TourFest2026 | Settembre a Milano, un arcipelago di festival
Di Sara Maria Trainotti
A settembre concluso, si possono tirare le somme di un mese di frenesia e ricchezza di proposte culturali nel capoluogo lombardo. Se infatti ad agosto Milano si spopola e sono poche le iniziative di intrattenimento per gli abitanti rimasti nel caldo torrido della città, tornati dalle vacanze il capoluogo riparte con energia e l’agenda del pubblico milanese si riempie di molteplici eventi tra festival, inaugurazioni e week. Anche il panorama delle arti performative non si sottrae a quest’onda energica di attività culturali.
Mentre, infatti, i teatri condividono i loro cartelloni con le nuove stagioni 2026/27, Milano diviene un arcipelago di festival, ben 16, tra danza, circo, teatro e performance; da est a ovest quasi ogni quartiere ospita spettacoli tra prime edizioni come l’anteprima di Danae e lo spin off di FOG Triennale, o festival più consolidati come Fuori Asse e MilanOltre, sottolineando come settembre sia uno dei mesi con più diversità nella proposta di spettacoli, accogliendo così i gusti di ognuno.
Io ho seguito quattro di questi festival (Danae, Immersioni, Farout e /slash/) e nelle loro diverse identità tutti avevano come obiettivo quello di rispondere con la propria programmazione alle domande più imminenti del contemporaneo: come rispondere all’era scrollante del subito e dell’ora? Come rileggere la storia e la memoria in un futuro potenzialmente controllato da una tecnocrazia? Come affrontare il continuo l’aumento dei prezzi in processi di gentrification? Come promuovere un mondo dove la normalità non è qualcosa di preconfezionato?
Anteprima Danae Festival | 8-10 settembre 2026
Danae a cura del Teatro delle Moire è un appuntamento atteso da 28 anni tra la fine di ottobre e l’inizio di novembre, ma per la prima volta quest’anno Alessandra De Santis e Attilio Nicoli Cristiani hanno deciso di collaborare con l’ADI Design Museum creando tre giorni di performance in un luogo non convenzionale, combinando performance alla cultura del design con delle discussioni post spettacolo all’interno della rassegna Il Pensiero non va in vacanza, un progetto pensato per rendere il museo un luogo di condivisione e scoperta. Francesca Santamaria ha portato in scena Good Vibes Only (beta test), una performance dove, rendendo il suo corpo scrollante attraverso la ripetizione ossessiva dei balletti in trend sui social negli ultimi anni, riflette sulla società dell’iperperformatività contemporanea.
Francesca Santamaria, Good Vibes Only (beta test), Danae Festival, ph. Clara Mammana
A conclusione dello spettacolo Stefano Mirti, progettista e insegnante, ha deciso di provocare il pubblico ragionando sul rapporto tra marketing e spettacolo. Nell’ultima azione performativa, infatti, Santamaria invita il pubblico a scannerizzare un qrcode attaccato alla sua maglietta per continuare a far parte della performance. Il link porta a una pagina di raccolta fondi per sostenere le sue repliche e il suo progetto di ricerca: il confine tra pubblicità promozionale e provocazione artistica si fa sottile, diventando uno stimolo a indagare come la danza sui social sia diventata parte di una sovrastruttura anche economica.
Il duo Ginevra Panzetti e Enrico Ticconi con AeReA ha messo invece in crisi il patrimonio simbolico legato all’oggetto della bandiera ritrasformandolo in un velo, una coperta, uno stendardo, un’arma, un sudario.
Secondo Chiara Alessi, interlocutrice del post spettacolo, il duo ha ridefinito un oggetto che è usualmente un trasmettitore politico. Con due bandiere grigie, senza altri simboli, hanno donato più forza a un oggetto dal significato tradizionalmente identitario, trasformandolo attraverso l’immaginazione degli spettatori in altri oggetti collegati alla violenza e interrogando così la storia contemporanea segnata dai conflitti ma dando più rilievo alla sofferenza piuttosto che a uno schieramento geopolitico.
Questo esperimento di anteprima del festival si è rivelato efficace nell’allargare lo spettro di dialogo e interrogazione su temi che coinvolgono il pubblico, accendendo l'aspettativa per le due settimane tra fine ottobre e inizio novembre, piene di nuovi appuntamenti.
Festival Immersioni. Laboratorio di linguaggi performativi nei quartieri | 8-20 settembre 2026
Alla quinta edizione, Immersioni, la rassegna di Mare Culturale Urbano con il Piccolo Teatro, si è fatto ambasciatore di un “teatro permeabile”, dove i processi artistici si fanno vicini agli abitanti della città e diventano strumenti di democrazia. Questa la visione di Andrea Capaldi, direttore artistico di Immersioni, specialmente per gli spettacoli dedicati ad artisti emergenti all’interno del progetto Indagine Milano San Siro Edition. L’obiettivo era creare degli spettacoli mettendosi in relazione con il territorio di San Siro nei quattro mesi precedenti il festival, contaminandosi con associazioni, abitanti e realtà locali; si è così formata una comunità artistica temporanea con lo scopo di portare sul palco i problemi, le sfide e la realtà di un territorio eterogeneo come quello del quartiere di San Siro. Tra le restituzioni di questi lavori, avvenute tra il Teatro Grassi e luoghi site-specific di San Siro La città dalle finestre rotte di Collettivo Fontana, in una narrazione di un futuro possibile dato da due telecamere su una piazza, ha messo in moto una riflessione sulla socialità e il controllo tecnologico; Coinquilini- San Siro di BEATteatro, che interrogava il problema delle crisi abitativa e della risposta dell’housing sociale come precaria soluzione; e San Siro Street Feast Ritual di Chiara Arrigoni e Vincenzo Politano che ha portato sul palco le voci dei venditori ambulanti, dei fan e dei tifosi dello stadio mostrando che un luogo, attualmente in progetto di demolizione, diviene simbolo di molto di più che un panino o una partita di calcio.
