TourFest 2026 | Quando il limite non è un recinto, ma l’orizzonte del possibile
Di Noemi Adinolfi
Visito Short Out Festival Internazionale di Cortometraggi sabato 18 luglio, un giorno prima della conclusione della quinta edizione, che per la prima volta ha previsto una durata di nove giorni divisi su due sedi. Il festival, ideato nel 2021 dall’associazione Tutti Frutti ETS, dal 7 al 12 luglio 2026 prende vita a Villa Litta a Lainate, luogo che lo ospita fin dalla prima edizione, mentre dal 17 al 19 luglio 2026 si sposta a Villa La Valera nel comune di Arese. Già nella scelta delle due ville storiche si manifesta una forte volontà di dialogo con il territorio: Villa Litta propone una serrata stagione culturale in cui il festival si inserisce non solo con la sua programmazione ma anche permettendo ai partecipanti di visitare il Ninfeo a una tariffa ridotta; d'altra parte Villa La Valera non è abitualmente accessibile al pubblico ed è solo di recente che accoglie eventi pubblici. Short Out diventa così anche occasione di riscoperta e valorizzazione di un edificio che caratterizza l'area dal diciottesimo secolo. Il legame con le comunità si declina anche in numerose collaborazioni con aziende, scuole e associazioni locali, alcune delle quali fisicamente presenti negli spazi del festival, come l'Accademia NAM di Milano che ogni sera dopo le proiezioni organizza un after party con dj set e il progetto di moda sostenibile Cocou, che realizza accessori a partire da scarti della produzione tessile.
Short Out, ph. Lorena Palacios
Il motto di Short Out, "Il margine al centro", ben rappresenta l'obiettivo dell'associazione Tutti Frutti ETS, che dal 2022, anno della prima edizione, cerca, con evidente successo, di rendere la periferia un centro alternativo di diffusione culturale e di partecipazione civica, attraverso la riflessione su temi di cui la periferia stessa è sia fondale scenico che elemento costitutivo. Oltre a questo inquadramento generale, ogni anno il festival si dà un tema, che per l’edizione 2026 è "Cosa ci limita", una considerazione sul confine non come ciò che separa dall’altro ma come spazio fecondo, capace di generare nuove relazioni anche attraverso lo scambio materiale.
Un festival, molte domande
"Cosa ci limita" è anche il tema del concorso Sketch Out, una call for artists promossa ogni anno dal festival in collaborazione con TINALS (This Is Not A Love Song), un’autoproduzione editoriale focalizzata sull’illustrazione e sul fumetto, per selezionare un’opera grafica che diventa il manifesto di Short Out. Oltre all’opera vincitrice, vengono scelti altri venti lavori esposti durante i giorni del festival, ognuno dei quali accompagnato da una breve didascalia descrittiva. L’esperienza di Short Out si arricchisce così di una componente visiva plurale e diversificata, che mostra una serie di interpretazioni del limite, variamente inteso sia in senso fisico che emotivo, e la sua concretizzazione in oggetti-simbolo.
Passeggiando nel cortile d’ingresso di Villa La Valera si nota un particolare impegno da parte dell’organizzazione nel coinvolgimento del pubblico in attività collaterali rispetto al programma di proiezioni. Per i visitatori più giovani, o che semplicemente necessitano di un momento di distacco tra un evento e il successivo, sono previsti un "Angolo Relax" e un "Angolo Creatività" in cui è possibile ascoltare audiolibri in cuffia o disegnare.
Short Out, ph. Lorena Palacios
A chi invece vive il festival anche come occasione di riflessione è dedicato uno spazio in cui si invita a condividere le risposte a domande come "Di cosa non parli mai ma è spesso tra i tuoi pensieri?" oppure "Qual è la cosa più bella che un’amica ha fatto per te?" imbucando un bigliettino in un contenitore apposito. Ci sono poi gli stand con il merchandising, una mostra di arte contemporanea, un ricco palinsesto di interventi di approfondimento sul territorio e sul cinema e un’area attrezzata con tavoli e sedie dove rilassarsi o mangiare: le diverse idee di intrattenimento e i bisogni di varie tipologie di frequentatori sono tenui in conto in un modo da rendere l’esperienza accogliente per tutti. Questa cura si estende anche all’aspetto della sostenibilità, soprattutto sotto il profilo sociale: tutti gli eventi del festival sono gratuiti e accessibili, anche per persone con disabilità motorie, svolgendosi sia le proiezioni che i panel negli spazi esterni e al piano terra della villa.
