22° Rapporto Annuale Federculture 2026: focus su festival tra crescita e continuità


È stato presentato a Roma, il 21 luglio 2026, presso la Sala Spadolini del Ministero della Cultura al Collegio Romano, il 22° Rapporto Annuale Federculture – Impresa Cultura. La cultura che cambia i territori, pubblicato da Gangemi Editore.

Alla presentazione sono intervenuti Andrea Cancellato, Presidente di Federculture, Alberto Bonisoli, Direttore del Centro Studi Federculture, che ha illustrato i principali contenuti del Rapporto, e, con casi di studio dedicati al ruolo della cultura nella trasformazione dei territori, Lorenza Baroncelli (MAXXI Architettura e Design contemporaneo), Davide De Luca (Fondazione Artea) e Francesco Mannino (Officine Culturali).

L'edizione 2026, dal sottotitolo "La cultura che cambia i territori", è dedicata al rapporto tra cultura, città e territori, con particolare attenzione a due assi strategici: l'attrattività culturale come leva di sviluppo locale, competitività e qualità della vita e la rigenerazione urbana come processo in cui cultura, creatività e partecipazione diventano motori di trasformazione sociale ed economica.


Tra i contributi del Rapporto figura anche il saggio "I festival culturali, ovvero l'effimero permanente", firmato da Oliviero Ponte di Pino, Giulia Alonzo e Paola Dubini, che propone una riflessione sulla natura e sull'evoluzione dei festival culturali italiani, accompagnata da un'analisi inedita dei dati del database DBFest, la più ampia mappatura dei festival culturali presenti nel nostro Paese.

Il contributo affronta il paradosso che caratterizza i festival: eventi per definizione temporanei, ma capaci di costruire nel tempo organizzazioni, comunità, competenze e infrastrutture culturali permanenti. Attraverso l'analisi dei dati demografici dei festival italiani, gli autori ricostruiscono le dinamiche di nascita, crescita, sospensione e consolidamento delle manifestazioni, evidenziando come il settore continui a mostrare una straordinaria vitalità. Il database censisce infatti 2.875 festival culturali, con un vero e proprio boom registrato negli ultimi due decenni e una crescita che, pur rallentata durante gli anni della pandemia, è ripresa rapidamente negli anni successivi.

Lo studio mette però in evidenza anche gli elementi di fragilità del sistema: molte manifestazioni faticano a superare le prime edizioni, mentre cresce il fenomeno dei festival "sospesi", che interrompono temporaneamente la propria attività per poi, in molti casi, riprenderla. Più che di una semplice mortalità dei festival, emerge quindi un sistema caratterizzato da cicli di vita complessi, fatti di pause, trasformazioni e capacità di adattamento.

Accanto all'analisi quantitativa, il saggio propone una lettura dell'evoluzione del modello festivaliero, osservando come oggi molte manifestazioni non si esauriscano nei giorni della programmazione pubblica, ma sviluppino attività durante tutto l'anno: progettazione culturale, formazione, coinvolgimento delle comunità, costruzione di reti e percorsi partecipativi. In questa prospettiva, il festival diventa sempre più una piattaforma culturale permanente, capace di produrre valore ben oltre la durata dell'evento e, in alcuni casi, di trasformarsi in una vera e propria istituzione culturale radicata nel territorio.


Il Rapporto è disponibile sul sito Gangemi.com