateatro ETS