TourFest 2026 | Vieni a (vedere la) danza con me? (per non parlar del cane)
Di Nicole Pierini
32 spettacoli, 20 compagnie e ben 16 tra anteprime e prime nazionali: questo è Umbria Danza Festival 2026 a Perugia, con la direzione artistica di Valentina Romito. Dal 2021 il festival, organizzato da Dance Gallery, storica realtà della danza contemporanea umbra, è cresciuto fino a diventare uno degli appuntamenti più riconoscibili del panorama artistico regionale. Giunto alla quinta edizione, continua a trasformare il centro storico di Perugia e alcuni dei luoghi iconici della città in un palcoscenico diffuso. Il vero punto di forza di UDF è la sua capacità di uscire dagli spazi teatrali tradizionali per animare i luoghi della vita quotidiana. In un’epoca che ci chiede di accelerare continuamente, la scommessa di questo festival continua a essere quella di restituire alla danza e al tempo della creazione la loro funzione più antica e necessaria: essere gesti civili, capaci di riportare i corpi e le persone al centro del dialogo pubblico.
"At the still point of the turning world, there the dance is", scriveva T.S. Eliot in Burnt Norton, il primo dei celebri Quattro Quartetti (Four Quartets). Noi siamo quel punto fermo del mondo che gira. È lì che accade la danza. È con questa frase che la direttrice artistica apre la descrizione del festival.
Con il claim "Time", Umbria Danza Festival 2026 sceglie di ripartire dal tempo: di agire, di riportare i corpi al centro del dialogo e di abitare strade e piazze per incontrarsi.
Il programma si divide in due momenti. L'UDF Main Program, dall'11 al 21 giugno, porta spettacoli in diversi spazi urbani; UDF Kids, tra ottobre e novembre, coinvolge bambini e adolescenti con laboratori nelle scuole e spettacoli dedicati alle nuove generazioni. Occasioni di incontro tra artisti, cittadini e pubblico, trasformando ogni appuntamento in un momento di confronto.
Le giornate del 18 e 19 giugno hanno costruito un percorso attraverso linguaggi coreografici differenti, accomunati da un interesse condiviso per il corpo inteso come luogo di mutazione, relazione e sedimentazione del tempo. Tra performance all’aperto, studi nati in residenza, debutti nazionali e dispositivi performativi site-specific, si è delineata una mappa del contemporaneo in cui il movimento diventa strumento di indagine più che semplice forma espressiva.
Ad aprire il programma del 18 giugno è stato Everybody has a fate (out) di Riccardo De Simone, un duo presentato nello spazio esterno del complesso di Sant’Anna, storica sede della scuola di danza Perugina.
Riccardo De Simone, Everybody has a fate (out), Umbria Danza, ph. Simone Rossi
I performer, in equilibrio su slide boards, evocavano movimenti vicini al pattinaggio di velocità, costruendo traiettorie che non approdano mai a un punto definito. Ogni scivolamento sembra sospeso in una tensione continua, come se il tempo stesso fosse in costante fuga. Il presente appare così come una condizione instabile, un intervallo fragile tra ciò che è già accaduto e ciò che deve ancora accadere. Chi guarda è spinto a interrogarsi sulla natura del tempo, sul presente e sulla speranza di un futuro che, pur incerto, continua a essere qualcosa verso cui tendere.
La seconda proposta della giornata è stata Scented Panther, da un progetto di Aurelio Di Virgilio con l’interpretazione di Elena Sgarbossa, un solo sviluppato all’interno di una residenza artistica e presentato in forma di anteprima, con debutto previsto per agosto.
Aurelio Di Virgilio, Scented Panther, Umbria Danza, ph. Simone Rossi
Il lavoro si inserisce in un processo ancora aperto, destinato a ulteriori fasi di ricerca e sviluppo tecnico, in cui il dialogo con il pubblico diventa parte integrante della costruzione dell’opera.
La performance si ispira all’allegoria medievale della pantera profumata, creatura al tempo stesso seducente e sfuggente, simbolo poetico di un’attrazione che non si lascia mai afferrare del tutto. Il progetto affronta temi legati alla sparizione, all’estinzione e alle tracce residue del corpo. In scena, però, la figura animale non emerge in modo immediatamente riconoscibile. Il corpo appare come una creatura in transizione, più vicina a un insetto che tenta di liberarsi dal proprio bozzolo che a un felino compiuto. Ne deriva l’impressione di una metamorfosi ancora in atto, in cui l’identità non è stabile ma continuamente ritrattata. Tra le immagini più forti vi è quella di una lingua lunga e irregolare, letta come possibile metafora di una dimensione interna e "inappetibile", una zona oscura che fatica a essere contenuta. L’esito è una tensione costante tra attrazione e repulsione, che si traduce in sensazioni di disagio e straniamento per l’osservatore.
Il 19 giugno si è aperto con il laboratorio Vieni a (vedere la) danza con me? di Michele Pascarella, dedicato all’atto del guardare, inteso come pratica attiva e consapevole nella relazione tra spettatore e opera. Tre incontri per analizzare insieme diversi spettacoli, non semplicemente per guardarli, ma per osservarli, metterli in relazione con l’ambiente in cui si svolgono e mettere in discussione il nostro stesso modo di vedere. Guardare, infatti, non è un atto neutro. Ciò che vediamo dipende inevitabilmente dalla prospettiva con cui ci avviciniamo a un’opera. Più che chiederci se qualcosa sia o meno arte, Pascarella propone una domanda diversa: che cosa fa quest’opera a me? Che emozioni suscita? Quali domande apre? Quali resistenze incontra?