BEATteatro, Coinquilini - San Siro, Immersioni Festival, ph. Luca del Pia
Immersioni ha fatto esplorare al pubblico il terreno tra la cultura, il tessuto urbano e le problematiche di un quartiere, per farlo riemergere con uno sguardo nuovo verso il presente e nuova forza per provare a immaginare un futuro di condivisione.
Farout Live Arts Festival | 10 settembre-2 dicembre 2026
Farout, il pianeta più lontano dalla Terra mai osservato, ha dato il nome al festival di BASE Milano che propone un nuovo sguardo per indagare il presente, attraverso prospettive che fondano le proprie radici nell’interdisciplinarietà. L’edizione di quest’anno ha come tema Hello Darkness, un invito a sostare nel buio e nell’ignoto per tornare a scoprire le complessità di ciò che nel presente viene semplificato, come un contro incantesimo artistico per aprire nuove possibilità di espressione e di trasformazione. Dilatato lungo tre mesi, in una programmazione che vuole farsi presenza continua nell’agenda milanese, il festival è stato inaugurato con Manifestus di Jacopo Jenna, coreografo e regista formatosi in Olanda, una performance dove le mani dei ballerini con i loro gesti modellavano lo spazio circostante dando vita a creature mostruose.
Jacopo Jenna, Manifestus, FAROUT Live Arts Festival, ph. Nsty space
La coreografia dei sei performer era costruita in momenti corali e spazi di rivelazione personali tra passi di street dance e danza contemporanea e si è conclusa con il coinvolgimento del pubblico in un dj set a cura di Mattia Quintavalli, in arte SLY, ovvero “imprevedibile” a sottolineare i cambi di stile musicali inaspettati tra hip hop e black music.
Farout si è diffuso poi nel quartiere di Tortona e dei Navigli coinvolgendo altre realtà della città, tra cui Noise Il Cinemino che il 25 e 26 settembre ha ospitato Cinema Impero di Muna Mussie, una performance dove video di archivio del periodo fascista e riprese girate ad Asmara in Eritrea nel 2024 si fondono nel racconto simultaneo della performer in cuffia, problematizzando la situazione storica e contemporanea di una città colonizzata dagli italiani.
La città di Milano è stata anche indagata nella performance gamificata personale Unreal State di Marcos Krivocapich e León Siewert Langhoff: immergendosi attraverso una app in un mondo dove l’umanità è collassata, viene chiesto a ogni spettatore di verificare la realtà e la concretezza di alcuni luoghi per combattere un’agenzia di irrealtà, o forse viene chiesto di riflettere sulla contemporaneità e si invita a rendersi responsabili su temi che sembrano universali.
/slash/ Festival | 18-27 settembre 2026
Cambiare la prospettiva per cambiare concretamente abitudini e sovrastrutture del mondo performativo è quello che ArteVOX, compagnia teatrale di ricerca, fa durante il festival /slash/ diretto da Marta Galli, mettendo al centro l’accessibilità del pubblico e di artiste e artisti. L’obiettivo è infatti quello di normalizzare ciò che solitamente non è considerato normale, attraverso interpreti LIS, mappe tattili, touch tour e zone di decompressione per chi abita il festival da spettatore e inserendo in programmazione artiste e artisti con disabilità. Novità della terza edizione sono state la presenza di operatrici e operatori internazionali ai molti appuntamenti per grandi e piccoli che si sono diffusi nei quartieri di Baggio e San Siro, per condividere a ripensare l’accessibilità e la democratizzazione della cultura a livello mondiale e non solo nazionale e la creazione di il percorso di direzione artistica partecipata Direzioni Possibili per avvicinare alle professioni performative e alla progettazione dell’accessibilità giovani con disabilità o neurodivergenze.
La periferia milanese si è quindi popolata di cultura accessibile tra performance, laboratori, aperitivi e presentazioni di libri: il 18 settembre I racconti del merlo con Francesco Stefanizzi il corpo disabile non è diventato un tema ma caratteristica espressiva del corpo nel raccontare le favole di Oscar Wilde; il 22 settembre per la prima volta live il podcast Criptonite che si occupa di scardinare stereotipi sulla disabilità ha avuto come ospite Chiara Bersani che con ironia e acutezza ha esplorato i problemi sistemici della cultura; infine il 25 settembre Cuna: del buio prende forma un universo di sensazioni di Giuseppe Comuniello, danzatore cieco, ha portato in scena una performance al semibuio che ha fatto riemergere ricordi quasi primordiali nel dondolio continuo della danza.
Giuseppe Comuniello, Cuna: del buio prende forma un universo di sensazioni, /Slash/ Festival, ph. Giovanni William Palmisano
Una varietà di eventi per un festival multidisciplinare che ha deciso di schierarsi in modo chiaro nel mondo contemporaneo e che porta con fermezza ma anche molta tenerezza la convinzione che bisogna iniziare a pensare in un altro modo, a piccoli passi, perché come scritto sulle loro shopper “la rivoluzione è un atto d’amore”.
Festival osservati: Danae Festival, Farout Live Arts Festival, Festival Immersioni, /Slash/ Festival
Progetto TourFest 2026 / TourFest Lombardia
A cura di Associazione TrovaFestival in collaborazione con Ateatro ETS
Con il sostegno di Fondazione Cariplo