TourFest 2026 | Il moto di Rivoluzione del Sole


Di Eleonora Poli

Tra le colonne del Teatro Alighieri, tra le torri della Rocca Brancaleone e le vie del centro storico svetta, in questa torrida estate, un raggiante sole a illuminare l’edizione appena conclusa del Ravenna Festival. Dedicata a San Francesco, patrono d’Italia, questa XXXVII edizione accoglie come titolo le parole del sommo poeta nel descrivere il santo: «nacque al mondo un sole». Una rinascita che accompagna la nuova direzione artistica di Anna Leonardi accanto ad Angelo Nicastro, in un percorso che intreccia tradizione e innovazione, Oriente e Occidente, alla ricerca di una luce nascosta dietro le ombre di un presente minaccioso. Viaggio, ritorno, perdono e amore attraversano gran parte della programmazione. Tra i primi appuntamenti, Antigone. Riscrittura per lampi da Sofocle di Marco Martinelli porta sul palco del Teatro Alighieri centinaia di adolescenti delle scuole di Pompei, Torre del Greco, Castellammare di Stabia e Torre Annunziata, coinvolti nel progetto Sogno di volare. Una Antigone profondamente contemporanea che abbatte il confine tra pubblico e narrazione e trascina gli spettatori in un susseguirsi di immagini e quadri d’azione. Un viaggio come quello affrontato da San Francesco nei suoi primi anni di gioventù, quando la fede lo conduce da Assisi a Gubbio. Opera di quartiere: Francesco e il Lupo attraversa i rioni di Ravenna e arriva fino alla provincia per raccontare uno degli episodi più celebri della vita del Santo. L’incontro con il lupo, qui interpretato dalle voci dei giovanissimi attori dell’associazione Galla & Teo, dialoga con una spaventata città di Gubbio (Rendy Anoh) e un ingenuo Francesco (Marco Montanari). Solo l’ascolto reciproco e il confronto riusciranno a riportare l’armonia perduta, esplicitata infine nelle note dell’Orchestra La Corelli diretta da Jacopo Rivani. Di confini, lidi e territori si parla anche allo Stadio dei Pini di Cervia, dove il freddo e la rigidità di Parma si trasformano, per Paolo Nori, in una personale rivisitazione della Russia. La libertà e La disperazione sono due racconti, fatti di voce e musica, in cui la vicenda personale dell’autore si intreccia alle biografie di grandi poeti russi. Nelle calde estati di Parma, solo nella casa della nonna, Nori legge Daniil Charms e Aleksandr Sergeevič Puškin, tracciando con l’immaginazione il percorso che lo condurrà fino alla moderna Unione Sovietica, a tenere incontri e raccontare quei versi proprio a chi quei libri li ha appena acquistati. Un cammino attraversato dalla libertà del pensiero, ma anche dalla disperazione che il destino decide di disseminare lungo la strada alla ricerca di quel sole che, nonostante i nuvoloni minacciosi, rimane nascosto a osservare le nostre vite.

Paolo Nori, La libertà, Ravenna Festival, ph. Luca Concas

Filtra da dietro le tende, dalle ombre delle case, dalle americane posizionate esattamente al centro del palco del Teatro Rasi e illuminano una donna che ne invoca il pieno potere. Ermanna Montanari torna in scena dopo trent’anni con LUṢ e torna a dare vita ai versi del poemetto in dialetto romagnolo di Nevio Spadoni. Dalla campagna, dal buio che si insinua tra le vigne riaffiora l’immagine della bêlda, la strega del paese, a cui tutti chiedono aiuto ma a cui tutti si rivolgono al sopraggiungere delle tenebre. Accanto alla voce graffiante della Montanari e alle corde vibranti del contrabbasso di Daniele Roccato, unica protagonista del testo si fa la luce stessa evocata in scena da un disegno coinvolgente e animato, tanto da credere di vederla apparire personificata davanti al pubblico.

Ermanna Montanari, LUṢ, Ravenna Festival, ph. Enrico Fendrigoli

Tra le sale del rinnovato Museo Byron e del Risorgimento prendono vita ombre e fantasmi del passato. Nel cortile del palazzo, Elena Bucci racconta La bambina inglese: la breve esistenza di Allegra Byron, contesa tra il padre Lord Byron e la madre Teresa Guiccioli, tra Italia e Inghilterra. Il dolore dell’abbandono e della perdita attraversano tutti coloro che l’hanno amata e lascia allo spettatore un monito: per quanto breve possa essere il nostro passaggio sulla Terra, esso lascerà sempre un segno nella vita degli altri. Infine, arriva il momento del tramonto, quando il sole regala il suo ultimo bagliore. È il green flash, il raro lampo color smeraldo che ispira il ritmo di Sergio Bernal e della Sergio Bernal Dance Company. Il madrileno dagli occhi di ghiaccio guida le due coreografie, Rango e Bolero, protagoniste insieme a una magistrale Suite Flamenca di questa passionale unione che genera uno spettacolo regolato dal vigore della danza classica e il calore del flamenco. Dal centro Italia fino all’Estremo Oriente, passando per Russia, Inghilterra e Spagna, Ravenna Festival porta il suo sole oltre ogni confine. Un viaggio artistico che ricorda come ciò che appare a migliaia di anni luce di distanza possa, grazie al teatro, alla musica e alla danza, abbattere ogni limite e diventare sorprendentemente reale.

Festival osservato: Ravenna Festival

Progetto TourFest 2026

A cura di Associazione TrovaFestival in collaborazione con Ateatro ETS