TourFest2026 | Musical d'annata, immagini d'archivio e prozie siciliane: i multiversi del cinemaTour


Di Maria Cristina Di Fonzo

Giunto alla 45ª edizione, il festival premia ogni anno il lavoro delle migliori sceneggiatrici e sceneggiatori del panorama cinematografico italiano e non. Il filo invisibile delle idee è il tema scelto per l’edizione 2026 che vuole celebrare il processo creativo che dà origine alle storie del cinema, soprattutto in un’epoca segnata dall’intelligenza artificiale e dalla trasformazione dei linguaggi audiovisivi. La mia esperienza al Premio Sergio Amidei mi ha teletrasportata per qualche giorno in un universo magnifico, popolato da cinefile e cinefili. Gorizia si è trasformata in uno spazio di incontro tra persone appassionate di cinema, autori, autrici, esperti ed esperte. Sono rimasta piacevolmente sorpresa dalla intergenerazionalità del pubblico. A volte mi ritrovavo seduta accanto a giovani, altre accanto a signore anziane che scambiavano tra di loro idee su come sconfiggere l’afa estiva. Questa situazione mi ha ricordato l’importanza della sala cinematografica come spazio di condivisione, soprattutto con persone che normalmente non avremmo occasione di frequentare. L’edizione di quest’anno ha visto vincitrici la regista Laura Samani e la sceneggiatrice Elisa Dondi per Un anno di scuola, un film liberamente tratto dall’omonimo romanzo del triestino Giani Stuparich.

Sezione Amidei Kids, Premio Sergio Amidei, ph. Andrea Visintin

Il concorso ufficiale è stato accompagnato da altri due riconoscimenti. Il Premio all’opera d’autore è stato assegnato a Marco Tullio Giordana per la sua capacità di coniugare tensione civile, profondità storica e sensibilità narrativa. Il Premio alla cultura cinematografica è andato alla trasmissione radiofonica La rosa purpurea di Franco Dassisti per il suo lavoro di divulgazione del sapere cinematografico. Oltre ai premi principali, il festival ha proposto numerose sezioni collaterali. La sezione Sguardi Indipendenti è stata dedicata alla regista Sara Fgaier. In occasione del cinquantesimo anniversario del terremoto del Friuli, grazie alla collaborazione con la Cineteca del Friuli, la sezione Friuli 1976 - Immagini dalla Cineteca del Friuli-Venezia Giulia ha permesso al pubblico di osservare, attraverso immagini d’archivio, com’erano il Friuli e Gemona prima e dopo il terremoto del 1976. Il premio è stato inaugurato giovedì 16 luglio dalla sezione Amidei Kids, in collaborazione con Alpe Adria Cinema - Trieste Film Festival, dedicata ai giovani pubblici con la proiezione del lungometraggio Il regno dei venti e di sei cortometraggi tratti dalla prima serie animata ungherese Le avventure intergalattiche di Peter e i suoi amici.

Laura Samani, Elisa Dondi, Un anno di scuola, Premio Sergio Amidei, ph. Gabriele Dima

Marta Pizzamiglio, curatrice della sezione, ha spiegato che con Amidei Kids il Premio vuole avvicinare una generazione di nativi digitali alla magia del cinema e, in particolare, al fascino della proiezione sul grande schermo. Venerdì 17 luglio ho partecipato alla masterclass Il film nel XXI secolo – Una breve guida al cinema contemporaneo, tenuta dal critico cinematografico Roy Menarini, che ci ha guidate e guidati alla scoperta dei film del nostro secolo. In particolare, si è soffermato su un pregiudizio piuttosto diffuso, ovvero la tendenza a considerare il cinema del presente di qualità inferiore rispetto a quello del passato. L’evoluzione della società e delle tecnologie ha senza dubbio modificato il modo di fare e consumare i film, ma questo non significa necessariamente che la qualità sia diminuita. Al contrario, il rapporto tra passato e presente può essere letto in termini di complementarità. Il cinema del passato diventa un patrimonio da cui attingere e sul quale costruire le opere del presente. Nel pomeriggio, grazie alla selezione di Franco Dassisti, ho recuperato uno dei classici della tradizione dei musical, Les parapluies de Cherbourg. Il cult francese del 1964 racconta la storia di un amore difficile tra Guy e Geneviève. Lui costretto a partire per il servizio militare, lei costretta a restare a Cherbourg e a sposarsi con un commerciante di diamanti fino a quando, dopo anni, si rincontreranno per caso a una stazione di servizio. Demy costruisce un universo in cui ogni elemento del film svolge un ruolo fondamentale. Personaggi, musica, colori, scenografia partecipano allo stesso modo alla produzione di significato, senza che nessuno prevalga mai sull’altro. Il film francese aveva un nonsoché familiare e, in effetti, anche Paolo Villa nel catalogo del Premio propone lo stesso accostamento. Les parapluies è il predecessore del musical hollywoodiano La la land. Mia e Sebastian si innamorano ma sono costretti a separarsi per un viaggio (guarda caso proprio a Parigi) e al ritorno di Mia, l’amore è svanito. Anche loro si rincontreranno come Guy e Geneviève in un locale jazz e ripercorreranno insieme tutto ciò che sarebbe potuto accadere se le loro vite avessero preso una strada diversa.

Premio Sergio Amidei, ph. Giorgia Guerra

Dopo una breve pausa a Mittelfest sono tornata a Gorizia per vedere il film Gioia mia (2025) di Margherita Spampinato. Non avevo grandi aspettative, ma sono rimasta sorpresa dalla naturalezza con cui non cede agli stereotipi. Gioia mia ci porta in una Sicilia caldissima dove la prozia Gela e Frank, un carlino sensitivo, accolgono il piccolo Nico, mandato dai genitori a trascorrere l’estate. Tra il nipote e la prozia inizia una storia di “odio e amore”, gioventù e anzianità, laicità e religione, razionalità e superstizione, una serie di temi opposti che avvicinano i due protagonisti. Il film è una piacevole e divertente esplorazione del rapporto che esiste tra persone adulte e bambini. Subito dopo ho partecipato alla proiezione di L’angelo del male di Jean Renoir, della sezione Visti e rivisti, curata dal critoco cinematografico del “Corriere della Sera” Paolo Mereghetti. Visti e rivisti propone al pubblico quattro remake tratti da grandi classici della letteratura: La voce nella tempesta (Wuthering Heights, William Wyler, 1939) e Cime tempestose (Abismos de pasión, Luis Buñuel, 1954), entrambi adattamenti dell’omonimo celebre romanzo di Emily Brontë (1847); L’angelo del male (La bête humaine, Jean Renoir, 1938) e La bestia umana (Human Desire, Fritz Lang, 1954), che prendono spunto dal capolavoro La bestia umana di Émile Zola.Prendere parte al Premio Amidei mi ha ricordato, ancora una volta, la bellezza della sala cinematografica. Sedersi accanto a chi condivide la tua stessa passione, lasciarsi coinvolgere dalle storie e osservare il lavoro di chi ha messo una parte di sé nella propria opera. Dietro ogni immagine ci sono persone che, grazie al loro filo invisibile di idee, hanno dato vita a un universo speciale e magico. La fortuna è che il cinema ci permette di entrare a farne parte, anche se per poche ore o forse per tutta la vita.

Festival osservato: Premio Sergio Amidei

Progetto: TourFest 2026

A cura di Associazione TrovaFestival in collaborazione con Ateatro ETS