La programmazione di sabato 18 luglio inizia alle 18:00, con una selezione di cortometraggi dalla categoria Short Out Kids, che raccoglie film e cartoni destinati al pubblico dei giovanissimi. Ad accomunare questi lavori è la tematizzazione di questioni complesse e attuali: Paris Fox di Sofian Chouaib (Francia, 2025) tratta l’urbanizzazione crescente e la conseguente perdita di verde pubblico e biodiversità dal punto di vista di una volpe che vive ai margini di Parigi; Son di Zhanna Bekmambetova (Kazakistan, 2025) ci mostra un bambino disabile che trova un modo creativo e non verbale di comunicare con il padre. La scelta di questi soggetti denota una precisa volontà da parte della direzione artistica di stimolare la capacità di reinterpretazione dei bambini e una grande fiducia nella loro pazienza di guardare qualcosa di non immediatamente comprensibile, come nel caso di The sky was candy di Anh Tú Nguyen (Germania, 2025), che mette in scena con un linguaggio surreale l’alternarsi ciclico della vita e della morte, o God will not be there di Stefano Spolti e Feliciana Rosa (Italia, 2025), la storia di un bambino indiano che viene scelto dalla sua comunità come nuovo dio per porre fine a un lungo periodo di siccità.
I corti proposti contengono messaggi trasversali, i cui destinatari non sono solo i bambini, ma anche un pubblico adulto, chiamato a confrontarsi con essi forse ancor più direttamente e con maggiore urgenza.
Short Out, ph. Mihaela Patrascu
La memoria del corvo
Alle 19.30 nel cortile della Villa il collettivo Scurbàtt presenta la mostra Lessico Comune. Antologia degli oggetti, ospitata in tre sale della villa. Giovane realtà curatoriale nata nel 2022 insieme a Short Out, il collettivo spiega innanzitutto il motivo del proprio nome: "Scurbàtt" è un termine dialettale milanese che indica il corvo o la cornacchia, animali dotati di un'eccezionale memoria per i luoghi in cui abitano e di una forte attenzione alle "cose piccole e preziose", caratteristiche che rispecchiano il modus operandi del gruppo. Il territorio è un archivio di storie da mantenere vive, gli oggetti comuni che possono passare inosservati sono depositari di simbologie e significati personali. Da questi principi guida muove l'azione del collettivo, che negli anni ha indagato temi di grande attrattiva, come il rapporto tra lavoro e tempo libero o la tensione tra storia e memoria, mentre quest'anno ha deciso di concentrarsi sugli oggetti come generatori di relazioni e sullo scarto come momento metamorfico, in cui essi passano da avere una funzione specifica a custodire un potenziale di trasformazione. Le opere si caratterizzano sia per un legame profondo con il contesto geografico del festival che per un gusto postmoderno per il frammento e la ricostruzione fantasiosa. Studio per un ninfeo da camera del duo PetriPaselli riunisce vari objets trouvés all’interno di una miniatura del Ninfeo di Villa Borromeo Visconti Litta, secondo una messa in scena neo-dadaista che combina l'architettura nobile della Villa con oggetti di uso comune. Più vicina al vissuto quotidiano, TENGA IL RESTO di Valentina Bobbo ricrea un mercato di artigianato e lo contamina con il linguaggio espositivo del museo, per cui le sculture, realizzate a partire da scarti di produzione di aziende di Lainate e corredate da piccoli altoparlanti dai quali è possibile ascoltare storie ad esse legate, sono esposte su piedistalli fatti da cassette di legno coperte da teli bianchi, a ricordare i basamenti su cui sono convenzionalmente mostrate le statue. Infine Massimiliano Gatti e Gaia Renis presentano Index of Unfixed Things, un progetto fotografico realizzato insieme ai minori stranieri non accompagnati ospitati dalla Cooperativa Sociale Comunità Progetto di Milano. Qui oggetti ordinari, come astucci o passaporti, sono tributari di un senso di identità e di un tentativo di radicamento da parte dei ragazzi che li hanno scelti, mentre la loro trasposizione in immagini sfocate ed evanescenti (i lavori sono esposti su tele semitrasparenti) denuncia l'instabilità emotiva e corporea dell'esperienza migratoria.