Gruppo Nanou, Fuori Quadro , Umbria Danza, ph. Simone Rossi
È un cambio di prospettiva che libera dal bisogno di classificare tutto secondo categorie rigide. E allora viene spontaneo interrogarsi: l’arte è tale solo quando riceve il consenso del pubblico o della critica? Oppure può esserlo anche quando spiazza, divide, perfino infastidisce? Forse il valore di un’opera non risiede tanto nella sua capacità di rispettare canoni prestabiliti, quanto in quella di creare un dialogo con chi la osserva, anche quando quel dialogo è fatto di dubbi o incomprensioni. A seguire, presso la Galleria Nazionale dell’Umbria, è stato presentato Fuori quadro, del Gruppo Nanou, dispositivo performativo pensato per entrare in dialogo con le pinacoteche del Cinquecento e del Seicento. Il progetto lavora sul superamento della cornice pittorica: il corpo si espande oltre il limite del quadro, si contrae, attraversa lo spazio espositivo e ne modifica la percezione. Il museo si trasforma così in un ambiente poroso, attraversato da continui passaggi tra immagine, presenza e memoria visiva.
Tra le prime nazionali, la performance Falena di Elisa Sbaragli è centrata sul tema della trasformazione.
Elisa Sbaragli, Falena, Umbria Danza, ph. Simone Rossi
La figura della falena è qui intesa come presenza fragile ma persistente, attratta dalla luce e, al tempo stesso, destabilizzata dalla sua intensità. Si esplora il processo di metamorfosi non come passaggio lineare, ma come sequenza di oscillazioni, aperture e ritrazioni. Nel corso della visione, tuttavia, la lettura dell’opera non è sempre risultata immediata. L’impressione iniziale rimanda a una creatura che cerca di emergere dal proprio bozzolo, anche se la performer sembra già abitare una condizione "da falena" fin dall’inizio della coreografia. Alcuni passaggi evocano un linguaggio corporeo vicino al mimo. Ne resta un’impressione ambigua, coerente forse con la natura stessa della figura evocata: attratta dalla luce, ma mai completamente afferrabile. Last Movements of Hope II. Organi e Nella neve, entrambi coreografati da Adriano Bolognino, chiudono la seconda giornata. Last Movements of Hope II. Organi è il secondo capitolo di un macroprogetto concepito come un sistema modulare di micro-danze, autonome ma potenzialmente combinabili con altre in strutture più ampie. Ogni sezione affronta un diverso aspetto dell’esperienza umana, dalle relazioni alle paure, fino alla tensione persistente verso la speranza. In questo capitolo l’attenzione si concentra sull’interiorità corporea. Gli organi diventano presenze invisibili ma costanti, entità che abitano il corpo pur rimanendo in gran parte inaccessibili alla percezione. Il lavoro dialoga con l’idea che ciò che ci costituisce non sia mai pienamente conoscibile, ma solo intuibile attraverso tracce, sensazioni e risonanze emotive. Con Nella neve la riflessione si sposta sul cambiamento e sulla crescita.
Adriano Bolognino, Nella neve, Umbria Danza, ph. Simone Rossi
Nato dall’esigenza di proseguire il percorso iniziato con Come Neve nel 2022, il lavoro prende spunto da una riflessione di Georges Braque: "Io ho iniziato a dipingere per appendere a un chiodo le mie idee. Questo mi permette di cambiarle, evitando così l’idea fissa."
La neve invade completamente la scena, trasformandosi in una bufera. I due corpi devono confrontarsi con l’incertezza del mondo esterno. Il loro rapporto si tende, si rompe e si ricompone continuamente. La tempesta di neve diventa metafora del passaggio dall’infanzia alla maturità, dalla contemplazione all’azione, dalla sicurezza alla responsabilità. I danzatori non cercano di opporsi al caos: sembrano continuamente perdersi e ritrovarsi, ma imparano ad abitarlo, lasciando emergere una presenza fragile, instabile e profondamente umana.
Nel complesso, il percorso dei due giorni restituisce un panorama articolato della scena coreografica contemporanea. Pur nella diversità delle poetiche, emerge una linea comune: il corpo come spazio di attraversamento, instabile e in continua ridefinizione, capace di farsi archivio del tempo e, al tempo stesso, strumento di trasformazione, in un costante equilibrio tra resistenza e apertura. Perché Umbria Danza Festival non chiede allo spettatore di capire tutto. Chiede semplicemente di esserci. Di lasciarsi sorprendere da uno spettacolo in una piazza, di sedersi accanto a chi della danza non sa nulla e a chi, come Emma, l’inseparabile cagnolina di Michele Pascarella, ha visto così tanti spettacoli da sembrare ormai un’habitué del mondo della danza.
Perché, in fondo, il tempo è questo: qualcosa che acquista valore quando viene vissuto insieme.
E allora, come suggerisce l’invito più semplice e più necessario di tutti: Let’s dance.
Festival osservato: Umbria Danza Festival
Progetto TourFest 2026
A cura di Associazione TrovaFestival in collaborazione con Ateatro ETS