Short Out, ph. Lorena Palacios
I vincitori
Le proiezioni dei corti vincitori della quinta edizione di Short Out Festival iniziano alle 21.30 e vedono una vasta partecipazione della comunità: non bastano le sedute dell'ampia sala all'aperto ad accomodare tutti i partecipanti, alcuni dei quali prendono posto sul prato.
Si parte con il vincitore del Premio Giuria Giovani I fiori non hanno le scarpe di Matteo Vicentini Orgnani (Italia, 2025), un’opera silenziosa e poetica sulla solitudine e sull’immaginazione come possibile cura. Seguono i cortometraggi vincitori del Premio FAM (Festival Associati Milanesi) A Sisyphean Task di Gus Flind-Henry e George Malcher (Regno Unito, 2025), un ritratto onesto delle pressioni di un sistema scolastico sotto organico, e del premio Best International Between day and dawn di Lore Loyens (Belgio-Paesi Bassi, 2025) che racconta il contrasto tra la spensieratezza collettiva dell'adolescenza e un lutto interiore che non si può condividere.
Ripensando al tema "Cosa ci limita", sono due i corti che riescono pienamente a coglierne il significato e a declinarlo in sfumature originali. Bratiska di Gregorio Mattiocco (Italia, 2025), a cui è stato assegnato il premio Best National, usa il limite della comprensione linguistica come motore comico e insieme drammatico della storia di due fratelli ucraini immigrati in Italia, riuscendo a parlare di integrazione sociale senza scadere nella retorica. Le Temps de s'adorer di Fiorella Basdereff (Francia, 2025), che ha vinto il premio Best Film, tratta il rapporto tra Suzanne, una donna di ottantacinque anni che fatica ad accettare la vecchiaia, e sua nipote Charlotte, che similmente rifugge il presente filtrandolo attraverso la lente della sua telecamera. Entrambe le opere mettono al centro delle narrazioni l’argomento della cura, reso con un realismo senza sconti, specialmente nelle scene in cui vediamo le crescenti difficoltà di Suzanne nell’affrontare la quotidianità. La cura segue una traiettoria biunivoca, spingendo lo spettatore a chiedersi chi si prende cura di chi e cosa succede quando questo tipo di attenzione manca o viene invertita. Il muro di incomprensione eretto dal maggiore dei due fratelli in Bratiska diventa, grazie all’intervento di Vlad, il minore, una soglia che apre a nuove possibilità sia per il rapporto tra i due che per la loro vita in un paese straniero. Le esigenze di Suzanne non costringono la nipote a una vita sacrificata, ma anzi, sono occasione per mostrare con tenerezza la costruzione di un rapporto fatto di complicità e affetto che spinge Charlotte a vivere appieno la sua giovinezza.
La giornata di sabato 18 luglio restituisce bene lo spirito di Short Out, un festival che oltre a proiettare cortometraggi di alto livello costruisce attorno ad essi un ecosistema di relazioni: tra generazioni, tra pubblico e territorio, tra opere e tema editoriale. Dal programma pensato per i più piccoli, fino ai corti premiati durante questa edizione, il filo conduttore resta quello dichiarato dal tema del 2026: il limite non come recinto, ma come orizzonte del possibile. Lo dimostrano tanto la trasformazione di Villa La Valera, luogo per lungo tempo inaccessibile e per questa occasione aperto al pubblico, quanto le opere in concorso, che raccontano barriere linguistiche, generazionali o fisiche capaci di generare, una volta superate, nuove forme di vicinanza. Il proposito dell’associazione Tutti Frutti ETS di portare la cultura ai margini di una grande città si realizza nella creazione di un nuovo centro, radicato nella comunità che lo fa proprio.
Festival osservato: Short Out
Progetto TourFest 2026
A cura di Associazione TrovaFestival in collaborazione con Ateatro ETS
Con il sostegno di Fondazione Cariplo